PERUGIA, 19 febbraio 2021 –  – L’Ordine degli Psicologi dell’Umbria interviene sul tema della campagna vaccinale annunciando di aver scritto alla Regione per chiedere «chiarezza nelle comunicazioni». Quello dei vaccini è un aspetto seguito sin dall’inizio del percorso dall’Ordine che sottopose alla Regione «la necessità di considerare tutti i professionisti sanitari nelle priorità del piano». «L’Assemblea Legislativa ha votato un piano vaccinazioni che contempla i sanitari liberi professionisti e, in questo ambito, gli psicologi e psicoterapeuti. Ciò anche nell’ovvia considerazione del lavoro delicato svolto in diversi contesti, a contatto con bambini, adulti e anziani».

La Regione ha poi chiesto all’Ordine di raccogliere le adesioni degli psicologi liberi professionisti ed operanti al di fuori del Ssr, cosa «che è stata puntualmente effettuata» con oltre 300 adesioni raccolte. «Successivamente l’Umbria è stata interessata alla particolare emergenza della variante inglese del Covid, che ha messo a dura prova la sanità regionale, ma ha anche reso più urgente il piano vaccinale. In questa fase sono usciti dei comunicati, poi parzialmente corretti, sul programma vaccinazioni, che risultano lacunosi e contraddittori, dando un’immagine purtroppo non lineare della gestione di questo delicato ed impegnativo programma». Per chiarire la situazione, il presidente dell’Ordine nazionale e regionale David Lazzari, ha scritto oggi alla presidente Donatella Tesei, all’assessore Luca Coletto e al Direttore regionale Claudio Dario.

«Si comprendono le difficoltà della Regione e della Sanità regionale in questa fase, vista la particolare emergenza che ha colpito l’Umbria, ma serve chiarezza nelle comunicazioni per evitare confusioni in un contesto così delicato. L’Umbria fa bene a seguire la strada delle altre regioni che stanno vaccinando tutti i professionisti sanitari in blocco, senza bizantine e poco comprensibili discriminazioni. La nostra non è una azione ristretta agli Psicologi, perché tutti sanno che svolgono attività delicate di sostegno e cura, non credo dobbiamo ricordarlo alla nostra Regione, ma un’azione per la chiarezza e la pari dignità tra tutti coloro che operano per la tutela della salute».

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