Perugia, 30 gennaio 2021 – Il Procuratore Generale reggente Claudio Cicchella nel suo discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2021 ha parlato di un calo dei reati dovuto alla pandemia e alla misure di restrizione adottate dal Governo. Ecco la sua relazione. Signor Presidente, Signori della Corte, sono onorato di prendere la parola in questa veste di reggente e non nascondo l’emozione;
porgo dapprima il mio saluto di benvenuto al rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura ed al rappresentante del signor ministro di giustizia, alle autorità e a tutti coloro che con la loro presenza ci onorano in questa sala e da remoto.

Prima di ogni altra considerazione sento il dovere di ricordare il collega e amico Dario Razzi. Un collega di eccezionale preparazione ed equilibrio che ci ha lasciato prematuramente qualche mese fa lasciando un vuoto incolmabile.
Analogamente non posso non esprimere affetto e gratitudine nei confronti del procuratore generale Fausto Cardella e del consigliere Giuliano Mignini che hanno concluso nel 2020 una prestigiosa ed onorata carriera.
Un doveroso ringraziamento va ai procuratori della Repubblica di Perugia, Terni e Spoleto, a tutti i sostituti del distretto ed anche al magistrato distrettuale Andrea Claudiani che, non opponendosi e dando la disponibilità a reiterate applicazioni, hanno contribuito ad evitare disfunzioni nell’attività della Procura generale in un momento in cui, per i pensionamenti e per la scomparsa del collega, si era venuta a determinare una scopertura pari al 75%.

Devo in questa occasione formulare un sentito benvenuto ai colleghi Tiziana Cugini e Paolo Barlucchi che recentemente in qualità di sostituti sono entrati a far parte dell’organico di questo ufficio e che mi affiancheranno nel far fronte ai numerosi impegni che gravano sulla Procura generale. In questo mio breve intervento non posso non parlare di come la pandemia ha condizionato il lavoro degli uffici requirenti e giudicanti e degli sforzi che la Procura Generale ha messo in atto per prevenire il contagio.
Un brevissimo cenno farò poi sull’andamento della giustizia penale nel distretto.

Facendo seguito alle considerazioni già svolte dal Presidente della Corte di Appello non posso non evidenziare che il 2020 è stato un anno caratterizzato dal contrasto, non ancora superato, alla pandemia da COVID 19.
Fenomeno pandemico che ha avuto delle ricadute importanti sull’attività di tutti gli uffici giudiziari del distretto.
In tutte le relazioni che ci hanno fatto pervenire i Procuratori della Repubblica del distretto – relazioni allegate ed a cui rimando – è evidenziato un calo di produttività in parte dovuto ad una serie di provvedimenti che sono stati adottati dal Parlamento e dal Governo ed in parte conseguente ai contagi che hanno colpito magistrati, polizia giudiziaria e personale amministrativo, in servizio negli uffici. Calo delle iscrizioni e della trattazione dei procedimenti solo in parte mitigati dal ricorso a collegamenti ed udienze da remoto e dall’impiego di applicativi informatici.

Ad una prima fase caratterizzata da una sospensione quasi totale delle attività, erano escluse solo le urgenze ed i processi con detenuti, dopo la pausa estiva, si è fatto ricorso a soluzioni mirate a ridurre le presenze nelle aule penali. Dal dicembre 2020 la trattazione in presenza dei processi fissati dinanzi alla Corte di Appello si è notevolmente ridotta ed oscilla tra il 20 ed il 30 per cento ad udienza.
Il 2020 ha impegnato la Procura generale in tutta una serie di attività finalizzate a contrastare la diffusione della pandemia. Ci si è adoperati per dotare gli uffici di termoscanner e di dispenser di gel igienizzante oltreché per assicurare al personale dispositivi di protezione individuale quali mascherine chirurgiche ed FP2.

Gli scanner a colonna sono stati collocati presso tutti gli ingressi dei palazzi di giustizia.
Sulla scorta di intese raggiunte con l’assessorato regionale competente e con la USL Umbria 1 è stato programmato ed eseguito uno screening, con test sierologici, di tutto il personale in servizio presso gli uffici giudiziari di Perugia.
Con il medico competente si è deciso di reiterare questo monitoraggio su base volontaria, per tutto il personale in servizio presso gli uffici requirenti di Perugia, impiegando per l’acquisto dei kit una parte dei fondi messi a disposizione dal ministero. Ad oggi sono stati già eseguiti due screening e ne sono previsti altri due entro il prossimo mese di febbraio. Ora alcune considerazioni sull’andamento della giustizia penale.

Il 2020 è stato anche l’anno in cui è entrata in vigore la riforma della prescrizione.

L’urgenza legata alla pandemia ha sopito le polemiche che detta riforma aveva occasionato. Non si hanno comunque notizie di conseguenze negative sull’attività degli uffici del distretto derivanti dall’entrata in vigore delle nuove norme. Non risulta che l’imprescrittibilità dei reati commessi dopo il 1.1.2020 nell’ipotesi di condanna pronunciata in primo grado, abbia influito sui tempi di fissazione delle udienze di trattazione dei processi di appello, come era stato invece paventato prospettando l’ipotesi di un processo penale infinito. È comunque vero che le conseguenze della riforma si vedranno soprattutto tra qualche anno.

