Individuato al “circolaccio” di Spoleto  gruppo anarco-insurrezionalista

Perugia, 11 novembre 2021 – La base del presunto gruppo anarco-insurrezionalista era il “circolaccio” di Spoleto, che effettuava la distribuzione di un giornale clandestino chiamato il “Vetriolo”  tra Spoleto e Foligno. Fin dal primo numero pubblicato (il nr. 0), infatti, gli estensori avevano chiarito che loro intento non era solo quello di fare un “giornale di denuncia di fatti particolarmente gravi” ma di far ripartire “l’attacco allo stato e al capitale”.
In tale ottica, gli inquiorenti hanno ritenuto di poter leggere una serie di danneggiamenti e attentati registrati a partire dall’ottobre 2017, che sono stati rivendicati da gruppi rientranti nell’anarco insurrezionalismo e dimostrativi dell’esistenza di un movimento violento potenzialmente interessato e recettivo rispetto ai messaggi provenienti dalla rivista “Vetriolo”.

Questa mattina all’alba, i carabinieri del Ros, con il supporto in fase esecutiva dei comandi provinciali di Cagliari, Cosenza, Cremona, Genova, Lecce, Massa, Perugia, Roma, Taranto e Viterbo hanno datoesecuzione a una ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal tribunale di Perugia, su richiesta della locale procura della Repubblica. A casa di un indagato è trovato, durante la perquisizione, un elenco di siti con il nome della società pubblica Leonardo (Finmeccanica) e di caserme con indirizzi. Il comandante del Ros, generale Pasquale Angelosanto, ha ricordato, suo malgrado, che «dal 1999 sono stati messi a segno 15 attentati dinamitardi e incendiari in danno di caserme dell’Arma.

L’operazione è stata illustrata ai giornalisti dal procuratore di Perugia, Raffaele Cantone (nella foto), dal coordinatore antiterrorismo della procura di Milano, Alberto Nobili, dal comandante del Ros generale Pasquale Angelosanto, e dalla pm perugina Manuela Comodi. Si è così appreso che nel  “circolaccio”  era approfondita e discussa la dottrina della Federazione anarchica informale, poi propagandata con la rivista clandestina distribuita a livello nazionale. Tutto sarebbe iniziato da febbraio 2017 come dimostrano gli articoli pubblicati riconducibili anche a Alfredo Cospito, l’ideologo della Fai e l’istigatore del presunto gruppo di anarchico-insurrezionalisti.

Sei gli indagati, accusati a vario titolo di istigazione a delinquere e istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. La custodia cautelare in carcere è stata disposta nei confronti dello stesso Cospito (già in carcere per l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo, Roberto Adinolfi, gambizzato nel 2012 a Genova, e condannato a vent’anni nel processo Scripta Manent contro il Fai).  Arresti domiciliari per lo spoletino Michele Fabiani, 34 anni, con braccialetto elettronico, e altre quattro ongiunti all’obbligo di dimora con obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

Cospito dal carcere avrebbe inviato articoli per il giornale e pubblicati. Come? Il materiale sarebbe uscito mediante persone che si recavano in visita a colloquio nel penitenziario di Ferrara in cui è ristretto.

«Alle pubblicazioni  dei fogli– ha spiegato il pubblico ministero Manuela Comodi – sono seguite ‘piccole azioni dirette’, come le chiamavano loro, ad esempio gravi danneggiamenti a un automezzo di Poste Italiane avvenuto a Foligno». Pertanto, neanche il Covid ha fermato il gruppo, tanto che Fabiani e gli altri – hanno detto gli inquirenti -,distribuivano le 500 o mille copie del periodico,  violando le norme restrittive del lockdown.

Su alcuni di questi episodi le indagini hanno consentito di raccogliere elementi probatori anche relativi alla divulgazione sul web di documenti in chiave anti-carceraria, antimilitarista, di solidarietà ai detenuti e di istigazione alla violenza nei confronti delle Forze Armate dello Stato, oggetto di vilipendio anche attraverso scritte murali.

Contestualmente alle misure cautelari, sono state eseguite numerose perquisizioni su tutto il territorio nazionale.
Inoltre, è stata data esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari per l’oscuramento di due siti internet utilizzati dal gruppo indagato per diffondere, anche nel web, i contenuti istigatori della rivista clandestina.

Le indagini condotte dal ROS si inseriscono in una più ampia strategia di contrasto alle manifestazioni eversive condotta dall’Arma dei Carabinieri su tutto il territorio nazionale, volta alla identificazione di presenze e disarticolazione di strutturati gruppi violenti.

Il giornale era stampato stampato in una tipografia di Milano. Nelle pagine si inveiva «contro lo Stato tiranno e liberticida che con la scusa della pandemia uccide le libertà individuali». Da Milano hanno preso il via le indagini.

«Abbiamo letto frasi pesanti – dice il pm Alberto Nobili della Procura di Milano impegnato nell’attività di coordinamento contro il terrorismo -. Dicevano “Vogliamo vedere il sangue dello Stato, esaltando le gesta dell’anarchico che nel 1900 assassinò Re Umberto I per far cadere la monarchia». E ancora: «Basta assemblee, convegni e manifestazioni, si porta l’attacco frontale contro lo Stato e il capitalismo. Siamo certi che quegli scritti provengano da quel mondo lì e bisogna stare molto attenti anche perché il nuovo bersaglio del mondo anarchico sono i No-Vax, a loro importa poco dei vaccini, fanno proselitismo e propaganda attorno al malcontento sociale. Altrimenti Cospito non parlerebbe di ‘Colpire, forzando il mito dell’anarchia vendicatrice’, di ‘scontro violento e lotta armata’».

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