Due giorni di eventi con gli allevatori delle cinque razze bovine autoctone italiane. Oltre il 70% degli allevamenti di Anabic è di tipo estensivo ed utilizza i pascoli e boschi delle zone montane e più svantaggiate del Paese

Perugi, 20 dicembre 2021 – Uno dei baluardi per il rispetto dell’ambiente, della biodiversità e della sostenibilità. È Anabic, Associazione Nazionale dei Bovini Italiani da Carne, che la scorsa settimana ha festeggiato i 60 anni di attività, con due giorni densi di eventi e di curiosità.

Ad aprire la manifestazione sono stati i saluti istituzionali del presidente di Anabic Luca Panichi. A seguire gli interventi del direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Umbria Marche Vicenzo Caputo, di Agostino Casapullo rappresentante del Ministero dell’Agricoltura e dell’Assessore Regionale all’Agricoltura dell’Umbria, Roberto Morroni. Il fil rouge che ha legato gli interventi è stata proprio la difesa della biodiversità e della sostenibilità ambientale, un lavoro che Anabic sta portando avanti con i propri iscritti da diversi anni.

«Gli allevatori delle cinque razze bovine autoctone italiane, Marchigiana, Chianina, Romagnola, Maremmana e Podolica – ha detto il presidente Panichi – non devono temere la transizione ecologica perché già stanno svolgendo una zootecnia ambientalmente sostenibile e rispettosa della natura e producono cibo di altissima qualità».

Oltre il 70% degli allevamenti delle razze bovine di Anabic è di tipo estensivo ed utilizza i pascoli e boschi delle zone montane e più svantaggiate del Paese, presidiando territori impervi, a rischio di degrado e di abbandono da parte dell’uomo.
Al termine dei saluti si è svolta l’asta dei bovini, che si tiene ogni tre mesi al Centro Genetico dell’Anabic a Perugia, nella zona di San Martino in Colle nella quale sono messi all’incanto i migliori animali da riproduzione destinati a diventare capostipiti in allevamenti di eccellenza o in Centri di massima qualità.

Numerosi imprenditori hanno partecipato all’asta, nel rispetto delle restrizioni legate al Coronavirus. Allevatori giovani, altamente formati, specializzati, spesso accompagnati da veterinari o da zootecnici esperti di genetica e profondi conoscitori di razze e di bovini.
Tutti con un solo obiettivo: acquistare il vitello geneticamente più puro da portare nei propri allevamenti per migliorare la razza e puntare all’eccellenza. Animali che, dopo pochi mesi dalla nascita, possono arrivare a costare quanto una vettura di media cilindrata: un investimento importante per gli allevatori, come ha dimostrato anche l’ultima tornata.

L’evento si è concluso nel modo più degno per dare testimonianza a quanto comunicato, con la degustazione di piatti con le carni delle cinque razze bovine italiane (ragù di romagnola, tartare di marchigiana, hamburger di chianina, polpette di maremmana e tagliata di podolica) presentate con eleganza e raffinatezza che ne ha esaltato il gusto e la bontà ed ha lasciato nei partecipanti il sapore di una giornata memorabile.

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