«In una società altamente antropizzata – spiega Luca Panichi, presidente di ANABIC –  l’allevamento brado e semibrado ristabilisce un habitat ottimale per la qualità della vita»

PERUGIA , 1 ottobre 2021 – Contro gli incendi boschivi, scendono in campo i bovini. Si perché le vacche, i vitelli e i tori lasciati al pascolo e correttamente gestiti, possono dare una mano concreta all’uomo per avere boschi e foreste migliori. Animali utili non solo per il cibo, ma anche per avere intorno a sé un ambiente migliore, come ha spiegato Luca Panichi, il presidente della Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne – ANABIC.

«In una società altamente antropizzata, come quella attuale, non si può prescindere dall’allevamento brado e semibrado per ristabilire un habitat ottimale dove la qualità della vita sia sempre più alta. Questo è quello che hanno fatto oltre il 70% degli allevatori delle razze bovine italiane Marchigiana, Chianina, Podolica, Maremmana e Romagnola». L’appello arriva nella giornata dedicata all’Habitat che, come ogni anno dal 1995, si celebra il 2 ottobre designato dalle Nazioni Unite come «Giornata mondiale dell’habitat».

L’ANABIC che ha sede a San Martino in Colle (Perugia) è un vero punto di eccellenza per quanto riguarda il mondo dei bovini da carne ed un fondamentale riferimento per oltre 5.100 allevatori a livello nazionale che allevano oltre 160.000 capi bovini delle suddette razze distribuite per l’80% nelle montagne e colline italiane.

Porta diversi esempi il presidente Panichi, dove la mano dell’uomo o la sua assenza, ha modificato in maniera importante il territorio, provocando anche danni irreparabili.

Uno su tutti è l’assenza della manutenzione del sottobosco, fondamentale per permettere alle piante di crescere senza l’intralcio della sterpaglia ed evitare incendi. Le fiamme che hanno divorato molte regioni e le isole italiane, hanno trovato nella mancanza di attenzione verso le aree forestali un aiuto in più.

Non solo, – precisa Panichi – ma una gestione ottimale dei pascoli, che senza animali diventerebbero aree abbandonate ed incontrollabili, garantisce un’appropriata sostenibilità economica per l’allevatore ed una tutela concreta della biodiversità vegetale e animale, elemento fondamentale per il mantenimento di ogni habitat.”

Senza dimenticare che i pascoli e l’allevamento aumentano anche la diversità paesaggistica una delle grandi ricchezze del nostro Paese.

Basti pensare infatti che, in caso di abbandono dell’allevamento di animali, i territori collinari e montani coperti da pascoli intercalati a macchie boscate e coltivazioni, che caratterizzano con una enorme e gradevole varietà di colori le nostre colline, in pochi anni, verrebbero occupati totalmente dal bosco ed il paesaggio cambierebbe aspetto diventando molto più monotono e piatto e dunque molto meno piacevole ed attraente.

Anche su questi aspetti l’ANABIC stanno lavorando, per selezionare e mettere a disposizione dei propri allevatori animali sempre adattati al pascolamento in modo da favorire ulteriormente il passaggio all’allevamento estensivo con largo uso del pascolo.

Per favorire questo processo ed assecondare le esigenze degli allevatori – conclude il presidente Panichi – l’Associazione sta inserendo nei propri obiettivi di selezione l’esaltazione dei caratteri che rendano gli animali sempre più adatti all’allevamento estensivo e al pascolamento, senza pregiudicarne la produzione e la qualità della carne. Il miglioramento genetico svolto in questi decenni ha consentito alle cinque razze italiane di rimanere vitali e numericamente significative a differenza di molte altre razze podoliche di origine europea che si sono estinte o sono conservate in appositi siti di protezione.

 

(23)

Share Button