Spoleto, 2 aprile 2021 – Senza canto e musica, senza il segno della Croce, l’assemblea si è raduna in silenzio nella Cattedrale di Spoleto, venerdì 2 aprile 2021, per partecipare all’Azione Liturgica nella Passione del Signore presieduta dall’arcivescovo mons. Renato Boccardo. Con grande commozione, con l’altare spoglio e un linguaggio sobrio e ricco di silenzi, si è celebrato il Mistero pasquale dal quale la Chiesa è stata generata: non è un giorno di lutto o di sconfitta, ma una pausa nella quale si è invitati a contemplare il Crocifisso attraverso la proclamazione della Passione, l’adorazione della Croce e la comunione al Corpo di Cristo. Indicata come segno estremo di amore, la Croce ha fatto ingresso nell’assemblea, divenendo centro di venerazione.

Ad ogni invito dell’Arcivescovo i fedeli hanno risposto: “Venite, adoriamo”. La colletta sarà destinata a sostenere i cristiani di Terra Santa, spesso osteggiati nella professione della loro fede e nella stessa loro presenza su quei territori. «Nella croce – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – vediamo tutto il male del mondo, il dolore, l’ingiustizia, l’insensatezza, l’abbandono e la morte; in questo anno, particolarmente, vediamo tutta la tristezza, la paura, l’insicurezza generate in noi dalla pandemia. Ma Colui che chiamiamo nostro Salvatore e Signore di tutto questo si fa carico. Per noi, la salvezza che quanti lo scherniscono vorrebbero che egli compisse, sarebbe di evitare il male e la morte; pur di salvarci la vita, siamo disposti a tutto. Egli però segue un’altra via, ci salva amandoci e ponendosi a nostro servizio fino a perdersi. […] La croce ci libera dall’egoismo, offrendoci la possibilità di vivere finalmente da figli e da fratelli.

Liberati dall’incubo della morte, possiamo vivere e morire, e possiamo comprendere il vero senso della vita: in ciò che credevamo la fine ci viene offerto il nostro fine. […] Vorrei che il bacio che deporrò fra poco a nome vostro sui piedi del Crocifisso – le consegne di sicurezza sanitaria non consentono che ciascuno lo faccia personalmente – fosse un segno di speranza. Perché se la fede è un cammino, bisogna aprire le strade a chi conosce la direzione. Se il dolore ti lascia al buio, la soluzione si trova in chi porta la luce. Se la croce indica fallimento e morte, il suo senso più vero è quello di proiettarsi dal buio del Venerdì santo al sole della domenica di Pasqua». La liturgia è terminata in silenzio, con la benedizione di Dio sul popolo che ha commemorato la morte di Gesù.

 

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