Perugia, 8 marzo 2021 – Il sindacato studentesco “Altrascuola – Rete degli Studenti Medi Umbria”, scrive: Siamo il comitato Priorità alla Scuola ed è da giugno ormai che lottiamo per ottenere le stesse cose, poche e semplici: le scuole di ogni ordine grado aperte e in sicurezza in tutta l’Umbria. Ci opponiamo alla giunta regionale che ha dimostrato totale incompetenza nella gestione della pandemia e che continua a non ascoltare le istanze di tutta la comunità scolastica e fare scelte tappabuchi in tutti gli ambiti, riuscendo male nel suo intento; è proprio questa la vera causa del collasso della sanità nella nostra regione e della conseguente zona rossa, inevitabile visti gli investimenti inesistenti nel settore più importante durante una pandemia.

Le studentesse e gli studenti umbri, invece, continuano ad essere criminalizzati in quanto portatori del contagio o dimenticati, lasciati a casa in didattica a distanza da troppi mesi, quando la realtà è che le scuole possono essere un presidio sanitario e di tracciamento costante per prevenire il contagio, invece di crearlo come alla Regione Umbria piace pensare. Inoltre, gli studenti umbri vantano un record in negativo: sono gli studenti che per più tempo sono stati in didattica a distanza in tutta Italia.

Per questo, mercoledì 10 marzo alle 14:30 saremo in Piazza Italia, sotto il palazzo della regione per continuare a chiedere a gran voce che le scuole di ogni ordine e grado vengano riaperte in sicurezza e subito, e questo comporta investire nel trasporto pubblico, stanziando più autobus se necessario; attuare uno screening di massa prima del rientro in classe e dopo il rientro effettuarlo settimanalmente e a campione, in modo da isolare i positivi ed evitare lunghe quarantene che bloccano il lavoro didattico di classe intere. Infine chiediamo che la vaccinazione della comunità scolastica proceda velocemente e che il vaccino venga garantito a tutte e tutti in modo da rendere le scuole ancora più sicure.

Priorità alla scuola dice basta: a chiusure ingiustificate, alla criminalizzazione degli studenti e delle studentesse e alla didattica a distanza, che non rispecchia minimamente la scuola che vogliamo.

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