Perugia, 13 febbraio 2021 –  – “Chiediamo che le banche, in questo delicato momento, pratichino tutta la responsabilità sociale che declamano, per attutire e non aggravare per dipendenti e clienti una situazione già di grande difficoltà. Formalmente invitiamo l’Abi a livello nazionale e nelle sue articolazioni regionali ad intervenire su tutte le sue associate in coerenza agli accordi sottoscritti a livello nazionale con la Fabi e le altre organizzazioni sindacali”.
È quanto chiede la Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) dell’Umbria, attraverso la Segreteria regionale del Sindacato autonomo bancari di Perugia e Terni, che spiega come “in seguito alla recente ordinanza regionale, che ha previsto la zona rossa rafforzata per 65 comuni umbri, 59 in provincia di Perugia e 6 in quella di Terni, si sono acuite le situazioni di grave criticità per imprese e famiglie”. “Come Fabi Umbria – prosegue la nota – siamo consapevoli che il provvedimento si è reso necessario a fronte di una recrudescenza della pandemia, cui non è stato possibile porre rimedio con altre misure, stante una escalation di contagi e di ricoveri ospedalieri che pongono la nostra regione al vertice della non invidiabile classifica nazionale delle situazioni più gravi. Non sappiamo se le due settimane di zona rossa al momento previste saranno sufficienti ad arginare il dilagare della epidemia o se ne occorreranno di più”.

“La gravità della situazione e l’incertezza sull’orizzonte temporale di uscita da questa drammatica emergenza – continua Fabi Umbria –, impongono a tutti la massima correttezza e tempestività nell’adozione di misure conseguenti. Ci risulta inaccettabile che, oltre ai rischi connessi alla funzione di servizi essenziali attribuita ai dipendenti di banca, gli stessi debbano far fronte a livello esclusivamente personale, consumando ferie, permessi ed aspettative non retribuite, per far fronte alle esigenze familiari. I dipendenti bancari non possono ‘pagare’ da soli il prezzo della pandemia, rinunciando per forza ai propri diritti”.
“La chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado – spiega Fabi Umbria – ha fatto ripiombare le famiglie nella difficoltà di dover provvedere alla cura di figli che, per età o situazioni peculiari, non possono essere lasciati soli a casa o meno che mai affidati alle cure di nonni per la loro vulnerabilità al fenomeno pandemico. I permessi Inps parzialmente retribuiti per queste evenienze scontano due incongruenze. La prima, di essere attualmente attivabili solo per gli studenti di seconda e terza media, non prevedendosi invece la chiusura delle scuole elementari e delle materne neanche in zona rossa, quando invece questo è ciò che prevede la nostra ordinanza regionale. La seconda è che formalmente l’Umbria è per la normativa nazionale, zona arancione e non rossa e quindi non ricadrebbe nella previsione della legge 176/2020. Per non continuare a penalizzare una categoria di dipendenti la Regione deve immediatamente allineare su questo punto i contenuti dell’ordinanza regionale con le normative nazionali”.

“Questo buco normativo – precisa Fabi Umbria – ha lasciato alla sensibilità delle singole aziende il prevedere strumenti alternativi quali lo smart working. Si è creata così una situazione a macchia di leopardo, in cui a fianco di banche che hanno normato e organizzato lo smart working, ne esistono altre che non lo hanno assolutamente fatto. Si verificano quindi fenomeni incresciosi in cui taluni uffici del personale mercanteggiano la concessione dello smart working con la fruizione di ferie e rientri dal part time dei colleghi. Anche l’afflusso della clientela nelle filiali crea difficoltà sia per il mantenimento delle corrette misure di sicurezza che per il rispetto delle norme sul contenimento della mobilità dei clienti”. “Richiamiamo tutti i colleghi – scrivono, infine, da Fabi Umbria – al rigido rispetto delle norme di cautela e delle disposizioni aziendali, in particolare quelle relative al numero massimo di clienti che possono accedere contemporaneamente in filiale. Dal punto di vista sindacale aggiungiamo che sarebbe anche opportuno far venire per appuntamento in filiale solo i clienti che hanno estrema necessità, rimandando per almeno 15 giorni, il tempo previsto dall’ordinanza, quelle operazioni, commerciali comprese, rinviabili”.

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