Perugia, 15 febbraio 2021 – A firma e in rappresentanza del comitato, Francesca Leone e Martina Leonardi, scrivono: Il Presidente del TAR Umbria ha decretato in data 13/2/21 la riapertura delle scuole per la fascia 0-6 anni nei Comuni umbri in zona rossa, ma alcuni Sindaci hanno comunque emesso Ordinanze di proroga della chiusura di queste scuole. Il Comitato “A scuola” ha saputo che i Sindaci si sono riuniti più volte tra sabato e la giornata di ieri per decidere se applicare il decreto del TAR o emettere Ordinanze in senso contrario. Il Comune di Perugia, in particolare, ieri, in attesa di emettere la propria Ordinanza, ha pubblicato su Facebook un comunicato ai cittadini sulle “condizioni epidemiologiche critiche”, riportando, all’interno della stessa frase, dati, senza peraltro citarne le fonti, relativi a diversi livelli territoriali: i 2065 positivi al Covid a Perugia si riferiscono infatti al livello territoriale comunale, mentre i 535 ricoverati, di cui 84 in terapia intensiva, sono gli attuali (a ieri) e i 904 deceduti sono cumulati da inizio pandemia a ieri e si riferiscono all’intero territorio regionale (dati pubblicati sul Dashboard COVID19 Regione Umbria); nella stessa frase si cita “un’incidenza di 356,20 casi per 100 mila abitanti con un incremento di contagi in repentina crescita nella fascia 6-10 anni (509,19)” ma non si evince se questi dati si riferiscano al livello territoriale regionale, provinciale o comunale in quanto dal Dashboard su detto, né altre fonti pubbliche ufficiali, ci risulterebbe abbiano mai pubblicato, condiviso e reso trasparenti sul web ai cittadini, dati comunali sui casi positivi suddivisi per fasce di età, né tanto meno riferiti alla popolazione scolastica o a contagi riscontrati nei singoli istituti scolastici.

A nostro avviso questi dati, oltre ad ingenerare un’evidente confusione interpretativa, sarebbero insufficienti ad evidenziare una situazione epidemiologica allarmante attribuibile in particolare alle fasce di età più giovani. Inoltre ci chiediamo come mai i dati sui positivi per fasce di età e relativi alla popolazione scolastica a livello comunale, non siano presumibilmente mai stati pubblicati e condivisi dalle istituzioni se non “saltare fuori dal cilindro” solo ieri per poter essere inseriti nelle Ordinanze emesse o in fase di emissione. Ci chiediamo a questo punto se i Comuni siano costantemente informati su questo a tal punto da poter prendere decisioni tempestive e soprattutto giustificate al fine di limitare l’aggravamento dello stato pandemico in Umbria. Apprendiamo solo questa mattina che alcuni Sindaci hanno emesso Ordinanze, in particolare il Comune di Perugia: Ordinanza n. 136 del 14/2/21, in pubblicazione nell’Albo Pretorio dal 15/02/2021 al 02/03/2021, avente per oggetto la “CHIUSURA TEMPORANEA E SOSPENSIONE ATTIVITA’ DEI SERVIZI EDUCATIVI PER L’INFANZIA”. Il Comitato è fermamente convinto che decisioni pubbliche così importanti come quelle sulla chiusura delle scuole, debbano essere prese in ogni caso sulla base di dati certi, condivisi e trasparenti in modo da rendere consapevoli e partecipi i cittadini sulla reale situazione epidemiologica. COME MAI LA SITUAZIONE EPIDEMIOLOGIA IN UMBRIA SEMBREREBBE APPARIRE COSI’ TRAGICA E SOPRATTUTTO CI CHIEDIAMO QUALI SIANO LE REALI CAUSE CHE HANNO PORTATO LA REGIONE UMBRIA AD ESSERE LA “NUOVA CODOGNO” MA IN FASE 3?

