Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

3Cannara, 19 luglio 2020 – Superato il centro abitato di Cannara, seguiamo l’indicazione Pomonte e, attraverso la provinciale 412, arriviamo nel piccolo borgo di Collemancio. Un tempo era un castello fortificato. Prima di entrare all’interno del robusto cassero con le sue solide mura a strapiombo, andiamo a visitare gli scavi che hanno messo in luce Urvinum Hortense. Saliano attraverso un sentiero e, una volta arrivati in cima, le maestose rovine del municipio romano ci vengono subito incontro. Ci fermiamo per prendere fiato e per approfittare del magnifico e vastissimo orizzonte sulla valle. Lo sguardo si perde nell’infinita bellezza acquarellata del paesaggio di Assisi, Spello e la valle del Subasio. Ecco spiegato, perché i Romani collocarono in questo punto il municipio di Urvinum Hortense: era ideale per lo scenario mozzafiato del paesaggio e per gestire in altura le pratiche agricole e le risorse dell’entroterra dei Monti Martani.

1Ancora oggi, la sua posizione é incantevole e non essendoci stati negli anni un grande sviluppo urbanistico, il cemento non ha, fortunatamente, rubato spazio alla collina. I possenti blocchi di terrazzamento, raccontano una storia millenaria, fatta di reperti di storia antica ad iniziare dal III secolo a.C., tra i quali un mosaico policromo del I secolo d.C. (forse un leone ruggente). Colpiscono maggiormente alcuni preziosi resti, come l’imponente ingombro del tempio che si erge sul pianoro, gli eccezionali terrazzamenti in arenaria: dall’anfiteatro al foro, da un’area funeraria a una domus, costruite in età tardo-repubblicana e ampliate in epoca adriana. Le imponenti rovine di una cisterna e il vasto complesso termale, da cui proviene il ricco pavimento a mosaico policromo con scene nilotiche, staccato al momento del rinvenimento per meglio garantirne la conservazione.

26C’è anche un’iscrizione che ricorda Priamus, uno schiavo che ricoprì la carica di magister navium, cioè di un pubblico ufficiale preposto al controllo della navigazione fluviale, responsabile del carico e scarico delle merci e della sicurezza dei passeggeri che si imbarcavano in quel luogo. Nel 2019, gli scavi sono proseguiti grazie al rinnovo della convenzione con l’Università degli studi di Perugia e con la cattedra di archeologia classica del professor Gian Luca Grassigli, direttore scientifico. Numerosi studenti e archeologi, provenienti da diverse università del mondo, sono intervenuti per portare alla luce le rovine ancora  inesplorate. La campagna di scavo è andata avanti per due mesi.

45«La riscoperta e la valorizzazione del sito archeologico – mi spiega il sindaco Fabrizio Gareggia –  è un tassello fondamentale per il rilancio turistico del nostro territorio». Collemancio è noto anche per la Festa del vino e della cipolla, ma anche per l’Infiorata a giugno. Ci sorge spontanea una domanda: perché i Romani abbandonarono il municipio di Urvinum Hortense? Forse –spiegano gli storici- per una serie di rovinosi terremoti che sconvolsero l’area, causando in poco tempo il collasso dell’economia nella valle sottostante. Oppure, per la scomparsa delle sorgenti, come accade anche oggi durante i violenti sismi. Insomma, resta un mistero e forse non conosceremo mai la verità. Dopo l’affascinante percorso nell’area archeologica, scendiamo a visitare il castello di Collemancio. Fuori le mura c’è la chiesetta della Madonna delle Piagge. Fa da “rotonda” alle strade che qui s’intrecciano. Vicino al parcheggio, c’è una strana pensilina che sembra sia stata riconvertita in cappella votiva.

