Perugia, 17 marzo 2021 – I finanzieri del Comando Provinciale di Perugia hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso nei confronti di un pluripregiudicato di etnia Rom, stabilmente residente a Bastia Umbra, ritenuto responsabile del reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver attribuito fittiziamente a terzi la proprietà di un immobile – una villa con piscina del valore di oltre mezzo milione di euro – al fine di eludere la normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

L’operazione, epilogo di un’articolata vicenda giudiziaria, costituisce il risultato delle mirate indagini condotte dai militari del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia economico-finanziaria del capoluogo umbro, finalizzate all’aggressione di ricchezze illecitamente accumulate ed al contrasto delle infiltrazioni criminali nel tessuto dell’economia legale. L’indagato principale, già condannato per una serie di reati contro il patrimonio (tra cui, truffa e furto), nonché destinatario della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, agli inizi degli anni 2000, aveva acquistato un fabbricato, intestandolo formalmente al figlio, successivamente ristrutturato ed adibito a sua dimora abituale. Sulla base della puntuale ricostruzione delle fonti reddituali e dei flussi finanziari, ricondotta la genesi delle accumulazioni patrimoniali all’epoca di permanenza della condizione di pericolosità sociale in capo al soggetto, nel mese di agosto del 2017, il Tribunale di Perugia, su richiesta del Pubblico Ministero, emetteva apposito decreto applicativo della misura del sequestro con contestuale confisca del compendio immobiliare, ai sensi degli articoli 20 e 24 del decreto legislativo n. 159 del 2011 (“Codice antimafia”).

Tuttavia, a distanza di un anno, il cespite veniva dissequestrato a seguito di annullamento del provvedimento ablativo determinato da un vizio formale.

Nello scorso mese di giugno, la villa in questione veniva sottoposta nuovamente a sequestro e contestuale confisca, avendo confermato la competente Autorità giudiziaria la sussistenza dei presupposti per l’adozione della misura di prevenzione.

In sede di esecuzione di tale ultimo atto giudiziario, emergeva che la villa, pur continuando ad essere nella disponibilità del soggetto proposto per l’applicazione della citata misura, era stata fittiziamente ceduta ad altri membri del suo nucleo familiare.

Tale condotta, in assenza di prove dell’esborso monetario dichiarato in sede di rogito nonché di adeguate fonti reddituali da parte degli acquirenti e di valide ragioni economiche sottostanti alla vendita posta in essere tra conviventi, è stata ritenuta idonea a configurare l’ipotesi delittuosa di trasferimento fraudolento di valori prevista e punita dall’articolo 512-bis c.p.

Seguendo la ricostruzione effettuata dai finanzieri e condividendo le ipotesi accusatorie formulate dal pubblico ministero, il Giudice per le indagini preliminari ha evidenziato che la fittizia intestazione è successiva all’applicazione della misura di prevenzione nei confronti dell’indagato, il quale era a conoscenza della pendenza del procedimento a suo carico e, pertanto, consapevole che poteva essere applicato anche un provvedimento di carattere patrimoniale. “Tale consapevolezza – sottolinea il Gip – avevano gli altri concorrenti nel reato contestato, precisamente moglie e figli (…) che hanno agito al fine esclusivo di venire incontro alle necessità del marito/padre per non farlo risultare formalmente intestatario del complesso immobiliare, come di fatto non è, così aiutandolo ad eludere l’applicazione di eventuali (se non certe) misure patrimoniali”.

Sulla base di tali considerazioni, è stato disposto il sequestro preventivo, ai fini della confisca, dell’immobile.

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