Dal 2010 esiste la possibilità di somministrare i farmaci per l’interruzione di gravidanza ma i nosocomi non garantiscono questo servizio alle donne

Perugia, 26 maggio 2021 – Da Udi Perugia – Unione Donne in Italia – CGIL Perugia e Terni – Terni Donne Aps – Associazione L’Albero di Antonia – Forum Donne di Amelia – Associazione Donne contro la guerra Rav – Rete delle donne antiviolenza – Associazione Bottegart Aps – So’Stare Microeditoria del borgo consapevole La Goccia – Associazione culturale – RU2020 Rete Umbra per l’Autodetrminazione riceviamo e pubblichiamo la lettera indirizzata ai direttori degli ospedali di Perugia e Terni.

Gentili Direttori, Sono passati ormai 43 anni da quando la Legge n. 194/1978 ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto. Nel mese di settembre 2020 Vi abbiamo scritto per sollecitare una presa di posizione in merito al fatto che i due Ospedali di Perugia e Terni, sedi di Università e riferimenti per la gran parte della popolazione che risiede in Umbria e non solo, non hanno mai iniziato la somministrazione dei medicinali per l’aborto farmacologico (RU e Misoprostolo).

Dal 2010 esiste la possibilità di somministrare i farmaci per l’interruzione di gravidanza attraverso una procedura semplice e controllata in regime ospedaliero, come avviene da molto tempo in tutta Europa .

In data 21 dicembre 2020 – sei mesi addietro – sono state recepite dalla Regione Umbria con delibera n.1173 le nuove Linee di Indirizzo del Ministero del 13 agosto 2020. Questa ha stabilito, purtroppo restringendo le indicazioni ministeriali, che è possibile praticare l’interruzione della gravidanza con il metodo farmacologico solo in ospedale e non nei consultori umbri.

Non vediamo, quindi, quali siano attualmente gli ostacoli che impediscono ai nosocomi umbri di garantire questo servizio alle donne. Non capiamo perchè negare l’esercizio di un diritto a chi vuole usufruire di tale procedura non chirurgica, non invasiva e che comporta pochi accessi in Ospedale, limitando così anche i costi a carico delle strutture.

Sono, infatti, numerose le donne costrette a spostarsi fuori regione o in altre sedi ospedaliere umbre più difficili da raggiungere, che invece potrebbero e vorrebbero rivolgersi agli Ospedali di Perugia e Terni come previsto dalla normativa. Gli specializzandi e le specializzande in ostetricia ed i medici in formazione presso gli Ospedali di Perugia e Terni, non vengono messi nelle condizioni di apprendere, come dovrebbero fare tutti gli studenti universitari, le procedure utili per aborti non solo volontari, ma anche spontanei, attraverso le più moderne tecniche riconosciute dalla scienza, che andrebbero privilegiate ed incentivate, specie in epoca COVID, così come richiesto dalla SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) oltre che dall’OMS.

Vi sollecitiamo, quindi, nuovamente, a prendere in considerazione la nostra richiesta affinchè i maggiori Ospedali umbri da Voi diretti, si adeguino in tempi rapidi, organizzando un servizio per la IVG farmacologica anche a Perugia e a Terni. Riteniamo penalizzante e lesivo obbligare le donne ad usufruire ancora di tecniche più invasive e pericolose per la salute riproduttiva in Cliniche Ostetriche che, invece, vogliono e dovrebbero fornire il miglior livello di cure alle cittadine che vi si rivolgono, peraltro evitando un pesante aggravio di costi per le strutture stesse.
Restando in attesa di una risposta in tempi brevi, porgiamo cortesi saluti.

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