Perugia, 9 aprile 2021 – “Già nel giugno dell’anno scorso, subito dopo il primo lockdown, lamentammo le difficoltà di chi opera nel nostro settore dovute alla chiusura dei servizi resi in presenza dai pubblici uffici, senza immediate e adeguate misure alternative”. È la Rete delle professioni tecniche dell’Umbria (Rptu) che, nel corso della conferenza stampa online che si è svolta venerdì 9 aprile, per voce del coordinatore Livio Farina, evidenzia il perseverare di difficoltà legate all’accesso alle informazioni e ai documenti depositati presso le pubbliche amministrazioni.

“Chiedemmo già allora – ricorda Farina – di essere messi rapidamente in condizione di poter lavorare e svolgere il nostro fondamentale ruolo di raccordo tra cittadini, imprese e istituzioni, garantendo la nostra disponibilità a trovare soluzioni utili per gestire il periodo transitorio. Il confronto istituzionale con gli uffici e l’accesso agli atti depositati negli archivi comunali (licenze, concessioni, autorizzazioni, permessi, ecc..) sono servizi essenziali, che vanno ovviamente garantiti in presenza, nel rispetto delle norme anti-contagio, in mancanza della digitalizzazione e informatizzazione degli atti amministrativi storici, che a oggi rimane, purtroppo, solo una utopia”. Tali attività sono infatti propedeutiche alle verifiche necessarie per poter certificare, come ad esempio viene richiesto ai professionisti dell’area tecnica, la legittimità degli immobili per le pratiche edilizie e anche per gli interventi del Superbonus.
“La situazione – spiega ancora il coordinatore Farina –, che sconta in primis un endemico ritardo delle Pubbliche amministrazioni locali nei processi di digitalizzazione e informatizzazione, è spesso aggravato da difficoltà organizzative o di organico interne alle stesse amministrazioni: il ricorso al lavoro ‘agile’ generalizzato però, oltre che un disservizio per cittadini e imprese, comporta sempre maggiori difficoltà e danni ai professionisti che, per cause non dipendenti da loro, si trovano a dover affrontare, con la pandemia, ulteriori complicazioni e ritardi anche nelle attività più ordinarie”.

“Vogliamo essere messi in condizione di lavorare anche noi liberi professionisti – aggiunge il coordinatore della Rptu – con la possibilità di poter esercitare in tempi accettabili i nostri diritti senza chiedere favori a nessuno. Abbiamo, inoltre, necessità che vengano realmente uniformate, almeno a livello regionale, le procedure e le tempistiche dei vari procedimenti (come dovrebbe essere per legge) e dei servizi, da rendere oggi necessariamente in presenza, che devono essere certi e accettabili: non possono esistere, come effettivamente avviene, 92 diverse procedure per i 92 comuni dell’Umbria. Dobbiamo poter essere messi poi, come tutti, in condizione di programmare il nostro lavoro e di dare certezze ai nostri clienti: non possiamo più permetterci di perdere il lavoro per colpa non nostra”.

Il coordinatore ha anche evidenziato l’esigenza di rivedere, in chiave di semplificazione e chiarezza applicativa, il quadro normativo regionale di riferimento per il ‘Governo del territorio’, in coerenza con le più recenti norme nazionali: “Serve riorganizzare l’intero quadro di riferimento regionale e i Testi unici, con particolare riguardo al ‘Governo del territorio e materie correlate’ affinché esista reale coordinamento, chiarezza, semplicità applicativa e condivisione interpretativa delle norme, per coloro che sono chiamati ad applicarle e a controllarne la corretta applicazione”.

Da tempo e in più occasioni tali esigenze sono state esposte alla Regione dell’Umbria, che proprio nei giorni scorsi ha convocato il tanto richiesto tavolo di confronto, per condividere con la Rete alcune prime proposte di modifica alla Legge regionale 01/2015. “Speriamo che il confronto e la condivisione di intenti possano proseguire e produrre i frutti sperati – commenta Farina –. Da parte nostra c’è la massima disponibilità a collaborare. È infatti indifferibile per noi creare le condizioni per poter svolgere il ruolo assegnatoci da una semplificazione burocratica che ci ha trasferito, come professionisti, molte funzioni e attività prima svolte dall’Ac; come anche fare la nostra parte per rendere effettivamente attuabili le diverse misure di rilancio economico in tema di costruzioni e riqualificazione del patrimonio esistente varate a luglio 2020 dallo stato centrale (Superbonus), ma che oggi, per i suindicati motivi, oltre che per l’incertezza delle disposizioni e la ristrettezza dei tempi che specificamente lo regolano, faticano davvero a decollare”.

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