Si rivolge alla comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve affinché il Sinodo non diventi un bel documento destinato agli archivi

Perrugia, 3 agosto 2021 – Di seguito il testo integrale della lettera a sacerdoti, diocesani e religiosi, ai diaconi, ai seminaristi, a tutti i consacrati e all’intero popolo di Dio. Fratelli e figli, stiamo attraversando un periodo storico turbato da tante tensioni e fermenti, ma purtroppo privo di slanci utopici e spesso ripiegato nella contemplazione di “bassi profili”. Proprio agli uomini e alle donne che si agitano in tale contesto, il credente è chiamato a testimoniare la radicalità del Vangelo. Non è facile oggi per noi calarci nel solco di una tradizione passata che, pur coi suoi limiti, è stata capace di coniugare, almeno nei suoi tempi migliori, profezia ed etica della responsabilità.

Essere ceri pasquali. Per questo oggi noi cristiani non possiamo essere “lucignoli fumiganti” ma piuttosto “ceri pasquali”, come diceva don Tonino Bello. Non possiamo e non dobbiamo essere un popolo di gente rassegnata, ma un popolo pasquale, che sta in piedi.

Le responsabilità dei cristiani. Noi cristiani, come diceva La Pira, siamo chiamati “ad elevare nel mondo la lampada di Dio”. In un tempo nel quale sembrano far da padrone l’edonismo, la tecnica ed una schiacciante cultura relativistica, questa lampada è necessario che sia ben accesa e stia in alto. Di tutto questo, purtroppo, anche noi credenti abbiamo in parte le nostre responsabilità. Per troppo tempo ci siamo accontentati e siamo stati addirittura paghi di quel che si vedeva: ci sembrava perfino che Dio dovesse ringraziarci per la nostra fedeltà. Oggi facciamo fatica a dover constatare che siamo minoranze ed in continuo confronto con persone che pensano ed agiscono in contrasto coi principi ispirati al Vangelo. C’è perciò necessità, da parte nostra, di una fedeltà ancora più grande dinanzi a Dio, e di un amore che sappia raggiungere ogni tipo di distanza.

Testimonianza più autentica e verace. Il Signore oggi chiede a tutti noi una testimonianza più autentica e verace. Per questo occorre unità. Un’unità che è dono dello Spirito Santo e diventa capace di farci superare ogni tipo di ostacolo, perché fonda la sua speranza nella preghiera di Gesù: “ut unum sint!”. Siano una cosa sola! È lo Spirito Santo, che ci sprona continuamente verso la pienezza della verità. È ancora lo Spirito che sta spingendo le Chiese che sono in Italia in un “cammino sinodale”.

Nulla è impossibile a Dio. Qualcuno si chiede: saremo in grado di rispondere a questa sfida che il Santo Padre ha avuto il coraggio di proporci? Sì, è possibile, perché crediamo che valga anche per noi ciò che fu detto dall’Angelo a Maria di Nazareth: “Nulla è impossibile a Dio”. Il sì di Maria mi richiama alla mente l’icona della nostra Madonna della Grazia, nella cattedrale. Essa è madre e icona della Chiesa; è simbolo della Chiesa che, orante, risponde il suo al di Dio, nei confronti dell’uomo. Ognuno di noi è chiamato a diventare, sempre di più, pur nei limiti della sua vita, pur nella gravezza delle sue colpe, un che risponde al di Dio.

Non rassegnarsi al quotidiano. Mediante questo atto di conversione si realizzerà quell’unità che il Signore vuole da parte nostra e alla quale noi profondamente aspiriamo. Senza ciò anche il cammino sinodale della Chiesa italiana rimarrebbe un desiderio che potrà risolversi alla fine in un bel documento scritto, destinato agli archivi. Rivolgo a tutti voi un augurio: non rassegnatevi al quotidiano o al pensiero “che si è sempre fatto così”; siate, carissimi, un popolo che “sta in piedi, come quello dell’Apocalisse, davanti al trono di Dio”.

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