Il carteggio Caproni-Sereni vince la prima sezione del XXII. La cerimonia di premiazione domenica 6 settembre a Monte del Lago

1Magione, 4 settembre 2020 – Il carteggio “Giorgio Caproni-Vittorio Sereni, 1947-1983”, a cura di Giuliana Di Febo Severio, Leo S.Olschki editore, vince la prima sezione della XXII edizione del Premio letterario nazionale Vittoria Aganoor Pompilj. La giuria della prima sezione, composta da: Maurizio Tarantino (presidente onorario) direttore Biblioteca Classense e MAR di Ravenna; Adriana Chemello (presidente), Università di Padova; Isabella Nardi, Università di Perugia; Mario Squadroni, Università di Perugia; Massimiliano Tortora, Università di Torino; Fabrizio Scrivano, Università di Perugia ha anche assegnato una menzione speciale all’epistolario di Giuseppe Gioachino Belli. 1814-1837, a cura di Davide Pettinicchio, Quodlibet edizioni. Tra le 156 le lettere arrivate per la seconda sezione la giuria, composta da Vittoria Bartolucci (presidente onorario) poetessa; Mino Lorusso (presidente) giornalista; Fabio Versiglioni, presidente Associazione Editori Umbri; Giovanni Dozzini, scrittore; Costanza Lindi e Elena Zuccaccia, Studio editoriale Settepiani; Maria Grazia Virgilio e Monica Fanicchi, libreria Libri Parlanti; ha portato in finale, tra premiati e segnalati, le lettere di: Silvia Caramellino di Arcidosso (Gr) con la lettera “Ma quanto ci mette l’amore”; Angela Cimini di Atessa (Ch) con la lettera “Quando tu guarderai il cielo”; Giulia Maliverno Ricceri di Piombino (Li) con la lettera “Vedere le voci”; Roberto Morpurgo di Bulgarograsso (Co) con la lettera “Mi giunsero”; Luca Notarianni di Itri (Lt) con la lettera “Barboncino”; Cristina Roggi di Trieste con la lettera “Quiescant Omnia”.

L’ordine sarà reso noto il giorno della premiazione che si terrà a Monte del lago, Magione, domenica 6 settembre, ore 18 piazzetta Sant’Andrea, nell’ambito del Festival delle corrispondenze. La giuria ha così motivato, dopo un’attenta comparazione tra i volumi selezionati, l’assegnazione del premio al volume Giorgio Caproni-Vittorio Sereni, 1947-1983, con la seguente motivazione:

“Il carteggio ricostruisce un «sodalizio» umano e poetico fondato sulla corrispondenza tra due intellettuali che entrano in relazione tra loro attraverso uno «scambio reciproco di doni letterari». La narrazione di questa «vicinanza umana e poetica» tra Giorgio Caproni e Vittorio Sereni assume via via la connotazione di una «comunicazione profonda» dove il discorso si fa «aperto» e intimo («senza essere uditi da nessuno»). Una narrazione su cui si innervano altre corrispondenze coeve, edite ed inedite, abilmente recuperate dalla curatrice. Per Sereni le corrispondenze con Anceschi, Bertolucci, Saba, Antonia Pozzi, Zanzotto, Luzi, Giudici. Per Caproni quelle con Betocchi, De Robertis, Luzi e Sbarbaro. A queste si affianca, con funzione complementare una corrispondenza «implicita – sommersa e frammentaria» rappresentata dalle «biblioteche d’autore» e dal dialogo serrato tra i due attivato dalle rispettive recensioni, dalla lettura condivisa delle reciproche opere. Senza dimenticare la ricostruzione dell’«epitesto privato», vale a dire le parole degli stessi poeti affidate a conversazioni alla radio, interviste, autocommenti, dichiarazioni varie, ecc.

L’ampio saggio introduttivo della curatrice Giuliana Di Febo Severo analizza con intelligenza e passione il legame intellettuale ed umano e il complesso dialogo morale intercorso tra due forti personalità quali Caproni e Sereni che nel colloquio epistolare si sentono liberi di esprimere non solo i personali entusiasmi ma anche le rispettive insicurezze generatrici di svolte esistenziali.

Un carteggio interessante perché rivela in molti passaggi sia l’opera in fieri del poeta Sereni, i suoi segreti compositivi, sia la portata delle sue iniziative editoriali in cui intende coinvolgere l’amico Caproni, restituendoci la voce profonda di entrambi, l’investimento umano e la «disponibilità alla condivisione» che corre attraverso questo intenso scambio epistolare.

Il Carteggio, nonostante l’ampio arco cronologico considerato (1947-1983), consta di 77 documenti epistolari, di cui 42 di Caproni e 33 di Sereni; è corredato da un «regesto», da un Indice dei nomi, luoghi, titoli, che cooperano a rendere agevole per il lettore l’attraversamento del volume. Le annotazioni ai testi sono ricche di informazioni storico-critiche che guidano chi legge dentro la folta costellazione della poesia italiana degli anni ’30-’40 e del secondo dopoguerra.

La Giuria del premio riconosce e valorizza il lavoro di curatela di Giuliana Di Febo Severo, condotto con scrupolo e rigore filologico che contribuisce a lumeggiare due protagonisti della poesia italiana del secondo Novecento. Siamo di fronte a lettere che parlano di poesia, che sono abitate dalla poesia e dall’intensa umanità dei due interlocutori”.

 

La menzione speciale all’epistolario Belli è stato così motivato: “Il volume si compone di una introduzione suddivisa in 12 paragrafi sulla vita, le opere e i rapporti epistolari di Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863), cui segue una guida alla lettura dove si parla dell’archivio della famiglia Belli con particolare riferimento al carteggio presente e ai suoi destinatari o interlocutori; una nota all’edizione e la metodologia adottata per la loro edizione.

“L’epistolario” (1814-1837) che contiene l’edizione integrale di ben 598 lettere scritte da Belli a diversi destinatari sono testimonianza di un lavoro meticoloso e certosino di alta qualità.

Il volume è impreziosito da corposi apparati quali: riferimenti bibliografici, indice dei corrispondenti, indice dei nomi e indice generale.

Si tratta di un ottimo lavoro, curato in ogni sua parte e nei minimi particolari. La lettura delle tante lettere ci fa conoscere fatti e avvenimenti inediti soprattutto, ma non solo, nel territorio dell’ex Stato pontificio: Lazio, Marche e Umbria. Riguardo a questa ultima regione si ricorda che il poeta si recava spesso a Terni dove la moglie, Maria Conti, possedeva dei beni da amministrare e a Perugia, dove Ciro, il figlio, frequentava il Collegio Pio della Sapienza. A proposito dell’Umbria si segnalano, tra i tantissimi riferimenti, anche le lettere indirizzate dal Belli ad Antonio Mezzanotte (1786-1857), letterato e scrittore perugino.

Si tratta di un contributo per la cui realizzazione nulla è stato trascurato. Il lavoro è molto professionale, serio e ben organizzato. La lettura delle tante lettere stimola ulteriori ricerche ed approfondimenti. Molto utili per la storia dell’Umbria sono anche i numerosi volumi citati nei riferimenti bibliografici di cui l’autore si è giovato per contestualizzare la sua opera.

In attesa del secondo volume non possiamo che congratularci con Davide Pettinicchio per il notevole impegno profuso e per gli ottimi risultati raggiunti”. (58)

Share Button

Written by Gilberto Scalabrini