A fare il punto sono i vertici di Anabic e del Centro Genetico di Perugia, in occasione della Giornata Mondiale degli Animali negli Allevamenti

PERUGIA, 15 ottobre 2021 – Terreni riservati al pascolo, dove i bovini possono ruminare in tutta tranquillità. Ampi spazi verdi destinati alle vacche, che possono vivere in modo naturale.

 

Sono una caratteristica della gran parte degli allevamenti associati ad Anabic, l’Associazione Nazionale degli Allevatori di Bovini Italiani da Carne. A fare il punto sono i vertici di Anabic e del Centro Genetico di Perugia, in occasione della Giornata Mondiale degli Animali negli Allevamenti.

«C’è un modo di allevare i bovini, purtroppo poco conosciuto dai più, ed invece estremamente significativo e diffuso, particolarmente nelle aree montane e svantaggiate del nostro Paese, che è fortemente rispettoso delle esigenze degli animali e dell’ambiente».

 

Allevatori che mantengono i propri animali nei terreni di montagna e di alta collina, che li alimentano con l’erba dei pascoli o degli erbai appositamente seminati per loro, che, per garantire loro un ambiente idoneo, mantengono i terreni nelle migliori condizioni di fertilità, ne controllano e sistemano i fossi e le scoline per regimarne le acque, li fertilizzano con il migliore concime esistente in natura prodotto dallo stesso ciclo biologico degli animali, sono l’espressione più autentica e vera della zootecnia sostenibile.

 

Un tipo di zootecnia che è praticata da oltre il 70 % degli allevatori delle razze bovine da carne Marchigiana, Chianina, Romagnola, Maremmana e Podolica associate all’Anabic, che fanno della natura e dell’economia circolare un proprio punto di forza.

 

A scattare una fotografia di ciò, sono i numeri: circa il 40% degli allevamenti di queste razze sono in montagna mentre il 55% in collina; delle 5 razze che vengono seguite da Anabic, la Maremmana e la Podolica sfiorano il 100% dei capi allevati allo stato brado o semi brado, mentre per la Chianina e la Romagnola la percentuale supera il 60% e per la Marchigiana si attesta sopra il 50%.

 

«Allevare in modo estensivo – sottolinea l’Anabic – oltre a garantire condizioni di confort e di benessere ottimale per gli animali, che l’allevatore attento e lungimirante deve sempre ricercare, riduce drasticamente l’uso di antibiotici e di farmaci, perché gli animali si ammalano di meno, favorisce la nascita naturale dei vitelli, anche se purtroppo li espongono agli attacchi dei lupi e dei predatori, permette l’utilizzo controllato del suolo e del bosco e ne previene il dissesto e gli incendi».

 

Da questi dati emerge chiaramente che esistono, e sono in aumento, numerosi esempi virtuosi di allevamento di bovini delle razze autoctone da carne, che, pur perseguendo chiaramente obiettivi di efficienza produttiva, ne rispettano il benessere e sono perfettamente integrati con l’ambiente che vivono.

 

Sono una risorsa da tenere in considerazione, sostenere e tutelare perché rappresentano un baluardo di sostenibilità reale a beneficio dell’intera società, e che l’Anabic è orgogliosa di rappresentare.

(22)

Share Button