Distrutti circa 1,5 ettari tra canneto e prati umidi.  Specie protette a rischio, come il Tarabuso che, da quando sono iniziati gli incendi non nidifica più nella Palude, e il Basettino che in Umbria nidifica solo nella Palude di Colfiorito
Foligno, 24 aprile 2022 – Ieri, sabato 23 aprile, un incendio si è sviluppato nel canneto della Palude di Colfiorito. Una significativa porzione dell’area SIC e ZPS è andata persa.
“È stato solo grazie alla casuale e provvidenziale presenza di uno dei fotografi naturalisti e attivisti della Lipu ODV che frequentano l’area – scrive nella sua pagina di fb Alfiero Pepponi – che ha visto e prontamente segnalato le fiamme che, grazie all’immediato intervento dei Vigili del Fuoco, sono state domate in meno di un’ora salvando così l’area protetta dalla possibilità di un danno di vaste proporzioni ma, purtroppo, la stessa si è gravemente impoverita ed ha perduto un angolo fondamentale per il mantenimento di un equilibrio sottile”.
La porzione interessata, circa 1,5 ettari tra canneto e prati umidi persi, è particolarmente ricca di biodiversità ed i danni per l’ecosistema sono incalcolabili. Duramente colpita l’avifauna in questo delicatissimo periodo delle nidificazioni in un’area particolarmente utilizzata dagli ardeidi e dai passeriformi, oltre che da rettili, anfibi e insetti.
Un incendio doloso? Pare proprio di si  ed è da condannare, soprattutto quando avviene in una riserva naturale.
“Lo si deve considerare un attentato non solo alla natura, ma anche alla vita stessa – prosegue Pepponi –  Questi criminali devono pagare perché non sono degni di stare in una comunità che faticosamente sta costruendo il proprio futuro. Quello che ora dobbiamo fare è riprenderci dallo shock, risollevarci e rimboccarci le maniche affinché non ci distruggano l’intero nostro patrimonio.
Oggi, il giorno dopo è quello della stima dei danni e, purtroppo, anche delle facili polemiche di chi, restando dietro un telefonino o un monitor, dispensa con estrema facilità le responsabilità, si riapre una vecchia cicatrice: quella della rivendicazione di quel territorio e della sua gestione.
C’è anche chi ricorda che alla Palude di Colfiorito, la bruciatura dei canneto, era una pratica tradizionale per facilitare la caccia alle anatre, ma i piromani in vena di nostalgia l’hanno messa in atto nel periodo sbagliato (quello della nidificazione) e in barba alle leggi europee, nazionali e regionali che da anni l’hanno vietata.
Dimenticando, in tutto questo, il criminale disegno ordito dai piromani, che hanno colpito ancora con grande lucidità: hanno aspettato una giornata ventosa per appiccare forse più focolai in un punto strategico e tranquillo dell’area protetta aspettando il tardo pomeriggio nella speranza che nessuno potesse accorgersi dell’incendio se non quando le fiamme avessero già raggiunto la maggior parte del canneto.
La matrice dolosa, purtroppo, è evidente e accomuna buona parte degli incendi che ogni anno divampano sul suolo italiano. Oltre ad investire sulla prevenzione e sul controllo del territorio, occorre quindi chiamare le cose col proprio nome.
L’Italia non è un paese di piromani. È un paese in cui la biodiversità – patrimonio comune – nonostante le recenti modifiche costituzionali ancora non è tutelata a dovere ed è vittima di continui attacchi da parte di criminali che spesso restano nell’ombra e non vengono assicurati alla giustizia perché non ci sono indiziati o prove sufficienti o peggio ancora per le connivenze.
Se non risolviamo in primis questi tre grossi problemi – prevenzione, controllo dei territori sensibili e leggi più severe in materia ambientale – ogni volta assisteremo a scempi del genere. Incendi che devastano interi territori, distruggendo non solo ettari di vegetazione magari protetta, ma che mandano in fumo anche il tessuto socioeconomico di interi territori che si basano sul turismo sostenibile.
Come sempre a questo punto nasce spontanea la domanda: “tornerà come prima?”.
Adesso ci vorranno decenni per osservare di nuovo un paesaggio vegetale simile a quello pre-incendio, con tutta probabilità meno “ricco” di biodiversità con la possibilità che specie particolarmente protette ed a rischio come il Tarabuso, che da quando sono iniziati gli incendi non nidifica più nella Palude di Colfiorito, ed il Basettino che ad oggi in Umbria nidifica solo nella Palude di Colfiorito si perdano per sempre.
È importante, quindi, che laddove ci si trovi davanti una tale devastazione, serve investire in progetti di riqualificazione e di ripristino ambientale. Senza questi interventi ci troveremo a perdere pezzi del nostro territorio, della nostra biodiversità. Inermi.
Ricordate che la tutela ambientale non è un lusso. Non è una voce da mettere o no in agenda, a seconda delle proprie inclinazioni politiche. È una delle necessità fondamentali, un bene comune inestimabile da tutelare.

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