Perugia, 2 febbraio 2021 – “L’istruzione è competenza dello Stato centrale e nel sistema nazionale di istruzione le decisioni rispetto alla didattica in presenza o a distanza, devono avvenire a livello nazionale. Assistiamo, invece, al commissariamento del sistema”. Ad affermarlo è Domenico Maida, segretario generale della Flc Cgil dell’Umbria che sottolinea come “il disordine decisionale dei vari livelli istituzionali” sulla scuola rappresenti di fatto una vera e propria “sperimentazione di quell’autonomia differenziata che nulla ha a che vedere con la corretta applicazione dell’art.116 della Costituzione e contro la quale ci battiamo con decisione”.

Per la Flc Cgil quello che sta succedendo è molto grave: “Organi che non hanno alcuna competenza assegnata dalla legge in materia scolastica, che ignorano l’autonomia costituzionale delle istituzioni scolastiche e il ruolo degli organi collegiali, costringono le scuole a prendere atto di decisioni assunte alla giornata e che stanno producendo effetti devastanti sull’organizzazione del servizio, sia dal punto di vista dei processi di apprendimento, sia per l’organizzazione del lavoro del personale”.
“Il governo – prosegue Domenico Maida – consegnando alle Regioni la decisione di mantenere o meno le attività didattiche in presenza, si è reso responsabile della frammentazione che sta determinando in alcuni casi la trasformazione della scuola in un servizio a domanda individuale, con delega alle famiglie della scelta se mandare o no i propri figli in classe. In Umbria, dopo appena una settimana dal ritorno in classe al 50% nelle scuole secondarie di secondo grado, la farsa del rinvio ai sindaci della scelta di tenere aperte o chiudere le scuole, segnala il fallimento evidente della gestione di questa giunta in ordine alle misure che andavano adottate sul versante sanitario e trasportistico”.

Insieme alle altre organizzazioni sindacali la Cgil ha chiesto un incontro alla presidente della Regione, Donatella Tesei, per la ripresa delle attività in presenza delle scuole secondarie di secondo grado (avvenuta dopo tre mesi di DAD il 25 gennaio), rivendicando un momento di approfondimento e di conoscenza dello stato di attivazione delle misure previste sul versante trasportistico, sulla prevenzione degli assembramenti, sull’annunciata campagna dei test rapidi rivolta ai ragazzi e al personale scolastico, sui dati relativi al tracciamento nelle scuole che hanno mantenuto le attività didattiche in presenza, su tempi e modalità delle procedure di vaccinazione del personale scolastico.

“La richiesta, ad oggi, non ha avuto alcun esito – sottolinea ancora Maida – mentre, a nostro avviso, l’interlocuzione tra tutti i soggetti rimane fondamentale, perché solo con il confronto e l’informazione trasparente si può elevare il livello della necessaria condivisione delle scelte che devono essere assunte. Dal nostro punto di vista – continua il segretario del sindacato scuola – ogni sforzo deve essere fatto affinché le scuole, dall’infanzia alle superiori, riprendano subito in sicurezza la normale funzionalità organizzativa e didattica. Non si può continuare a navigare a vista, occorre costruire un piano di intervento stabile e chiaro, con conoscenza di dati certi e consultabili, capaci di definire, prima di tutto, quale ruolo svolge l’ambiente scolastico nella trasmissione del contagio. Poi, ovviamente, bisogna rivedere i protocolli di sicurezza, ridurre ora il numero di alunni per classe per garantire un distanziamento effettivo e migliorare la qualità della scuola in presenza, investendo sugli organici”, conclude.

 

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