Articolo di GILBERTO SCALABRINI
Foligno, 29 maggio 2021 – E’ ormai diffuso tra le decine di ragazzi che, poco dopo le 16, si ritrovano per l’aperitivo nei vari bar della città alla ricerca di quella che ormai considerano una normalità. Uno stravolgimento delle abitudini: oggi, complice anche la bella giornata, tavoli tutti occupati e i ragazzi con l’aperitivo in mano. Sono seduti vicino, senza distanziamento sociale e senza mascherina.
Alle 17 qualcuno ha già ordinato il secondo bicchiere di spritz (il drink più leggero e anche il più bevuto, a base i vino bianco con aggiunta di un liquore) o di prosecco. Scene analoghe nella zona della movida. Ormai Foligno è la capitale dell’Umbria di questo rito sacro: arrivano da ogni parte ed è un pubblico eterogeneo.
Mi fermo a piazza san Domenico a scambiare due chiacchiere con alcuni di loro e i giovani mi dicono che quello che gli manca di più è la possibilità di organizzarsi la serata, perchè il coprifuoco alle 23 li costringe a rientrare a casa e non fare le ore piccole.
Accuditi da quasi 2 anni con la didattica a distanza nella speranza illusoria che basti a colmare il vuoto scolastico, i nostri ragazzi si sono trovati improvvisamente esposti a solitudine e a sofferenza impreviste. Molti avvertono l’angoscia di chi non è mai stato educato ad affrontare il dolore e la possibilità della morte.
Purtroppo,il tempo della tecnica impone a tutti la rapidità, l’immediatezza delle decisioni, mentre il tempo dell’uomo richiede ancora, a mio avviso, la lentezza delle parole e il fluire silenzioso delle stagioni che alimentano il viaggio interiore.

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