di GILBERTO SCALABRINI

1Perugia, 2 luglio 2020 – Il prossimo 20 luglio ricorre il cinquantesimo anniversario della Regione Umbria. La ricorrenza di questo mezzo secolo di vita potrebbe essere una buona occasione per avviare una riflessione sull’ordinamento dello Stato e l’incombente pericolo di un progressivo svuotamento delle nostre istituzioni. Le Regioni, così come i comuni e le Province, non sono nate per frazionare, dividere, disarticolare lo Stato. Il loro ruolo è esattamente l’opposto cioè quello di concorrere unitariamente e solidamente al governo del Paese, nel rispetto dei principi e dei limiti posti dalla Costituzione. Chissà se, col senno di poi, i padri delle Regioni cambierebbero oggi idea o varerebbero ugualmente la riforma che 50 anni fa cambiò da cima a fondo il Belpaese? Di certo, non permetterebbero che ci siano ancora Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia-Giulia), che già prima del 1970 godevano di competenze e autonomie paragonabili ai poteri di un principato autonomo.

Secndo molti esperti di problemi e sistemi politici, la riforma regionale avrebbe tradito le intenzioni sbandierate all’inizio. In altre parle, la macchina burocratica sarebbe ingrassata come un ippopotamo. L’Umbria,dal 1970 e fino alle ultime elezioni regionali, è stata governata dal centrosinistra. Nel 1970,  il Pci arrivava a 50mila iscritti su 900mila abitanti. Nel 2014 arriva il primo segnale di allarme: il Comune di Perugia è  conquistato dal forzista Andrea Romizi e, nel 2019, la destra sbaraglia la roccaforte rossa, facendola cadere come un castello di sabbia. Si pensava che il civico Vincenzo Bianconi avrebbe invertito la rotta, ma la svolta era nell’aria, perchè nelle politiche del 2018 i Cinquestelle avevano sorpassato il Pd diventando primo partito (27,5 per cento contro 24,8) e c’era già stato un balzo della Lega al 20 per cento. La spallata finale è arrivata poi dallo scandalo di sanitopoli. Adesso, sarà il processo a chiarire meglio le posizioni degli indagati, ma la reazione del popolo umbro è stata unanime e ha già condannato tanti nomi nei quali riponeva fiducia e stima.

Nella foto di Massimo Stefanetti: Perugia, 20 luglio 1970, sala dei Notari, Fabio Fiorelli, primo presidente del consiglio regionale. Il primo a sinistra è il vice presidente, Sergio Angelini.

 

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Written by Gilberto Scalabrini