Perugia, 10 febbraio 2021 – In vista della nuova gara di appalto, prevista a giugno 2022, si riaccende la discussione sul trasporto pubblico regionale. Per Vincenzo Filice, segretario generale regionale della Cisal Umbria: “Non bisogna fare passi indietro, che potrebbero portare nuovamente al caos vissuto anni fa, quando il trasporto pubblico regionale veniva messo in crisi, con il rischio di tagli al personale e non poter garantire più i servizi essenziali ai cittadini”. Proprio per queste ragioni, per la Cisal Umbria, la cui affiliata Faisa-Cisal si è sempre interessata della questione, è importante conoscere dagli enti affidatari di Busitalia l’entità delle risorse che si intendono destinare al trasporto pubblico locale in maniera strutturale, e l’importo del costo per singolo chilometro, in quanto “siamo fortemente preoccupati sia per il futuro di un servizio essenziale per la cittadinanza umbra, nonché per il futuro di tutto il personale”.

“Forse bisogna fare un po’ di chiarezza in merito alla situazione del trasporto pubblico locale regionale degli ultimi dieci anni – fa sapere in una nota stampa Vincenzo Filice – ricordando le vicissitudini che hanno portato Busitalia ad essere l’attuale gestore di maggioranza del tpl. Busitalia, facendo parte del gruppo Ferrovie dello Stato, è una delle poche aziende a livello nazionale in grado di garantire una continuità economica e salariale, anche se costituita in forma di azienda privata”. “Dopo le note vicissitudini delle quattro ex aziende di trasporto pubblico locale umbre – prosegue la nota stampa –, poi confluite nel luglio 2010 in Umbria Mobilità, è arrivata a gestire il tpl umbro, a seguito di gara nel 2015, Busitalia.

Operazione fatta dagli enti proprietari con lo scopo di salvare l’allora società Apm, oberata di ingenti debiti sia verso le banche che verso i fornitori. Gran parte di tali debiti furono generati da Roma Tpl, azienda operante nella capitale, la quale non riscuoteva dall’ente affidatario le spettanze dovute per il servizio svolto, questione ancora non risolta a distanza di più di quindici anni. Nel momento della fusione per incorporazione delle quattro aziende umbre, Apm risultò socio di maggioranza per fare da garante e, secondo i dati da bilancio ordinario di Umbria Mobilità al 31 dicembre 2014, anno precedente alla gara, il totale passivo era superiore ai 200 milioni di euro. La gara è stata fatta in quanto gli enti proprietari, a vario titolo, di Umbria Mobilità, non avendo a disposizione i fondi necessari per la continuità aziendale, avevano la necessità di trovare un soggetto che immettesse capitali freschi in modo da garantire la continuità del servizio, vista anche la difficoltà di reperimento dei pezzi di ricambio dei mezzi, la salvaguardia dei posti di lavoro, nonché la sostituzione del parco rotabile ormai obsoleto. Da quando è arrivato il nuovo gestore, invece, sono stati sostituiti circa il 70% dei mezzi circolanti e tale processo di rinnovamento è stato fermato solamente dai problemi creatisi a seguito della pandemia ancora in corso”. “Conoscendo la storia del trasporto pubblico locale regionale – conclude il segretario Filice – è impensabile tornare indietro e rischiare di non poter garantire i servizi alla cittadinanza e salvaguardare i posti di lavoro”.

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