Orvieto, 27 gennaio 2021 – 27 Gennaio 2021 “Il Giorno della Memoria” – commemorazione internazionale delle vittime dell’Olocausto. Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il lager di Auschwitz svelando al mondo gli orrori della Shoah.

di Pier Giorgio Oliveti/Anpi Orvieto

Sì, perché dobbiamo urgentemente ingrossare le fila fino a formare un vero “esercito” di chi ricorda, condivide ed opera di conseguenza. Come dice Moni Ovadia «La memoria serve per il presente e il futuro… Ad Auschwitz, e non solo lì è stato annientato l’essere umano…Dobbiamo recuperare il senso della vita umana, o rischiamo di vedere cose ben peggiori di quelle che ci sono già state». La memoria è dunque un dovere per tutti. Nei campi di Hitler furono messi a morte 6 milioni di ebrei, 500 mila rom e sinti, 3 milioni di slavi. E ancora menomati, poveri sbandati, omosessuali, oppositori politici e non del nazi-fascismo, che fossero combattenti per la libertà e partigiani, anarchici, socialisti, cristiani, cattolici, comunisti, perfino fascisti pentiti: è “la banalità del male”, chi si opponeva al totalitarismo veniva ucciso seguendo un preciso piano industriale di morte. Ci inchiniamo oggi e rispettiamo profondamente con il silenzio il dolore di chi ha vissuto questa esperienza al di là del bene e del male e il lutto cosmico delle famiglie colpite e dei popoli, primo tra tutti quello ebraico. Una vicenda che segna e segnerà indelebilmente la storia dell’Occidente e l’eredità del secolo scorso.

Ascoltiamo molto bene i racconti degli ultimi testimoni in vita che allora erano bambini scampati alla strage degli innocenti: essi senza odio spiegano al mondo cosa fu la Shoah, quando ordinariamente con tre turni al giorno, nei lager tra le grida di terrore si spense in un colpo solo la luce delle camere a gas e quella della civiltà. Contro ogni colpevole oblio e negazionismo, come Anpi ribadiamo che al giorno d’oggi la memoria non può essere solo celebrazione, ma memoria attiva. Per comprendere dobbiamo anche sforzarci di attualizzare e assumerci la responsabilità delle cose, non possiamo girare la testa dall’altra parte e tollerare nell’indifferenza collettiva – spesso imbambolati da notizie parziali o colpevolmente sottostimate – cosa accade in tanti paesi dove l’umanità è quotidianamente violata.

Quello che succede in tanti contesti ci dice che non bastano più le parole ma occorrono fatti e impegni da parte dei singoli cittadini e dei governi. A partire da casa nostra e dai confini dell’Europa, dove quotidianamente qualcuno è oltraggiato e offeso nei propri diritti fondamentali. Se è vero quel che ricorda Mario Rigoni Stern citando Primo Levi, che “la memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare”, oggi dobbiamo necessariamente impegnarci a ricordare 365 giorni all’anno ed affrontare tra le altre anche la sfida dell’indifferenza collettiva. In tempi di lockdown anche questo “virus” è potenzialmente mortale, erode i rapporti sociali, allontana i singoli, ostacola la partecipazione e non da ultimo, rischia di usurare le istituzioni democratiche. Facendo tesoro degli errori del passato, lontano e recente, guardiamo alla realtà per quella che è, senza ipocrisia. Solo così sarà possibile invertire la rotta ed entrare finalmente in un futuro migliore e giusto per tutti.

 

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