Perugia, 30 aprile 2021 – L’autopsia sul cadavere di Samuele De Paoli il 22enne di Bastia Umbra, trovato morto in un fosso nella zona di Sant’Andrea delle Fratte a Perugia, è iniziata oggi pomeriggio. L’esame autoptico dovrà chiarirà molte cose sulla triste vicenda, anzitutto accertare il livello delle lesioni, la pregressa assunzione di sostanze stupefacenti e l’ora del decesso. Per il momento, il fascicolo aperto per la sua morte  è ancora di omicidio volontario.

Patricia, la transessuale accusata di omicidio preterintenzionale, ha riferito che dopo la colluttazione, sono caduti entrambi nel fosso e che lei è fuggita ma il giovane era vivo. La Polizia ha sentito anche l’autista della trans, al quale Patricia durante il tragitto per farsi riportare a casa avrebbe chiesto “se non era il caso di tornare indietro per vedere se quel giovane era ancorali”. L’autista, però, l’avrebbe tranquillizzata, rispondendogli di “lasciar perdere, perché il giovane sarebbe già tornato a casa”.

Il magistrato, Giuseppe Petrazzini che coordina le indagini, ha chiesto un nuovo esame sul corpo di Patricia. Lei/lui ha il doppio dell’età di Samuele e pesa anche molto. E’ difesa da Francesco Gatti, mentre la famiglia di Samuele dall’avvocato Valter Biscotti.

Insomma, la dinamica è ancora tutta di chiarire. L’avvocato Biscotti afferma che la mamma, come pure i fratelli di Samule, sono provati dalla tragedia. “E’ una famiglia scossa da tutta questa storia – riferisce il legale – Una famiglia perbene, gente che lavora. Così era anche Samuele. Un ragazzo come tanti altri, che non aveva dipendenze, almeno stando a quanto dicono tutti”. Anche una barista di Cipresso afferma che Samuele non beveva mai alcolici. Prendeva cappuccino e brioche.

Intanto, in molti sono dispiaciuti per le offesa sui social alla giovane vittima. Purtroppo, in questi casi l’informazione corre sempre veloce e tutti si ergono a giudici. La nostra società ha praticamente censurato i concetti di finitezza e morte da un lato, e di crudeltà e male dall’altro. E non è finita qui: la violenza è una spirale che si autoalimenta. Fateci caso: non c’è aggressione verbale sui social che non generi altra violenza, uguale o peggiore.

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