67Il borgo sembra un gattino che scruta curioso ma senza stress la viuta della comunità. Come tanti degli angoli belli dell’Umbria, non ti piovono addosso:devi andarli a cercare, abbandonando le superstrade con un qualche sollievo visto che che ormai l’ornamento principale sono i capannoni e le infinite zone industriali pressochè prive di rumori. Collemancio è un gattino dalle mille sorprese. E’ piccolo, ma quella struttura urbanistica, le sue case in pietra arenaria, le sue chiese, le sue stradine trasufdano storia: sono la testimonianza di una vitalità che ha scandito i secoli con il tintinnio delle armi, il passo pesante dei guerriri, i tambureggiare degli zoccoli dei cavalli sul selciato, le dispute dei signorotti, le pene della povera gente. Infine, e siamo alle vicende dell’ultimo secolo, la laboriosità dei suoi abitanti; la riotosità a mollare gli ormeggi per cercare fortuna altrove; la voglia di mantenere vivo il filo che lega generazioni; la voglia di manteenere vivo il filo che lega generazioni; il gusto di ristrutturare la propria casetta; la consaopevolezza che, a dispetto dell’orgasmo da Pil, la qualità della vita è cosa sacra e qui raggiunge vette prossime al paradiso, se si ha la capacità di accontentarsi.

89Entrando nel borgo medioevale da porta Cannara, troviamo scolpito lo stemma del castello: una torre a merli guefli, sormontata da un cassero. Si capisce subito che è un paese da favola, circondato dal verde dei monti Martani. e dove è possibile arare il tempo senza essere travolti; poter ascoltare ancora il bello della solidarietà ed il brutto della vita grama tra la prtima e la seconda guerra mondiale di chi si è affacciato al mondo quasi un secolo fa. Intorno al paese si coltivano soprattutto uliveti. Lungo le due strade principali si affacciano i caseggiati in pietra arenaria, che conservano ancora il fascino del tempo. Facciamo una passeggiata tra le viuzze e Collemancio si presenta minuziosamente e sorprendentemente pulito, tranquillo, gradevole e valorizzato da importanti interventi di recente ristrutturazione. Sembra un paesaggio da cartolina. In questa incontaminata serenità, incontriamo persone sorridenti e cortesi. Gli abitanti sono soprattutto agricoltori e pensionati. Un profumo di arrosto inebria l’aria. Una giovane donna dice ai suoi amici: “ho messo a cuocere un pollo ruspante per la cena”.

1011Ci accompagna in visita Anna Laura Avenia, una donna di 85 anni ancora molto dinamica, elegante, con l’entusiasmo e la grinta di una ventenne. La conoscono tutti a Cannara, perchè nel 1980 ha fatto nascere “Ceramica Anna Laura S.p.A.” e ha dato lavoro a molta gente. Ci racconta che in soli tre anni si è imposta all’attenzione del mercato nazionale ed estero grazie alle eleganti decorazioni geometriche della sua produzione moderna, apprezzata moltissimo anche dai giapponesi. I giornali dell’epoca la descrivevano come una donna… arcobaleno femminile. In realtà, l’espressione grafica da lei disegnata alla produzione, conferiva alle mattonelle un’arte futurista, antesignana del moderno design. Nel paese di Collemancio, nessuno si sente un numero, bensì persona. Rispetto al resto del mondo, la gente si sente più protetta e di notte basta il latrare di un cane a mettere in allarme tutti. Ma, in fondo, vivere un po’ sperduti rassicura e fa vivere la gente più serena, anche se hanno tirato giù la serranda il bar, il generi alimentari, la farmacia e chiuso la scuola. Nell’antico borgo ci sono la chiesetta di santo Stefano, con il suo campanile trecentesco, e nella piazzetta della chiesa il palazzetto del Podestà del XIV secolo, oggi Antiquarium.

Quando le ombre della sera avvolgono questo gioiello, andiamo a cena al ristorante “Il Rientro”. Dalla sua terrazza panoramica si toccano con un dito il cielo e l’anfiteatro delle montagne. La carta del menù è molto ricca, il contesto ambientale suggestivo e i piatti davvero magistrali. (281)

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Written by Gilberto Scalabrini