Dal nostro inviato GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 23 aprile 2021 – Leonello è uno che si sporca le mani tra l’incudine e il martello, dove suoni e odori trasformano la materia dando forma a oggetti utili che regalano emozioni. Stiamo parlando della bottega del fabbro Leonello De Santis, l’ultimo bravissimo artigiano del centro storico di Foligno, capace di far rivivere con il fuoco della forgia la lavorazione del ferro. Entrando nella sua bottega, nera è l’incudine, nero il martello, neri i muri pure quando non sono avvolti dall’oscurità. E nere sono anche le sue mani sapienti e antichi i suoi gesti.

«Non c’è nulla che non si possa fare con il ferro» dice il mastro fabbro, ma nel forgiare la materia a caldo ci vuole mano precisa. Per essere del mestiere servono abilità, tecnica, intuito e capacità che si acquisiscono con pazienza e quotidiano impegno. In questo scenario il saper fare e creare dell’uomo, la lentezza, la manualità e la fatica mettono in risalto un mondo in via di sparizione, che contrasta con la velocità e l’alienazione dei mestieri moderni ai quali siamo ormai abituati. Leonello è un signore d’altri tempi, non solo perché fabbri non se ne trovano più, ma anche e soprattutto per la sua disponibilità. La sua bottega è nel cuore del centro storico di Foligno, in via Scuola Arti e Mestieri. Già il nome della via la dice lunga e dalle pagine ingiallite dei libri di storia sappiamo che proprio qui fu creata nel 1870 la prestigiosa “Scuola di Arti e Mestieri”.

Oggi, chi passa in via Scuola Arti e Mestieri non può fare a meno di gettare l’occhio e curiosare dentro la bottega, perché è come fare un viaggio sulla macchina del tempo: si respira il profumo del ferro e si resta affascinati. Affascinati anche dal disordine che vi regna, tanto che, al primo impatto, sembra più somigliante alla bottega di un rigattiere piuttosto che a quella di un artigiano. Poi gli attrezzi e i ferri sparsi ti fanno capire che è una fucina. Tutto è apparentemente disordinato (apparentemente per noi), perché Leonello ritrova con facilità sempre tutto. Il maestro, come lo chiamano alcuni con grande rispetto, è un uomo semplice e acculturato. Nella vita è stato un dipendente pubblico e l’arte di lavorare il ferro l’ha affinata all’Istituto Tecnico Industriale dove, per molti anni, è stato un prezioso collaboratore scolastico. Da sempre, dunque, la sua incudine canta e le sue mani creano con passione, entusiasmo, abilità, conoscenza e precisione oggetti che sono spesso un connubio tra artigianato e design. Quando riassume i suoi 70 le pagine corrono all’indietro come fossero girate dal vento.

Nei suoi racconti s’intrecciano storie di sacrifici e di onestà. Questo fabbro è ormai l’icona per i residenti del quartiere e non solo. E’ come una mamma, lo chiamano tutti quando non sanno come fare e a chi altro rivolgersi per risolvere un’emergenza, ma anche per chiedere dei consigli o semplicemente per guardarlo lavorare. Lui aiuta sempre tutti. Ha l’abitudine al sacrificio, perché nella sua vita ha sempre lavorato. Da bambino dava una mano al papà che tagliava e vendeva la legna dei boschi. Dopo la scuola andava a consegnare ceste di legna e carbone ai clienti di famiglia.

In cuor suo, però, ha sempre nutrito la passione di plasmare il ferro e, con orgoglio mostra alcuni lavori che conserva come cimeli. Fra questi alcuni ferri da cialda, quelli a tenaglia, usati anche per il pane consacrato, i cui dischi interni sono finemente decorati. Leonello possiede anche una bella voce, educata sin da bambino. Da molti anni fa parte della magia di un coro come cantore di musica sacra. Insomma, un uomo stimato e rispettato da tutti e non solo per le sue vocazioni naturali, ma anche per il rigore morale.

 

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