Perugia, li 13 febbraio 2020 – Siamo arrivati a quasi 900 decessi da COVID 19 in Umbria.Il 95,6% di queste morti è costituito da over 60.È un dato drammatico, dice Mario Bravi, segretario provinciale SPI CGIL Perugia. Inoltre occorre avere la consapevolezza che la maggioranza dei decessi colpisce persone che stavano nelle RSA. Solo un quarto degli anziani deceduti stava nella sua casa di residenza.
Già solo questo dato imporrebbe di aprire una riflessione seria sulle RSA e sulle megastrutture per anziani. In Umbria l ‘elenco delle strutture per anziani in difficoltà è infinito: dalla Muzi Betti di Città di Castello, al Seppilli e al Fontenuovo di Perugia, dalla RSA di Marsciano a quella di

Magione sino all’Opera Pia Bartolomei Castori di Foligno, ci troviamo di fronte a un vero proprio bollettino di guerra che attraversa tutta la nostra provincia.
Una riflessione sull’assistenza e sul sostegno degli anziani si impone superando la cultura tecnicista che pone al centro della vita la efficienza immediata delle persone. Questa porta ad abbandonare e a isolare gli anziani, nella logica dello “scarto” come più volte ha sottolineato Papa Francesco.

Per questo dobbiamo sconfiggere confinamento, isolamento e solitudine.
Questa riflessione va fatta in tempi brevi perché rischiamo di assistere ad una strage crescente di anziani. Nei mesi di novembre e dicembre 2020, in provincia di Perugia, i decessi sono aumentati del 47% rispetto alla media dei 5 anni precedenti, sempre relativamente allo stesso periodo.
Per questo serve agire con immediatezza, procedendo da subito alle vaccinazioni, evitando tutti i disagi che rischiano di crearsi nei prossimi giorni anche solo per garantirsi le necessarie prenotazioni. Consideriamo grave e inaccettabile il fatto che la Regione dell’Umbria, unica in Italia, per quanto riguarda le vaccinazioni agli ultra 80 enni inizi dai meno anziani, penalizzando tutti gli altri. Un’impostazione alla rovescia!

 

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