Foto di Sergio Mastriforti
Foto di Sergio Mastriforti

Valnerina, 18 dicembre 2020 – Presentati i risultati del monitoraggio della fauna ittica e del benthos del fiume Nera e del fiume Corno, effettuato nei mesi di maggio e giugno scorsi, nelle zone a regolamento specifico, dove viene praticata la pesca no kill e che l’associazione ambientalista gestisce in convenzione con la Regione Umbria. Il monitoraggio è stato realizzato con il supporto tecnico scientifico del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Perugia.
Cosa emerge dai risultati del monitoraggio per la qualità delle acque – I campionamenti hanno interessato sei stazioni, nei comuni di Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera e Ferentillo, e indagato parametri fisico-chimici delle acque, le portate, il macrobenthos e la fauna ittica.
Tutti i parametri fisico-chimici (temperatura, PH, conducibilità, Ossigeno, Nitrato, Azoto Nitroso, Azoto Ammoniacale, Fosfato, Solfato, Cloro, Biochemical Oxyge Demand e Chemical Oxygen Demand) sono rientrati negli standard di qualità previsti per i salmonidi, ad eccezione della concentrazione dell’Ossigeno disciolto. Tre siti di campionamento risultano al di sotto degli standard di qualità per i salmonidi, mentre tutte le stazioni sono idonee per i ciprinidi. Si è osservato inoltre che tre siti a valle di Borgo Cerreto hanno valori che eccedono gli standard di qualità del Fosforo totale per i salmonidi.

Le analisi morfo-idrologiche sono state effettuate utilizzando un correntometro e per ogni stazione di campionamento sono state calcolate portata, velocità media di corrente, larghezza dell’alveo e profondità media. Le portate sono state comparate con il deflusso minimo vitale previsto dal Piano di Tutela delle Acque dell’Umbria. Tutte rientrano nei limiti previsti dal Piano di Tutela delle Acque, ad eccezione della stazione del Fiume Corno.

La densità del Macrobenthos (le comunità di invertebrati che vivono nei corsi d’acqua) presenta una notevole importanza ecologica, in quanto riveste un ruolo fondamentale per la funzionalità degli ecosistemi acquatici è alta ovunque, così come l’indice di diversità. L’I.B.E. (Indice Biotico Esteso, l’indice e analizza le comunità di macroinvertebrati che colonizzano gli ecosistemi fluviali) è in prima classe di qualità.

Il campionamento della fauna ittica – Sono state catturate 980 trote (con elettrostorditore), tutte anestetizzate, disinfettate e poi rilasciate. Per ciascun pesce è stata eseguita la misurazione della lunghezza e del peso. E’ stata verificata la presenza di malattie o malformazioni ed effettuato il prelievo delle scaglie per la determinazione dell’età. Dalle indagini sulla fauna ittica è emersa la prevalenza nel campione di esemplari di piccola taglia e giovani. Ci sono poi differenze statisticamente significative fra le stazioni di campionamento, con la zona denominata “tra i due ponti” nel Comune di Cerreto di Spoleto che risulta popolata mediamente da trote più grandi e più anziane. L’abbondanza delle popolazioni differisce poco da una stazione all’altra, anche se i settori centrali nel Comune di Cerreto di Spoleto e a Vallo di Nera hanno meno trote per m2 di superficie rispetto agli altri. Più nette invece le differenze in termini di biomassa areale.
Dal confronto dei valori medi delle popolazioni di trota gestiti con modalità differenti, pesca libera, no kill, zona di protezione, con i valori calcolati per le popolazioni no kill in ricerche condotte nel 1998 emerge che la situazione attuale si caratterizza per una riduzione della densità delle diverse classi di età e che nei settori dove è permessa la sola pesca a mosca l’abbondanza è molto più elevata.

I dati raccolti costituiscono il presupposto fondamentale per indagare le relazioni quantitative esistenti fra popolazioni ittiche e ambiente in cui vivono, premessa per una corretta gestione improntata su basi scientifiche.

Commenti ai risultati del monitoraggio  “Tra gli aspetti da tenere sotto controllo c’è sicuramente la qualità delle acque – commenta Massimo Lorenzoni, ricercatore del DCBB dell’Università degli Studi di Perugia – le basse quantità di ossigeno e le alte quantità di fosforo sono campanelli d’allarme su cui occorre intervenire urgentemente. È importante continuare a indagare gli aspetti quantitativi relativi alla fauna macrobentonica, che può essere fortemente compromessa nel medio e lungo periodo dai cambiamenti di portata del fiume e da interventi in alveo o sulle sponde. È necessario inoltre intervenire per ridurre il bracconaggio e limitare la mortalità e i danni alla fauna ittica, intensificando attività educative e di informazione rivolta ai pescatori sul modo corretto di manipolare il pesce”.

Sono diversi i fattori che stanno mettendo a rischio gli ecosistemi acquatici della Valnerina: variazione delle portate e mancato rispetto dei deflussi minimi vitali, inefficiente depurazione, interventi malfatti in alveo e sulle sponde. Anche la gestione della pesca sportiva, con quintali di pronto pesca riversati in ogni stagione nei fiumi dell’Umbria, ha inevitabilmente compromesso le popolazioni ittiche di specie autoctone come la trota mediterranea.

“Le Zone a Regolamento Specifico No kill del Fiume Nera dimostrano che regolamenti stringenti e pratiche sportive meno impattanti consentono una migliore conservazione della fauna ittica e degli ecosistemi – commenta Marco Pippi, del gruppo di lavoro impegnato nel progetto di Gestione ecosistema acquatici e ZRS della Valnerina – ma non sono però più rinviabili le azioni necessarie a garantire l’ottimale qualità delle acque come gli interventi su impianti di depurazione sia civili, sia delle attività presenti lungo l’asta del Nera, la riduzione delle variazioni di portata e il rispetto dei deflussi minimi vitali delle derivazioni”.

“La Regione Umbria deve migliorare le modalità autorizzative affinchè gli interventi di manutenzione sulle opere di presa a scopo idroelettrico, la manutenzione delle sponde e i lavori di ripristino dell’officiosità idraulica dei corsi d’acqua non compromettano la biodiversità. – prosegue Marco Pippi – Troppe volte siamo stati costretti a segnalare interventi mal eseguiti e dannosi, manovre idrauliche che modificano repentinamente le portate, tagli indiscriminati di vegetazione riparia, con argini evidentemente modificati, condotti anche senza adeguata valutazione sugli effetti sulla biodiversità. Così come va definitivamente interrotta la pratica, costosa e dannosa, del pronto pesca”.

“Occorre la collaborazione di tutti, enti locali, imprese, cittadini, pescatori, sportivi, università e associazioni ambientaliste per salvaguardare uno degli ecosistemi di maggior pregio dell’Umbria e straordinaria risorsa del territorio – conclude Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria – noi continueremo a svolgere attività di vigilanza e monitoraggio del fiume mantenendo alta l’attenzione per evitare che azioni e condotte errate possano mettere a rischio la salute degli ecosistemi acquatici della Valnerina”.

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