Dal nostro inviato GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 30 maggio 2022 – L’Auditorium San Domenico gremito del “popolo della Quintana” e di folignati. Tutti ansiosi di vedere in anteprima il Palio della Sfida 2022, opera del maestro ucraino Mykola Matsenko.

L’attesa spasmodica è finita intorno alle 23 di ieri sera, quando il Presidente dell’Ente Domenico Metelli e il vice sindaco Riccardo Meloni  hanno scoperto il pezzo di stoffa colorata che incarna l’oggetto supremo del desiderio di dieci Rioni.

Il Palio della rinascita – come è stato definito da tutti –  è anche il Palio della speranza per il cessate il fuoco in quell’inferno di guerra che ha già creato tante distruzioni e troppe morti.

L’artista, che ha 62 anni, è un esperto d’arte a livello internazionale e, nel video messaggio, ha salutato i quintanari  e ha concluso così: «Spero di visitare Foligno quando la guerra sarà finita».

Nel Palio è rappresentato da una spada che trafigge una catena e una rosa rossa. Quest’ultima – come ha spiegato bene Sergey Kantsedal, curatore dell’artista –  è il simbolo dell’amore che sconfigge qualsiasi cosa. «Non senza una velata ironia – ha detto Sergey – l’opera sembra attingere all’immaginario carnevalesco della Giostra, dove i concetti legati alla velleità, onore e coraggio espressi anche nell’opera, sono dei veri e propri obblighi morali piuttosto che simboli obsleti di un passato».

Prima di scoprire il Palio, il Presidente Metelli ha sottolineato come il corteo storico del 17 giugno prossimo sarà pieno di novità ed emozioni. «Dopo due anni di pandemia sarà la Quintana della Rinascita – ha sottolineato con forza – anche se non abbiamo mai interrotto la tradizione della Giostra».

Al campo de li giochi sono attesi  domenica 5 giugno i magnifici dieci per la sessione delle prove ufficia. Il giorno della giostra, invece, ci sarà il tutto esaurito: si prevedono 10mila spettatori; mentre per venerdì 17, la notte del corteo, si calcolano almeno 300mila persone per le strade del centro storico. «E’ veramente la Rinascita – gli ha fatto eco il vice sindaco Meloni – e lo vediamo da un’esposizione totale degli eventi in città e nel territorio».

Tornando al Palio, l’assessore alla cultura e alla Quintana, Decio Barili, ha evidenziato come «sia stato sfatato un tabù con la presentazione del Palio all’Auditorium».

Anche questo Palio entra in scena nel modo più popolare, antico, sincero ed immediato che esista e quando è stato scoperto e dato in pasto agli occhi di quanti non sono voluti mancare all’appuntamento, l’applauso caloroso e spontaneo  che si è levato dalla platea ha sancito il verdetto di approvazione verso un simbolo che dona alla Quintana una nuova identità, passando attraverso 76 anni di storia della manifestazione.

Non ci sono regole iconografiche che governano il Palio, anche se i committenti dell’Ente Giostra raccomandano al pittore di  attenersi alla interpretazione della grande festa di popolo. In altre parole, lo stile è lasciato libero, appannaggio della vocazione artistica o dell’interpretazione del pittore per il prestigioso incarico. Solo nel 2004 il palio del newyorkese Jeffrey Isaac fu bocciato, perché considerato blasfemo. Rappresentava il patrono della città, san Feliciano, nudo a cavallo. Laici e credenti, quando si tratta della più importante festa della città non fanno sconti e non guardano in faccia nessuno, neanche a nomi di fama internazionale.

Del resto il Palio non si può che amare sin dal primo istante, perché è come il colpo di fulmine nella più classica delle storie d’amore. Ed è questa estremizzazione dei sentimenti che spaventa i pittori, oppure li esalta: è la sfida di capire una tradizione se di farla propria, mescolata alla gloria eterna che Foligno sa dare a chi le dimostra fedeltà eterna.

Tutti i Palii sono opere d’arte di valore artistico ed economico, conservate dai Rioni nei propri musei di contrada. Sono accanto ai più semplici, a quelli dei primi anni di giostra, quando a dipingerli, fino agli anni 1970, era “Villarello”. Tutti però condividono l’immutato amore per la vittoria. Perché i Palii sono tutti uguali, belli o brutti, famosi (come quelli di Salvatore Fiume, Pietro Annigoni, Domenico Purificato, Remo Brindisi) o meno, incarnano qualcosa che è uguale per tutti, il desiderio, la passione, il trionfo.

 

 

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