La polemica sull’acqua pubblica e World Water Forum s’infiamma, anche dopo il  no dei frati

Assisi, 11 febbraio 2022 – Da Thomas De Luca (M5S) riceviamo e pubblichiamo la zeguente nota. Al netto delle valutazioni su sostenitori e promotori del World Water Forum 2024 che la sindaca Stefania Proietti vorrebbe portare ad Assisi per sostenere la convenzione ONU sull’acqua, c’è solo stupore di fronte all’attacco mediatico a cui stiamo assistendo.

Il vero motivo della partecipazione del comune di Assisi è la convocazione di una piattaforma di confronto e collaborazione internazionale sull’acqua, bene comune, diritto inalienabile per tutti. Dov’erano queste persone quando anche l’ultima goccia d’acqua in Umbria veniva privatizzata? Non entro nel merito delle scelte dei frati del Santo Convento di Assisi che hanno deciso di sottolineare il loro contributo “valoriale e ideale, ma non organizzativo” all’evento togliendo nomi, loghi e firme dal materiale informativo.

Nè tantomeno ha bisogno la sindaca Proietti che il sottoscritto stia qui a fare l’avvocato difensore, con la volontà di attrarre un evento mondiale per dare ulteriore lustro alla città di Assisi sul fronte del turismo, costruendo un spazio per ribadire in maniera inequivocabile, anche in sede istituzionale, il messaggio sul diritto inalienabile all’accesso universale all’acqua. Non posso però fare a meno di osservare che solo adesso ci si accorge del tema dell’acqua pubblica dopo che la gestione del servizio idrico è stata privatizzata in gran parte della regione.

Umbra Acque che opera nell’area degli ex ambiti 1 e 2 è proprietà al 60% pubblica e al 40% di Acea; il SII nella Provincia di Terni è sotto controllo di Acea senza contare il percorso in atto per alienare la partecipata al 100% pubblica ASM; solo la Valle Umbra Servizi nell’area dell’ex ambito 3 è al 100% a controllo pubblico. Il referendum del 2011 in Umbria ha visto la partecipazione del 59% degli elettori con un 95% a favore della gestione pubblica del servizio idrico. Invece, siamo di fronte al sistematico proposito politico di porre nelle mani del privato la governance della gestione del servizio idrico in Umbria. Non solo con la cessione delle quote, ma dichiarando addirittura di rinunciare al controllo pubblico.

La stessa legge in discussione in Regione è totalmente a misura delle multiutility. Chi si indigna oggi non ha mai fatto un fiato mentre veniva approvata una legge che ha svenduto e messo nelle mani delle multinazionali estrattiviste le nostre sorgenti, calpestando anche i diritti di dominio collettivo. Di fronte a tutto questo, con l’Umbria che è la seconda regione italiana ad avere le bollette dell’acqua più care, reti usurate che portano dispersione e perdite vicino al 50%, nessuno tranne i comitati e il M5S ha mai aperto bocca. E’ un dato di fatto che quando arrivano i privati nella gestione dell’acqua le bollette diventano da capogiro. Ci voleva la sindaca Stefania Proietti per portare l’attenzione sull’acqua pubblica. Peccato che l’abbiamo già vendu

 

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