Pietrafitta, 1 aprile 2021 – “Dopo anni di annunci chiediamo alle istituzioni, regionali e nazionali, e alla politica tutta un segnale chiaro per il rilancio della centrale Enel di Pietrafitta, utilizzando al meglio le risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) per realizzare in Valnestore un vero e proprio polo energetico di respiro nazionale”. È quanto scrive in una nota la Rsu della centrale che ricorda come l’impianto di Pietrafitta rappresenti già un sito “dotato di tutte le caratteristiche, industriali e tecnologiche, necessarie per contribuire, in maniera determinante, al processo di transizione energetica, come delineato nel piano nazionale integrato energia e clima”.

La rappresentanza sindacale ricorda anche che l’impianto a ciclo combinato di Pietrafitta è stato nel 2020 il secondo al mondo nel panorama della produzione Enel e nel mese di gennaio 2021 è stato selezionato come migliore centrale termica italiana. Il sito dispone di un bacino d’acqua adeguato, oltre 400 ettari di terreno da poter utilizzare, una rete a 132 KV e una a 240 KV, ed è collegato con l’elettrodotto Villa Valle–Vingone, oltre che con il metanodotto allacciato a Ponticelli alla dorsale nazionale. “Tutti elementi strategici imprescindibili per realizzare un impianto a idrogeno fortemente innovativo – insiste la Rsu – a sicuro vantaggio di Enel (che punta a produrre 2 GW di idrogeno verde entro il 2030) e delle istituzioni nazionali ed europee”.

Ma secondo la Rsu, gli interventi fin qui annunciati, seppur importanti per rafforzare la presenza di Enel nel territorio, attraverso la realizzazione di un parco fotovoltaico e con investimenti nel campo delle batterie ad accumulo, non sono certo sufficienti ad assicurare un futuro ed una prospettiva solida al territorio. Ma a valle del phase-out carbone fissato entro la fine del 2030, il ruolo delle rinnovabili sarà determinante, insieme agli impianti a ciclo combinato.

Infine, la Rsu della centrale Enel di Pietrafitta vuole fare chiarezza sulla partita della riambientalizzazione dei terreni ex miniera. “Chiediamo anche qui alla politica e alle istituzioni ai vari livelli e alle parti sociali di compiere delle scelte ambiziose – scrive ancora la rappresentanza dei lavoratori – che possono essere davvero un punto di svolta per lo sviluppo del territorio umbro nell’ottica della produttività, della sostenibilità e dell’efficienza energetica e non fermarsi a sterili comunicati. Non serve dunque disperdere risorse, come quelle del Recovery Fund, su improbabili progetti futuribili, ma occorre valorizzare gli asset competitivi già esistenti e puntare ad un polo energetico Umbro degno di questo nome”.

 

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