OGGI IL PRESIDENTE DELLA ACCADEMIA, LUCIANO LOSCHI, CI PARLA DELLE ERBE MUCILLAGINOSE

JpegFoligno, 22 aprile 2020 –La MUCILLAGINE è una sostanza vischiosa e gommosa contenuta in diverse piante erbacee. Essa ha la capacità di assorbire e trattenere grandi quantità di acqua garantendo alle piante la possibilità di disporre di quel quantitativo d’acqua necessario per affrontare periodi di siccità più o meno lunghi. Essa ha la proprietà di gonfiarsi e diventare “gelatinosa” a contatto con l’acqua. Ma a differenza delle gomma non è appiccicosa.
Provate a fare una tisana o un infuso con foglie di piante ricche di mucillagini (come la malva ad esempio), al momento di filtrare, a differenza di quello che succede ad esempio con il tè, vi accorgerete che le foglie delle piante usate saranno gonfie e che dalla loro spremitura tenderà ad uscire una sorta di liquido denso simile ad un gel o appunto ad una gelatina.

Queste soluzioni vischiose sono importantissime per la cura di svariate patologie.
Si rivelano ottime per affrontare patologie dell’apparato digerente di vario genere:
-proteggono la mucosa dello stomaco perché sono in grado di creare una sorta di patina protettiva delle pareti proprio grazie alla loro proprietà di rigonfiarsi e diventare vischiose a contatto con l’acqua.
-sono particolarmente adatte anche in caso di stitichezza perché la loro consistenza vischiosa aiuta ad ammorbidire le feci e favorisce il transito intestinale. Possono – in questo caso – dar luogo ad alcuni effetti collaterali come meteorismo e crampi addominali.

Le piante contenenti mucillagini generalmente sono perfette per calmare il dolore e sfiammare zone interessate da infiammazione grazie alle loro
proprietà emollienti e antidolorifiche. Sono inoltre piante molto rinfrescanti. Infine si rivelano utili nella cura delle affezioni dell’apparato respiratorio possedendo anche potere espettorante.

1Inizio con la più conosciuta: MALVA (Malva sylvestris L.) Famiglia: Malvaceae. Il nome deriva dal latino mollire alvum, ammorbidire il ventre. Descrizione:  È una pianta erbacea annuale o perenne. Presenta un fusto eretto legnoso alla base e ricoperto di una fitta peluria, può raggiungere dai 60 a gli 80 cm. Le foglie hanno la forma palminervia dai 5 ai 7 lobi e margine seghettato irregolarmente e sono ricoperte da una fitta peluria.  I fiori spuntano da aprile a ottobre, di colore rosa lillà con striature scure. Di origine nordafricana, si è rapidamente diffusa nei secoli in tutto il Mediterraneo, ubiquitaria sul territorio italiano fino a 1300 m di altitudine. Cresce spontaneamente non solo nelle aree verdi, ma anche nei pressi dei centri urbani.
Proprietà nutrizionali e medicinali:
La prima applicazione della malva è sicuramente nelle vie respiratorie, dove può essere d’aiuto nel contenere i sintomi delle più frequenti patologie invernali. Dal mal di gola ai raffreddori, passando per gli stati influenzali, la pianta aiuta a ridurre il gonfiore delle tonsille, placa la tosse ed è utile per sbloccare un naso chiuso. Questo perché le mucillagini vanno a depositarsi sulle mucose irritate, impedendo infezioni multiple e garantendo un immediato sollievo. Per approfittare di questi effetti benefici è sufficiente bere un’infusione filtrata di malva – sia del fiore che del fusto – due o tre volte al giorno, fino alla completa remissione dei sintomi. La malva e in particolare i suoi fiori, sono ricchi di elementi con azione antinfiammatoria e antibatterica, come sali minerali, ossalato di calcio, potassio e vitamine di vari gruppi, tra cui le A, le B e le C. Per questo motivo l’utilizzo di malva nelle patologie più comuni, è efficace perché forma una barriera sulla zona irritata, accelerandone la guarigione ed evitando che l’infezione si aggravi o si propaghi. Altra proprietà della malva  è quella lassativa, lo stesso Cicerone ricorda in una sua epistola di come fu costretto a rimanere chiuso in casa a causa di una diarrea conseguente all’ingestione di MALVA. Lo stesso nome MALVA deriva dal latino mollire alvum, ammorbidire il ventre. Il potere lassativo è dovuto proprio alle mucillagini che rendono le feci bloccate nel colon più morbide e facili da espellere.