Ciò detto i prospetti statistici ministeriali aggiornati alla data del 5 ottobre 2020 evidenziano ancora una percentuale troppo alta di processi di primo grado definiti con sentenze dichiarative dell’estinzione dei reati per prescrizione. Sul punto questa Procura Generale non può non rilevare le differenze che emergono tra i tribunali del distretto. Mentre i tribunali di Perugia e Spoleto, tra il monocratico ed il collegiale, hanno percentuali che si attestano intorno al 30 per cento (32,4 % Perugia 34,1 % Spoleto) il Tribunale di Terni ha una percentuale decisamente inferiore, pari al 4 per cento.

In Corte di Appello la percentuale dei processi esauriti con sentenze di non doversi procedere per prescrizione è pari al 19,7 per cento sul totale dei processi definiti.
Rileva questa Procura Generale che questi dati non possono essere letti in modo disgiunto dagli altri concernenti il ricorso ai riti alternativi soprattutto per la celere definizione che gli stessi assicurano con le conseguenti ricadute positive sui carichi dibattimentali e quindi sul rischio prescrizione.

I prospetti statistici evidenziano una percentuale troppo bassa, rispetto a quella auspicabile, di processi definiti con l’applicazione di pena su richiesta o con le forme del rito abbreviato.
Anche in questo caso con percentuali disomogenee tra gli uffici giudiziari del distretto.
Se dinanzi al Tribunale di Perugia e Terni in composizione monocratica, la percentuale si attesta intorno al 20 per cento sul totale dei processi trattati (Spoleto ha una percentuale più elevata ma il dato è conseguente al rapporto con un numero di sentenze definite con il rito ordinario, in proporzione, decisamente basso se confrontato con quello degli altri due uffici) negli uffici GUP la percentuale dei processi definiti con i riti speciali rispetto ai decreti che dispongono il giudizio oscilla tra il 39,6 % di Perugia, il 55,6 % di Spoleto ed il 66,2 % di Terni. Il dato sembrerebbe positivo ma va purgato dall’alta percentuale di patteggiamenti che ha ad oggetto processi introdotti a seguito di opposizione a decreto penale, riguardanti il reato di guida in stato di ebbrezza per i quali la pena patteggiata è generalmente sostituita con il lavoro di pubblica utilità.
Un’ultima considerazione va fatta in riferimento alle pene che vengono comminate dai giudici del distretto.

Dal privilegiato punto di osservazione che assicura la Procura Generale si evincono due dati significativi.
Le pene comminate dai giudici all’esito dei processi celebrati con il rito ordinario troppo spesso non sono più elevate di quelle comminate all’esito di processi celebrati con le forme del rito abbreviato o applicate su richiesta. Difetta un reale vantaggio in termini di sconto di pena per chi opta per i riti speciali. O specularmente non c’è alcun svantaggio per chi sceglie d’essere processato con il garantito rito ordinario. E ciò ha inevitabili riflessi sul ricorso ai riti alternativi e quindi sulle potenziali ricadute deflattive che il legislatore aveva immaginato disegnando il nuovo codice di rito. Un’amara considerazione si impone: il ricorso ai riti alternativi è più frequente solo quando si appalesa elevato il rischio di dover effettivamente scontare una pena detentiva ed assume concretezza il vantaggio derivante dall’applicazione degli sconti di pena previsti dal legislatore mentre marginale è la scelta di detti riti quando è incerta o nulla l’effettività della pena o probabile è una pronuncia estintiva per prescrizione.
L’altro dato attiene all’omogeneità della risposta punitiva.

I Tribunali del distretto per fatti di pari gravità comminano pene molto diverse specialmente in relazione a reati concernenti il traffico di sostanze stupefacenti. Più miti le condanne pronunciate nel Tribunale del capoluogo di regione rispetto a quelle pronunciate dagli altri due tribunali. Un dato oggettivo su cui riflettere se si considera che Perugia molto spesso a torto o a ragione è stata considerata una sorta di “hub” cui fare riferimento per il reperimento di sostanze stupefacenti.
Il fenomeno è ancor più accentuato se si confrontano le pene applicate nel distretto per reati di elevato allarme sociale quali bancarotte fraudolente e reati fiscali, con quelle comminate nei distretti limitrofi e rilevabili nei processi rinviati dalla Suprema Corte di Cassazione, spesso solo per la rideterminazione della durata delle pene accessorie.

Si ha la percezione che nel distretto umbro la gravità del fenomeno criminale relativo ai reati dei c.d. “white collars” sia in effetti sottovalutata. La disomogeneità della risposta punitiva può essere soltanto evidenziata ma non emendata perché con la riforma del sistema delle impugnazioni penali operata dal Procura Generale legislatore nel 2018 è stata fortemente limitata la possibilità per il pubblico ministero di impugnare le sentenze di condanna.
Da ultimo questa Procura Generale non può non rilevare l’elevata professionalità dei magistrati della Procura della Repubblica di Perugia che hanno esercitato l’azione penale in due procedimenti aventi ad oggetto fatti di particolare gravità.
Mi riferisco al procedimento che ha visto coinvolti i vertici della regione Umbria per vicende riguardanti alcuni concorsi nella sanità (c.d.sanitopoli) ed all’altro procedimento che vede imputato, tra gli altri, un ex consigliere del CSM e che ha avuto ed ha una vasta eco mediatica per il fatto d’aver disvelato dinamiche e comportamenti inaspettati, ancor più gravi se ascritti a soggetti appartenenti all’ordine giudiziario.

CONCLUSIONI
Concludo esprimendo sincera gratitudine ai miei collaboratori ed in particolare al dirigente ed a tutto il personale amministrativo, al personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, ai quali vanno ascritti i positivi risultati conseguiti dall’Ufficio e che mi hanno supportato in questa impegnativa ma interessante reggenza.

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