Vorremmo far notare che esiste una “anomalia umbra” nella gestione della scuola durante la pandemia. L’Umbria è stata graziata dalla prima ondata, e questo avrebbe permesso di accumulare un vantaggio rispetto agli altri. A partire dalla seconda ondata però, abbiamo tenuto chiuse le scuole medie più delle altre regioni, abbiamo chiuso le scuole superiori molto prima delle altre regioni e praticamente non le abbiamo più riaperte, tanto che i ragazzi delle superiori nella provincia di Perugia hanno fatto al massimo 38 giorni in presenza da marzo 2019. Considerando che siamo stati i primi a chiudere le scuole, anche quando non previsto dalla normativa nazionale in base ai colori, ormai dovremmo avere meno contagi che nel resto d’Italia. E invece, nonostante tutto ciò, nonostante i sacrifici dei ragazzi e delle loro famiglie, abbiamo i dati peggiori di tutte le altre regioni. Evidentemente qualcosa non ha funzionato fuori dalle scuole nella gestione della pandemia, e forse è un qualcosa che non ha nulla a che vedere con le scuole, né con la popolazione scolastica…

Anche nelle altre regioni ci sono gli studenti, ci sono le fermate dei pullman, ci sono gli adolescenti, ma mentre l’Umbria pensava e pensa a come chiudere le scuole, le altre lavorano e lavoravano per tenerle aperte in sicurezza.

Con la nostra azione legale, che proseguirà nei tempi e nei modi che riterremmo più opportuni, vogliamo che siano rispettati il diritto dei bambini e dei ragazzi ad avere una scuola in presenza per quanto previsto dal Dpcm per la zona rossa o arancione.

Le Regioni non possono arbitrariamente andare oltre ciò che è previsto dal DPCM, perché questo creerebbe un differente accesso al diritto di cui sopra, in sintesi gli studenti umbri hanno subito un maggiore danno rispetto a quelli del resto d’Italia, tanto più che tutte queste chiusure finora si sono dimostrate perfettamente inutili nel tenere sotto controllo la situazione, perché evidentemente non è stato fatto molto altro oltre a tenere chiusi i cancelli degli istituti scolastici.

Risulterebbe che in Umbria i principali focolai si siano verificati dentro gli ospedali e nelle residenze protette. Non lo diciamo noi, lo dicono i dati che la Regione e i giornalisti forniscono ai cittadini. L’età media dei contagi sembrerebbe essere di 46 anni, un’età lontana da quella degli studenti. Come mai i nuovi posti in terapia intensiva sono stati realizzati in Umbria con estremo ritardo rispetto a quanto stabilito dal Decreto Rilancio di maggio 2020 come ha sostenuto il commissario all’emergenza Domenico Arcuri? E soprattutto come mai, nonostante siano stati creati, se pur in ritardi, nuovi posti in terapia intensiva, ospedali da campo collaudati con estremo ritardo, conversione di ospedali in ospedali Covid dedicati, non disponiamo di personale sanitario sufficiente a gestire una situazione epidemiologia ARANCIONE A LIVELLO REGIONALE e molti di questi medici e infermieri hanno deciso di lasciare la nostra regione per fornire il loro servizio altrove? Come mai i sanitari non sono presumibilmente ancora stati vaccinati a tal punto da aver contratto il virus all’interno degli ospedali? Come mai non si è riusciti fin dall’inizio a gestire un adeguato sistema di tracciamento? Come mai non è stato tempestivamente applicato un piano vaccinale adeguato? Basta considerare la scuola come uno scudo di protezione che protegga la Regione dall’accusa di inefficienza e le faccia chiudere quando le cose volgono al peggio quando il problema in Umbria risulta essere di tipo prettamente sanitario, come dimostrano anche i recenti appelli inviati dai sindacati dei medici umbri, che denunciano una situazione al limite all’interno degli ospedali.

Molte regioni sono oggi nella situazione in cui l’Umbria era un mese fa, con la differenza che gli altri oggi tengono aperto, mentre noi avevamo le scuole chiuse anche un mese fa e la situazione non è certo migliorata, anzi. Attraverso un lavoro di sinergia tra istituzioni e non di rimpallo di responsabilità è possibile uscire da questo grave impasse, ma occorre assumersi le proprie responsabilità sulla base di dati adeguati certi e condivisi. Ancora una volta, lanciamo un appello: non ci costringete a ricorrere ancora alla giustizia: lavorate per il bene di tutti, anche degli studenti.

(16)

Share Button