Questa peculiarità deve essere sempre presa in considerazione quando si utilizza
l’erba per scopi diversi rispetto alla stitichezza – ad esempio, per le vie respiratorie – così da non imbattersi in sgradite sorprese.  Nei casi di stitichezza, così come anche nella sindrome del colon irritabile, può essere invece utile bere due o tre tazze di malva al giorno, in concomitanza con i pasti principali. La pianta è inoltre utile in caso di gastriti o di reflusso gastroesofageo, perché le già citate mucillagini si depositano sui tessuti di stomaco ed esofago proteggendoli dall’azione degli acidi gastrici.
Uso in cucina:
In Cucina si usano i germogli, i fiori freschi e le foglioline. Nel novecento s’iniziò a consumarla cruda o ad includerla in alcune insalate ma anche nelle frittate. In cucina la malva può esser utilizzata per la preparazione di risotti, minestre, polpette, ravioli, frittate, insalate.
Vellutata di spinaci di monte e malva
Ingredienti:  250 gr di spinaci di monte (Chenopodium bonus-henricus), 180 gr di malva,  una carota,  una patata, mezza cipolla, noce moscata,  25 gr di burro, parmigiano,  sale,  brodo vegetale o di carne,  panna.
Preparazione: Ponete il brodo in una pentola e aggiungete patata, carota e cipolle affettate. Portate a bollore e lasciate cuocere a fiamma bassa per venti minuti, aggiungete spinaci e malva e fate bollire ancora per 5 minuti. Passate tutto a setaccio e rimettete in pentola con sale, noce moscata e burro.Attendete altri 5 minuti di cottura e unite il parmigiano e la panna. Mescolate bene, servite con crostini di pane.

1La PIANTAGGINE si identifica agevolmente per il caratteristico portamento delle foglie, solcate da cinque nervature parallele molto evidenti e dotate di una sorta di picciolo, formato dal prolungamento della foglia stessa, riunite in una rosetta basale aderente al terreno, dal cui centro spunta lo stelo fiorale alto dai 10 ai 50 cm, che porta la caratteristica infiorescenza a spiga cilindrica terminale, dalla quale sporgono numerosi piccoli fiori dai lunghi stami che conferiscono all’infiorescenza un aspetto piumoso.
E’ priva di fusto. ll frutto è una capsula ovale marrone che, a maturazione, si apre rilasciando uno o due semi bruni di forma ovoidale, molto ricercati dagli uccelli; i semi sono prodotti in grande numero, aumentando la capacità di diffusione di questa specie assai poco esigente. Infatti, è comunissima nei prati, ai margini delle strade, intorno alle case di campagna, fra i ruderi, nelle vigne, nei pascoli, nei luoghi incolti, lungo le rive di fiumi e torrenti, o come infestante nelle aiuole dei giardini. Vegeta molto bene nei luoghi umidi, ma si adatta altrettanto bene nei terreni siccitosi, è diffusa dalla pianura fino ai 1800-2000 metri di altitudine, e si può trovare pressoché in tutte le stagioni, eccetto i periodi in cui il freddo è molto intenso o c’è la neve, ma già ai primi soli di febbraio possiamo vederla spuntare nei prati più soleggiati. Le foglie sono spesso brucate dagli animali al pascolo.

