Dal nostro inviato GILBERTO SCALABRINI

Assisi, 9 marzo 2021 -Padre Danilo Reverberi, il frate dei cavalli, è gravemente malato di Covid19 e si trova in terapia intensiva all’ospedale di Città di Castello, dove è stato trasportato d’urgenza e ricoverato quando la febbre è salita alle stelle. Il Coronavirus l’ha attaccato in modo cattivo, come cattiva è stata la seconda ondata sporca della pandemia per molti umbri che sono stati falciati dalla polmonite bilaterale. Una “guerra” senza precedenti per tutto il mondo. Il frate dei cavalli, come lo chiamano molti, per essere sempre vicino all’allevamento di Sergio Carfagna e per aver dato il nome a tanti puledri, ultimo dei quali la cavallina albina, “battezzata” Via Lattea e nata il 5 aprile 2014 all’ombra della Basilica di Assisi.

Quando padre Danilo si è malato di Covid, il 10 febbraio scorso scriveva nella sua pagina di fb: “… penso che star male non piaccia a nessuno, 3° giorno di febbre – in calando rispetto a lunedì – venivo da 10 giorni di antibiotici per un intervento ai denti, e mi ha beccato una brutta infezione alle vie urinari … che non è una bella compagnia, affatto … oggi è il 3° giorno di antibiotico – ancora si purtroppo – e stamattina eravamo a 37,5 rispetto ai 38,3 di lunedì … ho fatto il “test” Covid ed è risultato negativo, hai visto mai la precauzione non è mai troppa in questi casi, ma forse lo dovrò rifare a fine settimana perchè era un pò troppo presto … vedremo … intanto sto in camera … .recluso, in attesa di tempi migliori … “.

Quei tempi non sono mai arrivati e i suoi 768 follwer ancora attendono sue notizie. Il frate, 64 anni, è gravissimo, in pericolo di vita. I gruppi di preghiera, fra i quali l’ofs di Assisi, pregano per lui affinchè possa sconfiggere il terribile male. Intanto, aumenta il numero dei contagi anche se la curva sta scendendo lentamente. Forse, la vita effettiva potrà ricominciare per tutti solo se ci salverà l’industria farmaceutica mediante un’iniezione di vaccino. Quel vaccino che quando Padre Danilo ha contratto la malattia ancora non c’era, poi sono arrivate anche le varianti. Padre Danilo era in forza al convento di santa Chiara ad Assisi. Dall’inizio della pandemia, anche la città serafica e muta e deserta. C’è un silenzio assordante. Senti solo il suono delle campane vicine e lontane.

Poi ancora silenzio: l’incredibile, irreale silenzio di una città che ogni anno accoglieva 6 milioni di turisti. Una città immobile come dentro un incantesimo: dolorosa nelle sue strade vuote, ma splendida, più che mai. Verso le chiese, il Sacro convento, le case di pietra, i vicoli stretti che percorri quasi in punta di piedi, non volendo svegliare la città che dorme. In giro, nessuno. In piazza del Comune, l’unico rumore è l’acqua che scroscia dalla fontana e rimani incantato a guardarla. Vorresti restarci, perché questa pace, questa bellezza t’innamorano. Ma le saracinesche calate e le finestre delle case, dietro cui immagini famiglie recluse e insofferenti, e forse liti, nella angustia delle stanze, ti riportano alla realtà. Non è incantesimo, è epidemia, è paura, e per qualcuno già sentore di fame.

 

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