L’incontro si è svolto in Vaticano in occasione del 150° anniversario dalla  fondazione dell’istituto. La Presidente Di Maolo: “È in atto una pericolosa deriva culturale secondo cui l’inguaribile è incurabile, ma al Serafico crediamo che dell’inguaribile ci si possa sempre prendere cura per guardare alla vita in tutta la sua pienezza e ci battiamo ogni giorno per dare voce alle persone più fragili e alle loro famiglie”

Roma, 13 dicembre 2021 – Quanto vale un essere umano? L’Istituto Serafico di Assisi lo ha sempre avuto ben chiaro, sin dall’inizio del suo lungo percorso al fianco della vita più fragile e indifesa: ogni persona, in qualsiasi circostanza e nonostante il limite e la malattia, possiede una dignità piena, inalienabile e non graduabile. Ovvero quel valore che ogni uomo detiene, per il semplice fatto di esistere, e che lo qualifica come individuo unico e irripetibile, che non può prescindere dalla relazione con l’altro e con il mondo che lo circonda. È da questo presupposto che nasce l’impegno del Serafico, fondato il 17 settembre 1781 da San Ludovico da Casoria, che decise di istituire ad Assisi un’Opera dedicata a San Francesco che si prendesse cura di bambini e ragazzi ciechi e sordi, offrendo loro un’istruzione alla quale all’epoca non avevano accesso. Opera che è proseguita fino ad oggi per rispondere ai bisogni di salute delle persone con grave disabilità, che spesso non trovano risposte adeguate nei servizi sanitari pubblici e finiscono per essere dimenticate.

Nonostante le innumerevoli sfide affrontate nel corso degli anni, la missione del Serafico non è mai cambiata: rendere piena la vita dei ragazzi con fragilità. Un sogno tangibile, che si è coronato nella giornata odierna con l’Udienza privata concessa da Papa Francesco in occasione del 150° anniversario dalla fondazione dell’Istituto. Una data importante anche per il Santo Padre, che proprio il 13 dicembre 2021 celebra 52 anni di ordinazione sacerdotale. Un incontro tanto atteso, che in un clima di duplice festa, ha suggellato il forte legame tra il Serafico e Papa Bergoglio, nato fin dall’inizio del suo pontificato, quando il 4 ottobre 2013 iniziò il suo pellegrinaggio ad Assisi proprio con la visita all’Istituto.

Ricordo bene l’ora che trascorsi con voi ad Assisi. Ero venuto a mettermi sulle orme del Santo di cui ho preso il nome. L’incontro con i vostri ragazzi, che salutai uno per uno, mi fece rivivere, in qualche modo, quell’abbraccio agli ultimi che caratterizzò la vita di San Francesco”, con queste parole il Santo Padre ha dato il benvenuto alla grande famiglia del Serafico, ricevuto in Udienza privata nell’Aula Paolo VI.

Ad aprire l’Udienza è stato il discorso di Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi che, con grande commozione, ha dichiarato: “Questi 150 anni di vita sono stati un viaggio in mare aperto, spinti dall’amore sulla via della fraternità. In questi anni persone straordinarie che hanno scelto di lavorare al Serafico sono state le ali di tanti ragazzi. Sono silenziosi custodi della vita e inconsapevoli costruttori di giustizia e di democrazia. Prendersi cura delle persone più fragili, non è mera assistenza, non è solo un atto di carità, ma è prima di tutto una risposta di giustizia. È riconoscimento della dignità di una persona che ha diritto non solo di sopravvivere, ma di vivere. Amore e giustizia sono inseparabili. Abbiamo il privilegio, ogni giorno, di poter posare gli occhi sui volti dei nostri ragazzi, che ci spalancano la porta del cuore. È proprio questa compassione, che non significa provare pietà, ma sentire l’altro nel cuore, che ci muove in modo inarrestabile. Il Serafico non è un’officina dove si ripara una parte malfunzionante di una macchina. Certo, ci occupiamo della disabilità e del limite, ma il nostro impegno va oltre. Il prendersi cura inizia prima dell’atto medico e assistenziale, nasce nella relazione, cresce attraverso i nostri sguardi e la nostra capacità di tenerezza. La cura si esprime anche nell’attenzione per la bellezza, la musica, l’arte, la preghiera, gli affetti e nell’attenzione per chi lavora al servizio delle persone fragili”.

 

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