2Anche con forte calpestio la pianta sopravvive e si rigenera continuamente, poiché è provvista di un grosso rizoma dal cui colletto spuntano sempre nuove foglioline.
La specie è dotata di proprietà officinali che la rendono particolarmente ricercata.
Le radici si raccolgono tutto l’anno, le foglie e i semi da maggio a settembre.
Le proprietà medicamentose della PIANTAGGINE erano conosciute anche nell’antichità: numerosi studiosi greci e latini ci hanno tramandato notizie circa il suo utilizzo medicinale, come Dioscoride, che la consigliava per la dissenteria, mentre Plinio la definiva “erba magica” per le sue numerose proprietà curative.
Ha proprietà benefiche, espettoranti, antibatteriche, antinfiammatorie, astringenti, ed è indicata per le infiammazioni della gola e delle vie respiratorie in genere, come tosse, catarro bronchiale, bronchite cronica, raffreddore da fieno, sinusite, e per le infiammazioni delle mucose della bocca e dell’apparato urogenitale. Può essere utilizzata sotto forma di infuso o decotto, anche associata ad altre piante balsamiche ed espettoranti come Malva, Eucalipto, Timo, Elicriso, oppure in estratto fluido, o in sciroppo, per calmare la tosse e sciogliere il catarro, e come coadiuvante lenitivo e antinfiammatorio in caso di pertosse e asma bronchiale.

Sciroppo di PIANTAGGINE
Vanno bene sia foglie di Plantago lanceolata L. che Plantago major L., perchè le proprietà e il sapore sono le stesse. Antinfiammatorio, espettorante ed emolliente, lo sciroppo di PIANTAGGINE è venduto nelle farmacie di tutto il mondo per curare la tosse e il mal di gola, ma è anche utile per trattare la dissenteria grazie alle sue proprietà astringenti. In questa ricetta è stato introdotta una variante per rendere questo sciroppo ancora più efficace, è stato introdotto un ingrediente esotico e piacevolmente aromatico: i Chiodi di Garofano, anch’essi rinomati per i loro effetti antinfiammatori, analgesici, antisettici, antispasmodici, antiossidanti, digestivi, afrodisiaci.
Ingredienti
Piantaggine (foglie) 100 g, Chiodi di Garofano 6 g, Acqua 500 ml, Zucchero di canna 250 g, Miele di Tiglio 50 g, Acido Citrico 10 g

1Preparazione:
Portate a bollore l’acqua in un pentolino abbastanza capiente da contenere tutti gli ingredienti. Nel frattempo mondate e tritate le foglie di Piantaggine, e riducete in polvere i Chiodi di Garofano in un mortaio.
Quando l’acqua comincerà a bollire, versatevi il trito di foglie e la polvere di Chiodi di Garofano e mescolate. Coprite con un coperchio e lasciate bollire dolcemente per 30 minuti rimestando di tanto in tanto.
Passato il tempo necessario, spegnete il fuoco e lasciate macerare il composto per 2 ore. Poi filtrate con un colino a maglia fine o, meglio con un filtro di carta (es. quelli per il caffé americano) strizzando bene le foglie.
A questo punto preparate lo sciroppo. Ponete di nuovo il liquido filtrato sul fuoco e scioglietevi lo zucchero. Poi spegnete il fuoco e attendete che lo sciroppo diventi tiepido. Aggiungete il miele e l’acido citrico. Mescolate bene e poi versate in un contenitore di vetro.
Conservate lo sciroppo in frigorifero e consumatene all’occorrenza 3-4 cucchiaini al giorno, lontano dai pasti.
Per uso esterno, la Piantaggine è cicatrizzante, lenitiva, antipruriginosa, anti-arrossante, per cui è indicata in caso di dermatosi, piccole lesioni della pelle, acne rosacea, infiammazioni palpebrali e oculari anche di natura allergica.
Per le punture di insetti: strofinare bene il punto della puntura con la foglia e tenere fasciata la parte lesa per diversi minuti

In cucina:
Si può consumare cruda in insalata, scegliendo le foglioline più tenere, oppure lessata come la bietola, o, mescolata alle altre verdure, nei minestroni e le zuppe.
Studi recenti hanno confermato le proprietà officinali attribuite a questa pianta dalle tradizioni popolari.

