Busitalia continua a ricorrere al Fondo Bilaterale di Solidarietà, sottoscrivendo accordi con Cgil Cisl Uil che sottraggono risorse utili per la garanzia dei livelli occupazionali e aggrediscono i salariali degli addetti al settore ridotti già di circa il 50%

BUS 1Perugia, 17 giugno 2020 – Dalla federazione USB lavoro privato umbria, riceviamo e pubblichiamo: La rimodulazione dei servizi, avvenuta lo scorso 8 giugno, ad opera della Regione Umbria, di concerto con Busitalia, non garantisce il pieno collegamento dell’intero territorio regionale e non va nella direzione di un investimento serio nella strategicità del trasporto pubblico locale. La nuova pianificazione, che colpisce il settore meno redditizio per Busitalia e cioè il trasporto extraurbano, ha scontentato infatti molti sindaci che vedranno tagliati, nel proprio territorio, i servizi di collegamento, come del resto da noi più volte denunciato. Un governo regionale deve avere una visione generale del territorio e deve permettere lo sviluppo e la crescita di tutti i comuni della regione, per questo il trasporto pubblico, che pubblico ormai non è più ma regolato secondo la logica del profitto privato, è un servizio primario ed essenziale come anche enunciato dal referendum del 2011. Assistiamo invece all’emarginazione forzosa di un ampia fetta del territorio umbro, sempre più relegato ad essere periferia economica e sociale.

I cittadini dell’Umbria pagano tutti le stesse tasse, ma alcuni hanno i servizi ed altri pagano solo le tasse! C’è anche una questione legata all’emergenza sanitaria in atto: l’8 giugno sono stati rimessi in circolazione autobus fermi da circa due mesi, i quali non sono stati dotati di sistemi di sicurezza sufficienti a garantire l’isolamento degli operatori di esercizio. Infatti il posto guida su questi mezzi è privo di pannelli isolatori e in questo modo, in autobus sigillati e senza finestrini, siamo certi che la distanza di un metro non sia assolutamente sufficiente ad evitare possibili contagi da covid-19. In tale scenario forte è la preoccupazione di tutti gli operatori di esercizio in previsione della nuova organizzazione che subirà il settore in vista delle prossime scadenze di riapertura generalizzata delle attività e in particolare dei servizi scolastici.

Tutto questo si somma al fatto che Busitalia continua a ricorrere al Fondo Bilaterale di Solidarietà, sottoscrivendo accordi con Cgil Cisl Uil che sottraggono risorse utili per la garanzia dei livelli occupazionali e aggrediscono i salariali degli addetti al settore ridotti già di circa il 50%. Ancora una volta assistiamo alla logica predatoria da parte del privato, che pensa di poter fare profitto anche in una condizione pericolosa come questa.

Un dato che riporta in primo piano la necessità di una politica generale dei servizi pubblici essenziali tesa a ripristinare la gestione diretta dell’ente pubblico, abbandonando l’affidamento ad aziende che mirano a pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti. In questo senso, rigettiamo e contrasteremo la creazione dell’Agenzia Regionale dei Trasporti, che non avrà alcun potere decisionale ma sarà solo un fantoccio nelle mani della politica, come dimostrato già in tutte le Regioni che da tempo si sono dotate di questo mezzo.

Per tutto questo i lavoratori di Busitalia incroceranno le braccia il 18 giugno, aderendo allo sciopero nazionale del settore proclamato dalla USB, per dire NO alla gestione privatistica di Busitalia, per tornare a parlare di un reale servizio pubblico, gestito direttamente dalla Regione, che sappia essere davvero fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio e sicuro per i cittadini e i lavoratori!

 

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Written by Gilberto Scalabrini