Articolo di GILBERTO SCALABRINI

1Perugia, 26 settembre 2020 – Era il 26 settembre 1997 quando alle ore 02.33 della notte la terra iniziò a tremare fra l’Umbria e le Marche, facendosi annunciare da un rumore sinistro. Otto ore dopo, alle 11,42 del mattino, una seconda terribile scossa, del IX grado, portò morte e distruzione. Era l’inizio di una serie interminabile di scosse (se ne conteranno esattamente 11.000 fino ad aprile del 1998), destinato a turbare e sconvolgere la vita di tanti umbri. Per 8 mesi dominano paura e insicurezza. Una ragazza d’Annifo, intervistata dopo una settimana, mi disse: “Dopo quel 26 settembre mi sento così saggia e insieme così piccola e stupida. Quando guardo ogni mattina il sole che nasce dietro questi monti e la sera tramonta dopo l’ultima casa crollata, mi chiedo se il giorno dopo troverà ancora quello che ha lasciato al tramonto”.

2La vita dei paesi e delle frazioni è sconvolta. Un sisma “rispettoso” della vita umana, perché miete solo undici morti e un centinaio i feriti, ma lascia un segno profondo tra le migliaia di terremotati, soprattutto in coloro che il terremoto sfratta dalla propria casa. Il volto delle città completamente alterato. Ci sono più crolli e macerie della seconda guerra mondiale. Chiuse le scuole, chiusi gli uffici pubblici. Il ritmo delle occupazioni e delle abitudini è violentemente turbato. Arrivano le ordinanze di sgombero: il sindaco di Foligno ne firma 4.000, quello di Assisi 1.764. A Nocera Umbra il sindaco ne firma una sola con la quale chiude l’intero centro storico. Stessa sorte per molti piccoli centri, in tutta la regione. Sono passati 23 anni.

3E’ stato un terremoto  violento, he ha prodotto una strappo in un tessuto antico. La lacerazione non è stata rattoppata alla meglio, bensì ha mantenuto inalterata la trama del tessuto originale. Poche ore dopo il sisma, la Regione ha istituito a Foligno un centro operativo regionale con funzioni di coordinamento e 6 Centri misti in altrettanti comuni maggiormente colpiti dove ha operato personale appartenente a diversi enti ed organismi con compiti di organizzazione, rilievo dei danni e sistemazione della popolazione. Sono stati effettuati 70.000 sopralluoghi su edifici privati, emanati oltre 20.000 provvedimenti amministrativi di inagibilità e, nella prima fase, sistemata la popolazione dentro 5.500 tende e roulottes. Nel periodo dell’emergenza hanno prestato la loro opera circa 6.500 persone, tra volontari e addetti a vari servizi. L’impiego medio giornaliero di 1.700 tra donne e uomini ha permesso di assicurare circa 25.000 pasti.

6Rileggendo il mio taccuino di viaggio, lo trovo pieno di impressioni e di appunti. Scrivo, fra le notte, che la geografia del dolore è impressionante, soprattutto nei paesi di montagna. Volando con l’elicottero dei vigili del fuoco sopra il disastro dei paesini fantasma, il pilota, Mauro Bertoldi d’Arezzo, fa un pollice verso, come per dire che tutto è imploso. Poi commenta: “Ho l’impressione di essere sopra la verticale dell’inferno, come se questo territorio fosse stato colpito da un’esplosione”. Nei volti degli anziani, impadroniti dal terrore, le giornate sono sempre più confuse. Con gli occhi spenti, persi nel vuoto, si tormentano a chiedersi perché il terremoto ha distrutto una vita di sacrifici.

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Written by Gilberto Scalabrini