JpegLA PORTULACA – Pianta annuale carnosa (10 – 30 cm) con fusto rossiccio, strisciante. Ha un aspetto di pianta grassa con le foglioline verdi e lucide, semigrasse. La pianta ama il caldo e fiorisce da giugno a settembre con piccoli fiori gialli che si aprono in giornate assolate. Su una stessa pianta per tutta l’estate sono presenti sia fiori che semi, i quali disperdendosi nell’aria fanno ricrescere questa pregevole erba in modo infestante.
Habitat:  Predilige i terreni lavorati, quindi è facile trovarla negli orti e nei frutteti, è del tutto assente in pascoli e campi abbandonati.

JpegProprietà nutrizionali e medicinali:
E’ una delle erbe più salutari, ha proprietà antiscorbutiche, depurative e diuretiche. Per uso esterno viene usata contro dermatiti, orticarie, foruncoli, punture di api ed eczema. Nelle foglie è stata accertata la presenza di acidi grassi omega-3, 100 g di foglie di PORTULACA  contengono all’incirca 350 mg di acido α-linolenico (acidi grassi facenti parte del gruppo di omega-3). Gli omega 3 aiutano a ridurre il colesterolo LDL e i trigliceridi, a favore di una migliore circolazione del sangue. Le foglie di portulaca vengono utilizzate come impacco in caso di punture di insetti, acne e eczema.
La sua reintroduzione nella nostra dieta è caldeggiata dai nutrizionisti per le particolari caratteristiche degli acidi grassi che contiene. In pratica, la dieta moderna ha un apporto di acidi grassi essenziali, cioè che non possiamo farci e che dobbiamo assumere con la dieta, che è sbilanciato verso gli acidi “infiammatori” (omega-6) a discapito di quelli “anti-infiammatori” (gli omega-3). Oggi questo rapporto è diventato di 20:1. La porcellana è ricchissima di acidi omega-3, ed è quindi particolarmente adatta alla dieta di persone in cui il miglioramento del profilo omega-6/omega-3 è molto utile (diabetici, cardiopatici). Da qui il grande interesse della ricerca nutrizionale per questa pianta, che contiene anche altri composti benefici per la salute, come le mucillagini. Ma le virtù nutrizionali della porcellana non finisco qui, perché la pianta è anche ricca di vitamine, di flavonoidi e di betalaine.

La PORTULACA ha un’efficienza fotosintetica particolare, che esplica con due meccanismi diversi, cioè ha un sapore diverso al mattino rispetto alla sera, soprattutto quando il tempo è secco. La pianta del mattino è, effettivamente, molto più acidula di quella raccolta alla sera, perché, per via del dualismo fotosintetico particolare della pianta, di notte immagazzina anidride carbonica sotto forma di acido malico (l’acido che dà il sapore asprigno alla mela renetta), e di giorno lo trasforma poi in glucosio. La differenza di concentrazione di acido malico fra la pianta raccolta al mattino e quella raccolta alla sera è di circa 10 volte, per cui il sapore acidulo della porcellana ricorda una mela renetta al mattino, ed una mela golden alla sera. In pratica, la porcellana fa la fotosintesi trasformando l’anidride carbonica in acidi di notte, e poi, in presenza di luce, convertendo gli acidi in glucosio. Di contro però la pianta ha la capacità di accumulare metalli pesanti, per cui non va mai raccolta in ambiente antropizzato, dove il suolo è contaminato, inoltre presenta un alto contenuto di acido ossalico, per cui non è indicata, almeno in grandi quantità, per chi soffre di problemi di reni.

Uso in cucina:
Può essere consumata cruda, sola o assieme a pomodori e porri, come insalata, o cotta per preparare frittate. I rametti tagliati a pezzettini possono essere conservati sottaceto o in salamoia e usati al pari dei capperi. Alcuni non amano la consistenza mucillaginosa della portulaca, ma questa sua proprietà può tornare vantaggiosa per fare raddensare minestre e stufati. La si può consumare in insalata, bollita, o fritta, con una versatilità culinaria notevole. (137)

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Written by Gilberto Scalabrini