Nell’omelia mons. Boccardo ha toccato temi attuali quali il calo demografico in Italia, la proposta di legge sull’omofobia, la liberalizzazione della pillola abortiva Ru486

1Spoleto, 15 agosto 2020 – «La festa dell’assunzione della Vergine Maria ci ricorda una delle verità più belle del nostro essere non solo cristiani, ma donne e uomini: nessuno di noi è destinato alla morte definitiva; siamo stati creati per la vita! Alzando gli occhi verso Maria assunta in cielo in anima e corpo vediamo quel che rimane (e, dunque, ciò che vale) della nostra esistenza terrena dopo che la morte vi avrà posto fine. In un certo senso possiamo dire: rimane tutto. Il nostro corpo conserva come scolpita in sé tutta un’esistenza: gioie, dolori, ferite, emozioni, paure… e lo porteremo con noi nella casa di Dio». Con queste parole l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo ha avviato l’omelia nella solennità dell’Assunta (15 agosto 2020) celebrata nella Basilica Cattedrale di Spoleto.
La sera precedente la festa, il 14, era prevista la processione con la Santissima Icone dalla Basilica di S. Gregorio al Duomo. Le restrizioni per evitare il diffondersi del Coronavirus non hanno permesso di esprimere con la processione l’attaccamento filiale degli spoletini alla Madre del Signore. Vescovo e fedeli si sono comunque riuniti in preghiera in Cattedrale alle 21.00: «Meditando i misteri del Rosario – ha detto mons. Boccardo – abbiamo chiesto alla Vergine, con confidenza filiale, di venire in soccorso a quanti, in modi diversi, devono affrontare in questo tempo la dura lotta per la vita, a quanti vedono minacciato o già hanno perduto il proprio lavoro, a quanti devono assumere decisioni importanti e difficili per il bene della società civile e della società ecclesiale».

La nascita di un bimbo è un dono per tutti. Mons. Boccardo nell’omelia del 15 agosto ha ripreso un tema caro alla Chiesa: quello che qualche giorno fa il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha definito “l’inverno demografico” dell’Italia. «Di fronte ad un tessuto sociale che si sta polverizzando – ha detto l’Arcivescovo – bisogna ricuperare la consapevolezza che la nascita di un bambino è un dono per tutti e non un peso per pochi. Non è una questione di destra o di sinistra: tutti coloro che hanno responsabilità politiche e amministrative, indipendentemente dall’appartenenza partitica, sono chiamati a trovarsi concordi nel favorire politiche affidabili e continuative in favore della famiglia».

Un altro tema affrontato da mons. Boccardo è quello relativo alla proposta di legge sull’omofobia. «Ogni tipo di discriminazione – ha detto – è un atto intollerabile, e ferma e totale deve essere la sua condanna. Ma diventa azione delittuosa e anticostituzionale introdurre un reato di opinione verso chi non si allinea con un determinato pensiero e continua a parlare di matrimonio eterosessuale, di madri e donne, di papà e uomini. Purtroppo è in atto una operazione ideologica che ha pretese egemoniche tali per cui rischia di essere definito e perseguito come “omofobo” chiunque ritenga un valore la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Occorre ritrovare urgentemente la verità delle idee, delle parole e delle azioni».

Non poteva poi mancare un pensiero sulla liberalizzazione della pillola abortiva Ru486. «Anche in agosto, anche in un Paese sul baratro della catastrofe economica, sociale, politica, si trova il tempo per questa che un Ministro della Repubblica ha definito in un tragico ed infelice post su Facebook “un passo avanti nella civiltà”. In realtà, il fallimento di una società incapace di favorire la vita viene pagato dalle donne, lasciate sole con la loro sofferenza, fisica e psicologica, mentre una tragedia viene trasformata in un diritto. È legittimo domandarsi a cosa serve lo sforzo benemerito per salvare il più gran numero di vite umane dalla pandemia se poi se ne uccidono migliaia con l’aborto. Il bersaglio di una pillola abortiva non è affatto un ammasso di cellule ma un essere umano come i tanti ricoverati in questi mesi nelle terapie intensive per il Covid-19».

Il pensiero di mons. Boccardo su Spoleto e sulla morte del giovane spoletino dinanzi ad una discoteca. «Il nostro mondo materialista – ha detto – ha come tolto a tanti l’anima e il cuore, ha privato di quei buoni sentimenti che fanno la vita e costruiscono la convivenza in una città, in un paese, in un palazzo o in una casa: la bontà, la solidarietà, il perdono, la magnanimità, lo sguardo e il giudizio benevoli, il rispetto, la cortesia, la sincerità, l’amicizia. Al contrario, anche nella nostra bella Spoleto, si moltiplicano le polemiche gratuite, l’animosità, la malizia nello sguardo e nel giudizio sugli altri, il pettegolezzo, la litigiosità, la prepotenza delle parole e dei gesti, la mancanza di rispetto, l’inimicizia. E tutti stiamo peggio, mentre la società si imbarbarisce e la gente sembra come impazzita. Esempio ulteriore di questo progressivo e tragico imbarbarimento sociale è l’omicidio di un giovane di Spoleto, avvenuto questa notte davanti ad una discoteca di Bastia Umbra. Di fronte a tali gesti disumani si rimane senza parole, ma non si può rimanere indifferenti ed inerti. Il canto di Maria ci apre ad una nuova prospettiva del vivere, perché ci ricorda le parole di una donna che ha trovato forza non nella potenza o nella ricchezza ma in una fede semplice che le ha permesso di pronunciare il suo sì».

Benedizione alla Città. Le liturgie sono state animate dalla corale della Pievania di Santa Maria. Il servizio liturgico è stato svolto dai seminatisti della Diocesi e dai ministranti, coordinati dal cerimoniere arcivescovile don Edoardo Rossi. I fedeli in Duomo hanno rispettato tutte le prescrizioni per evitare il diffondersi del Coronavirus: igenizzazione delle mani all’ingresso, ingresso e uscita dalla chiesa da porte diverse, mascherina, distanziamento nei banchi. Alla Messa del 15 agosto era presente anche il sindaco di Spoleto Umberto de Augustinis. Al termine della Messa, mons. Boccardo ha benedetto la Città e la Diocesi dalla loggia della Cattedrale. Queste le parole dell’Arcivescovo: «Ave Maria, donna di immensa carità, guarda e assisti la gente di Spoleto che da secoli ti riconosce ed invoca come Madre e Regina: sostieni con la tua intercessione potente il nostro pellegrinaggio nel tempo, perché sia fecondo di frutti di santità e giustizia.Tu, che da questa Basilica Cattedrale scrivi incessantemente la storia delle nostre anime e la custodisci con cura gelosa nel tuo cuore di Madre, veglia sulla nostra città: fa’ che fioriscano in essa la giustizia e la concordia, e per l’onestà dei cittadini e la saggezza dei governanti tutti possano godere di un vero progresso e conoscere una stagione di prosperità e di pace». (167)

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Written by Gilberto Scalabrini