Giancarlo Bocconi posa davanti al suo capolavoro: la città di Assisi com'era al tempo di Francesco
Giancarlo Bocconi posa davanti al suo capolavoro: la città di Assisi com’era al tempo di Francesco

Assisi, 8 dicembre 2020 – Magia! Si torna indietro nel tempo e le architetture medioevali si susseguono con grande rigore storico dalle porte alle botteghe artigiane, dalla torre di Bernardo alle chiese, dalla piazza alla Rocca Maggiore, dalle mura al Sacro Tugurio e al lebbrosario della Maddalena. Una città animata e rumorosa a giudicare dalle attività commerciali e artigianali con tanto di utensili di legno e di ferro, ma anche dalla presenza degli animali, muli e cavalli, usati come mezzi di trasporto. Gli spazi urbani del 1200 prendono vita in una maxi ricostruzione in miniatura realizzata, dopo 18 anni di lavoro, da Giancarlo Bocconi. Un assisiate di 61 anni che fa l’ impiegato in un centro congressi a Santa Maria degli Angeli. L’opera, per lo spazio che occupa (misura più di 400 metri quadrati, ovvero come cinque appartamenti), è stata collocata su cinque piani di una torre. Si potrebbe subito pensare che Giancarlo Bocconi è un artista, uno studioso di storia medioevale. Nulla di tutto questo, eppure ha ricostruito, in modo davvero straordinario, com’era Assisi all’epoca di san Francesco. «Il frutto di questo lavoro –spiega- nasce da un’esperienza spirituale interiore molto forte e particolare che ho avuto sin da ragazzino».

2Quando hai iniziato il lavoro di ricostruzione di Assisi medioevale? Adesso i suoi occhi proiettano le memorie della sua avventura. Cercano gli anni trascorsi. «Ho iniziato il lavoro nel 1992, quando avevo più di 30 anni e questa esaltante avventura è andata avanti fino al 2010. Un’esperienza che regalo sempre volentieri anche agli altri, perché possa servire alla loro vita. D’altronde, è in questa luce che si trova il valore della mia opera, ma guai a scambiarmi per un’artista, perché non lo sono. Anzi, aggiungo che non ho mai realizzato lavori del genere, nè la ricostruzione è stata commissionata o progettata prima. E’ stato solo il mio sentire che mi ha illuminato e le mani hanno seguito quello che sentivo dentro». Per ricostruire fedelmente gli angoli di Assisi che non ci sono più non hai nemmeno consultato un libro? «Assolutamente no. Ripeto che è stato tutto il mio sentire e mi sono lasciato guidare dalla luce. Solo una volta ho parlato di Assisi con la figlia dello storico del movimento francescano, Arnaldo Fortini. Quando ho iniziato, la prima costruzione è stata una casa, poi è nato tutto il resto della città. Per otto inverni ho raccolto la pietra rosa. Mi arrampicavo alle Cave e infilavo le mani tra i sassi senza alcun timore, perché le vipere erano in letargo. Toccando le pietre, al tatto sentivo quelle giuste: una ne sceglievo e trenta le scartavo. Avevo l’esigenza di prelevare solo quelle che avevano lo stesso spessore. In primavera e in estate tagliavo il “raccolto” dell’inverno. Così è nata la città di Assisi del 1200».

3Quanti pezzi di pietre ci sono voluti per comporre il grande puzzle? «Circa 200mila pezzi e quattro milioni di scarto. Un lavoro che non si può fare se non c’è un committente. Ma virtù e arte a me non appartengono. Soltanto Dio ti può dare questo dono e io sono onorato di aver vissuto un’esperienza così intensa e meravigliosa, che mi ha allargato l’ottica della vita e il mondo spirituale». In questi diciotto anni di lavoro, Giancarlo Bocconi ha sacrificato ferie e tempo libero. Una fatica di cui oggi va orgoglioso, perchè ha restituito alla città serafica quelle meraviglie medioevali che non ci sono più e che sono state illuminate dalla luce di Francesco. Adesso, la monumentale opera si trova nella frazione di Torchiagina, presso l’antica Torre Chiascina dove occupa ben cinque piani del maniero, recentemente ristrutturato. Perché Torchiagina? Giancarlo sorride: «Dopo tanti anni di vane ricerche, ho trovato la disponibilità del dottor Fulvio Fraternali e della sua Associazione di volontariato “Alveare” che mi hanno accolto. Non poteva esserci posto migliore, visto che le origini di questo castello risalgono a prima dell’anno Mille. Purtroppo, la ricostruzione non si estende tutta orizzontalmente com’era stata concepita, bensì spalmata su cinque livelli. Tutte le parti principali però sono in bella vista. Al primo piano c’è la parte commerciale della città: le botteghe artigiane con le effigi delle arti e delle corporazioni, l’antica piazza comunale, i resti del suggestivo foro romano; al secondo piano la parte più militaresca con le antiche torri trasformate poi in abitazioni dai signorotti di Assisi, le mura, le cattedrali (il vescovado e san Rufino) e la casa di santa Chiara; al terzo e quarto piano i luoghi dove iniziò il viaggio del poverello con i suoi compagni: la Porziuncola, il tugurio, il lebbrosario, l’eremo delle carceri, san Damiano, una copia del documento originale del 1338 che è il cantico delle creature. Infine, la rocca che abbraccia tutta la città con i vessilli delle parti». La mostra quando sarà aperta al pubblico? «Appena ci saranno nuove disposizioni dello Stato che detta le misure anti-covid per la sicurezza».

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