L’Artva  è l’apparecchio di ricerca travolti in valanga. Per un utilizzo corretto, ci vuole un addestramento appropriato. Tutti i limiti e le difficoltà della nuova normativa sono stati esposti in un confronto online con Boscariol del Club Alpino Italiano Nazionale

Foligno, 14 gennaio 2022 – La nuova normativa in materia di sicurezza che obbliga dal 1 gennaio l’utilizzo di sistemi elettronici di segnalazione e ricerca (Artva), di pala e sonda da neve anche per la pratica escursionistica in particolari ambienti innevati, è stata oggetto ieri (12 gennaio) di un confronto online in diretta sulla pagina facebook del “Gruppo regionale Cai Umbria”.

Le difficoltà e i limiti interpretativi delle nuove disposizioni, introdotte con il decreto legislativo 40/2021, sono stati illustrati da Gian Paolo Boscariol, membro del Comitato direttivo centrale del Cai. All’incontro online, organizzato dai Gruppi regionali Cai di Umbria e Marche, hanno partecipato quasi 250 persone a dimostrazione della grande attenzione che c’è sull’argomento.

Lo specifico focus organizzato dal Cai ha puntato l’attenzione su quelle attività escursionistiche che fino ad ora venivano praticate senza sistemi Aps (Artva, pala, sonda) perché svolti in ambienti che, seppure innevati, non presentavano particolari pericoli. La nuova normativa prescrive che debba dotarsi di questa strumentazione anche chi pratica sci di fondo ed escursionismo invernale (in particolare con le ciaspole), un’attività quest’ultima che coinvolge sempre più appassionati.

Boscariol ha spiegato che il legislatore nel rivedere la precedente normativa (Legge 363/2003), estende di molto il potenziale ambito degli interessati parlando di generico “rischio valanghe”, tra l’altro confondendo il rischio, che è soggettivo, con il pericolo, che è oggettivo. Il pericolo di valanga, infatti, c’è già dal livello 1, stando alla scala europea, che prevede fino al livello 5. I bollettini valanghe però, come ha ricordato Boscariol, riguardano interi comprensori, quale ad esempio l’Appennino umbro-marchigiano meridionale – Monti Sibillini, e non le specificità delle singole dorsali e questo fa cambiare di molto, da
pendio a pendio, l’effettivo pericolo.

Nel corso dell’incontro è stato rilevato inoltre che la lettura della normativa “da confusa si fa quasi comica” pensando alla reale possibilità di svolgere controlli appropriati in ambienti molto vasti con condizioni molto diverse anche a poca distanza e che comportano quindi valutazioni di grado diverso. Un passaggio spazzato dal vento potrebbe, infatti, non presentare alcun pericolo mentre il sottostante canalone, con un accumulo di neve, sarebbe assolutamente da evitare.

Rispetto a queste problematiche interpretative e attuative della norma, il Cai nazionale e molte altre associazioni hanno inviato al Governo osservazioni su come aggiornare il testo e renderlo efficace per la sicurezza, senza però gravare inutilmente su soggetti che non sono interessati dal problema. Il Cai, come è stato sottolineato nel corso dell’incontro, si sta già organizzando sul fronte della formazione.

Le Scuole di alpinismo e quelle di escursionismo hanno già inserito nei programmi nuovi corsi per i soci e aggiornamenti per istruttori e accompagnatori sulla materia. Il kit di soccorso Aps richiede infatti competenza ed esercizio; trovare e salvare una persona travolta da valanga, nei 15-20 minuti documentati dalle statistiche, non si improvvisa.

È stato ricordato infine che nel numero di dicembre della rivista on line del Cai, Lo Scarpone, il Presidente generale Vincenzo Torti, auspicando che dal Ministero arrivi a breve una circolare interpretativa che sciolga i dubbi attuali, ha esortato i soci e gli organizzatori delle Sezioni a dare una lettura e una interpretazione improntate alla prudenza. L’ambiente innevato, come tutti gli ambienti naturali ha sempre dei pericoli intrinseci.

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