OSPEDALESpoleto, 17 dicembre 2020 – La Giunta regionale a trazione Lega e FDI si è fatta cogliere totalmente alla sprovvista dalla seconda ondata pandemica: ad emergenza già inoltrata, per arrivare a soddisfare i criteri minimi previsti dal piano anti-Covid nazionale, la Tesei ha provveduto a convertire l’ospedale di Spoleto in Covid-Hospital in tempi da record, privando in questo modo decine di migliaia di persone presenti sul territorio circostante di servizi fondamentali, quali chirurgia e pronto soccorso. Nulla è stato fatto per potenziare la rete preventiva regionale e la medicina territoriale, non è stata messa in atto la campagna di stabilizzazione di personale ospedaliero e di nuove assunzioni a tempo indeterminato. Sabato 19 dicembre saremo in piazza, davanti all’Ospedale di Spoleto, come lavoratori e lavoratrici, studenti, cittadini, per:
– La stabilizzazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici precari/e, assunzioni con contratto a tempo indeterminato per infermieri e OSS: basta con assunzioni fittizie, basta con le iniezioni di personale interinale, basta con le esternalizzazioni in appalto alle cooperative.

– L’assunzione di medici specialisti, per fare in modo che le terapie intensive siano realmente funzionanti. Non abbiamo bisogno di un altro reparto covid senza il personale ospedaliero per farlo funzionare: allo stesso tempo, il numero chiuso per medicina e professioni sanitarie e l’imbuto delle specializzazioni ostacolano l’ingresso di nuovi medici nel servizio sanitario. Lottare oggi contro il numero chiuso e per lo sblocco delle specializzazioni vuol dire lottare per la sanità pubblica!

– Vogliamo garanzie vere sulla ripartenza dei servizi a fine pandemia. Lottiamo per difendere l’importanza dei nostri presidi ospedalieri territoriali: potenziare la medicina di prossimità e di prevenzione vuol dire rafforzare i servizi territoriali e garantire il diritto alla salute attraverso una rete di servizi integrati. Investire in un modello di sanità centralizzata nelle grandi città, in un territorio come quello umbro, vuol dire ostacolare la garanzia di un reale diritto alla salute ad una larga parte della popolazione.

La crisi sanitaria ha dimostrato anche nel nostro territorio quanto l’investimento sulla sanità pubblica sia necessario: difendere oggi i nostri presidi territoriali vuol dire difendere il lavoro e la salute delle classi popolari, vuol dire lottare per una sanità realmente pubblica, di qualità e accessibile a tutti!

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