1Perugia, 3 dicemre 2020- “E’ ritornato casa questa sera (giovedì 3 dicembre, ndr) il nostro Pastore Gualtiero, dopo più di un mese di ricovero in ospedale a seguito del contagio da Coronavirus”. Ad annunciarlo con gioia alla comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve è il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi. “Ringraziamo il Signore e i sanitari che si sono presi cura del nostro cardinale. Gli auguriamo con tutto il nostro affetto  – prosegue mons. Salvi – di poter presto ritornare in mezzo al nostro Gregge. È quello che lui stesso desiderava da giorni, pur nella consapevolezza di dover ancora recuperare tutte le forze. Il cardinale trascorrerà un periodo di riposo, ma non gli mancherà l’occasione di fare sentire la sua vicinanza, con preghiere e messaggi, a quanti sono stati in apprensione per la sua salute, soprattutto alle persone che stanno vivendo la dura prova della malattia. Siamo certi che la sua testimonianza sarà di conforto e incoraggiamento a tanti ammalati. Le prossime festività natalizie saranno occasione per farci ancor più vicini spiritualmente al nostro Pastore Gualtiero, come lo siamo stati in tanti nei momenti più difficili della sua degenza. Dal canto suo il cardinale – conclude mons. Salvi – non mancherà di testimoniarci quell’attesa vissuta dai pastori dinanzi alla Grotta di Betlemme per la venuta di Gesù, il Salvatore del mondo. Ci esorterà ad accogliere l’annuncio di meraviglia e di emozione dell’Angelo ai pastori, un annuncio che acquista oggi un significato in più di speranza nel poter presto uscire da questa pandemia e da tante altre, di varia natura, che arrecano dolore, povertà e sofferenza all’umanità intera”.

1Racconta il cardinle Bassetti, Presidente della CEI: “C’è un episodio della vita di Gesù, raccontato all’inizio del Vangelo di Marco, che mi ha sempre affascinato ma anche un po’ intimorito: prima di iniziare la sua predicazione pubblica, Gesù trascorre quaranta giorni nel deserto (Mc 1,12). Ho sempre pensato che deve essere stato un tempo duro: il Vangelo tiene a precisare che il Figlio di Dio «stava con le bestie selvatiche» (Mc 1,13). Ho immaginato che si sia trattato di un tempo di solitudine profonda e di senso di abbandono, in cui avrà pensato alla sua vita passata e avrà sperato ancora in una vita futura bella. Ma il Vangelo aggiunge anche che «gli angeli lo servivano» (Mc 1,13). Quindi vuol dire che non era affatto solo: ha sentito intorno a sé la presenza di forze buone, che gli trasmettevano la vicinanza di Dio. Questa presenza mi ha consolato ogni volta che sono tornato a questo episodio del Vangelo.

Oggi posso dire che i giorni che ho vissuto in ospedale per via del COVID-19 sono stati un po’ come quelli di Gesù del deserto. Ho sentito l’arsura, la fatica di respirare, la lotta del mio corpo per respingere l’infezione. Sono stati momenti difficili per me e lo sono per chiunque si trovi in una condizione di sofferenza e veda minacciata la propria vita. Ma posso testimoniare di avere sentito anche la compagnia di alcuni angeli, che mi hanno ricordato quelli che erano al fianco di Gesù: sono anzitutto gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri, che si sono presi cura di me prima a Perugia e poi a Roma. Sono stati “angeli custodi” professionali e amabili. A loro non posso che rivolgere il mio primo ringraziamento.
Ma vorrei cogliere l’occasione per ringraziare altri angeli: sono gli operatori della comunicazione. Nella Bibbia, l’angelo è il messaggero: io mi sono sentito custodito da persone, che erano attente alla mia persona prima ancora che al mio ruolo, che hanno raccontato un uomo malato prima ancora che la malattia di un cardinale. Grazie a questa loro attenzione ho sentito vicina la presenza di tante persone che hanno pregato per me.
In questo momento particolare della nostra storia affido a voi che, ogni giorno, raccontate quanto avviene in Italia e nel mondo, un passaggio del messaggio che il Santo Padre vi ha rivolto per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: «La speranza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta». V’incoraggio a cercare i semi di speranza sparsi nella quotidianità per costruire una società più bella, fondata sulla fraternità.
Il Signore benedica questi angeli, che sanno servire la verità con carità2.
G

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