1MAGIONE 21 dicembre 2020 – Sarà presentato online martedì 22 dicembre, ore 21, sulla pagina Fb Magione cultura l’ultimo libro di poesie in dialetto di Eric Orsini ‘l verzatojo raccolta in cui trova spazio, attraverso la suddivisione in cinque sezioni del libro, la lettura ironica, scanzonata e arguta di personaggi storie visioni personali del mondo che lo circonda. Una lettura che l’uso del dialetto, accompagnato da illustrazioni, rafforza nella sua unicità. Ne parleranno con l’autore l’illustratore Giulio Sportoletti, Gianluca Galli, Morlacchi editore e Vanni Ruggeri, assessore alla cultura del comune di Magione. Coordina Luigina Miccio, giornalista. Ospite dell’incontro l’attore Leandro Corbucci. “Questo libro – spiega Eric Orsini – come sottintende anche il titolo, che in italiano potremmo tradurre con lavandino, vuole essere un punto in cui confluiscono, filtrate e ripulite, le tante esperienze di vita, passata e presente, che acquistano una coerenza nella suddivisione tematica, in cui ogni sezione raccoglie poesie relative a un determinato argomento. Un passaggio che sentivo necessario dopo la pubblicazione della prima raccolta nata da un progetto del Cral dell’azienda Cancelloni dove le poesie sono state inserite “senza ‘n verzo” come sottolineato, anche lì, dal titolo e, inoltre, tutte già pubblicate su Facebook mentre queste sono quasi totalmente inedite”.

“Per quello che riguarda l’uso del dialetto – prosegue l’autore – credo di dover sottolineare due aspetti. Il primo sicuramente è il legame alla mia terra e alla mia cultura. Il dialetto è come parlo, come mi esprimo meglio. Il secondo è il lavoro di rielaborazione in cui unisco il dialetto “classico” con parole e costruzioni della frase che lo rendono più comprensibile e contemporaneo perché tutte le lingue sono cose vive e inglobano parole del linguaggio contemporaneo per cui nelle mie poesie si possono trovare termini, ad esempio, legati all’uso dei social ovviamente inesistenti nel passato. Una pubblicazione che ho voluto realizzata su carta per dare consistenza a un periodo in cui tutto è effimero vista la grande preponderanza dei social nella nostra vita”.

“Come si avrà modo di apprezzare, anche solo scorrendo rapidamente le pagine – commenta Vanni Ruggeri, – non si tratta affatto di inezie, bagattelle, cose da poco, secondo le definizioni che l’autore utilizza disinvoltamente nel parlarne: una volta cessato il gorgoglio e tacitato ogni rumore di fondo, ciò che emerge con forza al setaccio del verzatojo − dove la più varia umanità sembra febbrilmente accalcarsi per grattar via un pezzo di sé, in una sorta di pozzo dei desideri alla rovescia − è un senso autentico di comunità, è una personalissima idea di mondo che rivela inopinatamente tutta la propria esemplarità, è la capacità di evocare, con la precisione e la visceralità propria del dialetto, un travaglio emotivo che diventa vigile compartecipazione al prossimo, una materia sensibile e pulsante, dove trova posto anche una natura in grado di suscitare ancora stupefazione e incantamento”.

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