Perugia, 28 marzo 2021 – Ecco la lunga lettera che  Francesco De Rebotti, Massimiliano Presciutti, Alessandro Torrini e Carlo Elia Schoen hanno inviato a Letta: Siamo iscritti al Partito Democratico dell’Umbria, sindaci, amministratori, segretari di circolo, rappresentanti nelle istituzioni, militanti, persone, amici e amiche, compagni e compagne che condividono la passione per la politica e credono nei valori democratici.

Abbiamo storie, provenienze, culture e sensibilità politiche differenti e per questo ci siamo candidati al Congresso regionale del PD umbro scegliendo percorsi diversi. In questi mesi abbiamo maturato una valutazione sempre più condivisa sulle tristi vicende che hanno riguardato il nostro Partito e ormai abbiamo una visione comune sul metodo che dovrebbe seguire il PD umbro per non implodere definitivamente. Ci siamo candidati, al congresso regionale e provinciale, e ci siamo quotidianamente impegnati per rigenerare una comunità politica lacerata e sconfitta, che da tempo ha smarrito la bussola e ha bisogno di ripartire da zero, dalle fondamenta, non dal tetto, dalle persone, non dai leader. Per ricostruire un PD più bello, aperto, e plurale. Dove tante donne e uomini possano trovare le ragioni dell’unità e della sintesi. Dove le differenze siano un valore fondante ed una ricchezza. Dove la dialettica si sviluppi sui contenuti e non sulla perenne guerra per un incarico nelle
istituzioni.

Che pratichi la fatica del riformismo e non la scorciatoia del populismo. Con una rinnovata cultura di governo, che superi le forti spinte identitarie e settarie che rischiano di condannarci a un lungo periodo di sconfitte e minoritarismo. Che crede nell’emancipazione, e sappia essere incubatore d’innovazione e benessere sociale. Per dotarci, finalmente, di gruppi dirigenti autorevoli, plurali, unitari e inclusivi e mettere al palo le nuove forme di correntismo, carrierismo e personalismo che rischiano di essere ancor più deleterie di quelle del passato. Per riaprire un partito chiuso, fragile, che ha subito un drammatico calo degli iscritti e della partecipazione, con decine di circoli chiusi e persone allontanate da atteggiamenti settari e dispotici.
Da quando il 27 ottobre 2020 è stato congelato il congresso regionale del PD la situazione politica umbra e nazionale è notevolmente mutata, mentre quella sanitaria continua drammaticamente ad essere molto grave.

In questi mesi abbiamo esperito ogni tentativo possibile per provare a trovare una soluzione condivisa alla disastrosa situazione in cui versa il Partito regionale. Non abbiamo avuto successo.
Abbiamo chiesto un governo collegiale del Partito insieme al Commissario, per riuscire a interloquire con i tanti problemi degli umbri, ma Rossi non ha preso in considerazione la nostra
richiesta. Abbiamo sospeso le attività congressuali per promuovere un dibattito unitario a livello di Partito, per stemperare il clima, ma questo non è servito. Abbiamo chiesto a tutti i livelli, a partire da quello nazionale, di operare per recuperare una reale collaborazione e uno spirito unitario, ma ogni tentativo è stato vano. Nonostante i reiterati appelli a usare maggiore prudenza, dopo le dimissioni di Zingaretti che avrebbero dovuto imporre a tutti maggiore sobrietà e qualche riflessione, abbiamo assistito ad una incomprensibile accelerazione. Con le dimissioni di Zingaretti, tutti gli organismi collegiali e monocratici da lui nominati sono decaduti: Rossi, prima di prendere ogni decisione, avrebbe dovuto aspettare almeno una eventuale conferma e dare a Letta il tempo materiale di occuparsi della vicenda umbra.

Solo successivamente il Commissario ha chiesto il nostro parere sul nuovo regolamento congressuale. Noi abbiamo prontamente evidenziato una serie di questioni, molto rilevanti anche dal punto di vista delle violazioni delle regole statutarie, la più importante delle quali è quella di non consentire ai nuovi iscritti di partecipare al congresso, lasciando che siano solo gli iscritti di due anni fa, del 2019, a votare, decisione questa, oltre che incomprensibile, irricevibile. Indipendentemente da tutte le considerazioni sulla pandemia, sulle regole comportamentali stabilite, sulle eventuali violazioni di legge e sulle eventuali responsabilità, riteniamo che non sussistano le ben che minime condizioni politiche per un confronto di merito. Rossi non ha risposto alle nostre sollecitazioni ed ha proceduto a chiedere ai circoli di convocare i congressi per aprile.

Abbiamo sempre dichiarato pubblicamente di essere disponibili a fare un passo indietro ritirando le nostre candidature e trovare una soluzione unitaria, non siamo stati ascoltati. Evidentemente, forse per interessi a noi sconosciuti, di qualche capo corrente – si vuole un congresso chiuso, un votificio tra pochi che allargherà irrimediabilmente le profonde fratture che già vi sono nel PD umbro. Letta in questi giorni propone una idea di un nuovo partito aperto e inclusivo da realizzare con “anima e cacciavite”, parla di togliere le maschere, di ridare centralità ai territori. I capigruppo, correttamente, si sono dimessi e alla Camera e al Senato saranno individuate due donne: un segnale forte. Azzerare e ripartire. È necessario che anche in Umbria si parli di queste cose, senza continuare ad ignorare la nuova fase politica che si è aperta.

Giunti a questo punto non ci resta che un ultimo tentativo che proponiamo per il bene del partito: chiediamo ufficialmente un incontro tra i 4 candidati umbri e il Segretario nazionale Letta per
trovare una soluzione unitaria alla vicenda congressuale del PD regionale. Qualora entro pochi giorni non si concretizzasse tra tutti i candidati umbri la volontà di procedere in tale direzione, dovremmo prendere atto, con grande sofferenza e dispiacere, che sarebbero definitivamente venute meno le condizioni politiche che avevano motivato il nostro impegno oramai più di otto mesi fa. E, pertanto, noi, candidati alla segreteria regionale, insieme ai 200 candidati alla assemblea regionale a nostro sostegno, ai candidati al congresso provinciale di Perugia e a tanti, tantissimi, nostri sostenitori ci fermeremo, ritirandoci da questo congresso del Partito Democratico dell’Umbria che riteniamo illegittimo e dannoso.

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