Perugia , 5 dicembre 2021 – Quale futuro per la sanità in Umbria? Sicuramente non roseo. Ce lo dicono i dati drammatici sulle liste d’attesa, sempre più lunghi, tali da spingere le persone verso il sistema privato, con tasche sempre più asciugate dalla ripresa dell’inflazione e dal rincaro delle bollette in questo inverno che incomincia a mordere. Come faranno i 142mila pensionati della provincia di Perugia a fare fronte a tutto ciò? Ricordiamo che oltre 121mila anziani vivono, anzi sopravvivono, con meno di 1000 euro al mese.

Sicuramente non aiuta in questa situazione il nuovo Piano Sanitario Regionale, preadottato dalla Giunta Tesei. Perchè questo piano, infarcito di parole inglesi, è vecchio, inadeguato e pieno di contraddizioni. Si dice di puntare sul territorio, mentre i distretti sanitari passano da 12 a 5, con  aggregazioni territoriali che dimostrano una conoscenza dell’Umbria pari a zero (S.Giustino con Città della Pieve, Norcia con Nocera Umbra, Cannara con Pietralunga, ecc.). Si dice: bisogna ridurre la catena di comando, ma i cittadini che vivono nei nostri territori, non sono fanti da ricollocare in caserma. Manca il personale, mancano gli investimenti soprattutto nella prevenzione e nella ricerca, nonostante il proposito di istituire l’Irccs.

Serve un registro tumori. Non si dice nulla sui “medici di base”, niente sulla ”salute mentale”, che il COVID ha fatto emergere come problema rilevante per la nostra regione, niente sui consultori e sulla ginecologia. E poi, non si precisano i ruoli e le funzioni dei singoli ospedali, nella logica della riabilitazione e della emergenza/urgenza. Manca il come costituire l’azienda ospedaliera  universitaria e non si prevedono borse di studio per i “medici specialisti”. In questo quadro la Regione dell’Umbria non garantirà più i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza ) e questo va assolutamente evitato! Questo piano va totalmente riscritto, un piano suggerito da “alcuni stakeholders” (come  appare nel testo). Stakeholders significa letteralmente “portatori di interessi”, interessi che non sono evidentemente quelli dei lavoratori e dei pensionati, assolutamente non coinvolti, ma di chi pensa di fare della sanità umbra un’occasione di profitto. Non possiamo accettare questo piano inclinato della sanità umbra, se non ci sarà un cambio radicale, diventa necessario ricorrere alla mobilitazione delle forze sociali e dei cittadini!

 

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