Perugia, 13 marzo 2021 – Il video Tv sul ‘Nodino di Perugia’, la variante di 7 km da Collestrada a Madonna del Piano che sta sollevando polemiche con l’accusa di risolvere solo marginalmente i problemi del traffico e di lesionare il bosco ultra protetto e vincolato di Collestrada, andato in onda sul canale 11-Trg (replica lunedì ore 19) della puntata de “Le Interviste”, prodotta da Nuovo Giornale Nazionale e curata da Giuseppe Castellini, con regia e montaggio di Gamma Multimedia Italia di Roberto Sportellini.

Protagonista è l’ingegner Alessandro Severi (Presidente onorario Ass. Aipac Ingegneri, l’Associazione di Ingegneri per la protezione dell’ambiente e del costruito), che critica duramente il progetto, da 209 milioni di euro, basandosi fondamentalmente su tre punti chiave: 1) è un progetto vecchio di 20 anni, che già allora mostrava gravi carenze e che per questo fu contestato. 2) è inefficace, perché interviene sul 15% del traffico, mentre il problema del restante 85% del traffico, che grava sul tratto Collestrada – Ponte san Giovanni, non viene toccato e quindi non risolvendo il problema a fronte di una spesa di 209 milioni di euro che meglio potrebbe essere utilizzata per aggredire, con una seri di interventi che l’ingegneri precisa, i problemi reali del congestionamento del traffico nel tratto Collestrada-Ponte San Giovanni;

3) l’opera, che prevede quasi due chilometri di gallerie e molti viadotti, crea un gravissimo vulnus a tutti quei vincoli naturalistici, paesaggistici, storici e architettonici posti a salvaguardia delle aree interessate, a cominciare dal fatto che, oltre alle norme già esistenti a tutela del paesaggio, il Ministero dell’Ambiente con Decreto ha designato la zona come SIC/ZSC – Zona speciale di conservazione dei “Boschi a farnetto di Collestrada Perugia”. Non a caso tutti i piani o progetti che possano avere incidenze significative sul sito devono essere soggette a ‘Valutazione di Incidenza Ambientale’.

“Questo ulteriore e successivo vincolo – afferma l’Ing. Severi – già da solo, senza considerare gli altri impatti (come lo stravolgimento di numerose sorgenti e delle falde acquifere, il peggioramento dell’inquinamento acustico ed atmosferico con inevitabile ricaduta sulla vegetazione e sui flussi migratori tra l’ansa degli Ornali del Tevere e il bosco, il pregio del cono panoramico, con la sua particolare morfologia visibile da ogni punto stradale, la tutela del borgo medioevale e così via), avrebbe dovuto dissuadere dal progettare qualcosa di così devastante da lasciare per decenni una cicatrice profonda nella collina di Collestrada”.

 

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