Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 9 maggio 2021 – Si sta avvicinando a grandi passi alla soglia dei 100 anni, ma è meglio non parlargli troppo di questo argomento che lo annoia. Lidio Pepponi, infatti, mostra ancora una vitalità sbalorditiva e l’entusiasmo di un grande e solare artista. Da queste pagine gli domandiamo un grande abbraccio. Il suo tempio dell’arte, in via Rutili, dove andavo spesso a trovarlo, è chiuso da quando c’è la pandemia. Non ha più riaperto “bottega” per restare in sicurezza contro il virus. Ogni volta lo trovavo con il pennello in mano. Anche adesso che vive a casa, però, non ha mai smesso un giorno di abbandonare la sua tavolozza. Per lui è fonte vita.

Racconta così la sua vocazione per l’arte, anzi per la bella arte. “Ho sempre avuto sin da bambino – esordì – la passione per il disegno e tengo a precisare che sono un autodidatta ma, con la mia caparbietà, sono riuscito a imitare alla perfezione tanti capolavori della storia, spesso partendo da piccole immagini. La verità è che ho sempre amato l’arte vera e non sono mai andato controcorrente. E’ quello che oggi insegno (insegnavo) a tanti giovani che frequentano (frequentavano) il mio studio, perché anche se tanti grandi maestri come Picasso, hanno dipinto quadri astratti, lo hanno fatto a fine carriera. Quando a loro era tutto permesso”.

Quando hai iniziato a dipingere su tela? Allarga le braccia e con il suo accattivante sorriso racconta: “Ho iniziato a dipingere a 16 anni e il mio eccellente maestro è stato il grande pittore Carlo Frappi. Sono stato nel suo studio durante tre periodi estivi e ho imparato tantissimo. Ricordo che il primo giorno che arrivai, mi diedi due soggetti da disegnare. Quando li ho realizzati su un foglio bianco, il maestro mi chiese: ragazzo, che scuola hai frequentato? Alla risposta che aveva frequentato il liceo classico, Frappi fece una smorfia e scuotendo la testa mi disse: hai talento e va coltivato. M’iscrisse lui stesso all’istituto di Belle Arti e mi fece anche un favore, perché non andavo matto il greco e il latino. E’ stato così che ho affinato la tecnica, divenendo ben presto molti abile nelle pennellate e coltivando ogni giorno il disegno e l’impressionismo. Una passione che non ho mai abbandonato, nemmeno quando vinsi il concorso in ferrovia come capo tecnico”.

Sull’onda travolgente dei ricordi precisa: “Prima del pennello e della tavolozza, bisogna usare la matita, allenarsi al disegno. Sono necessari fantasia e sentimento”. Lidio Pepponi, parla con parole magiche, sempre intimamente intrecciate tra loro. Ai tanti giovani che hanno frequentato il suo studio di via Rutili ha insegnato l’arte vera e lo ha fatto sempre con tanto amore, profonda fede e dignità verso la pittura e il disegno.

 

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