Articolo a cura di SANDRA TOMASSINI

Foligno, 30 giugno 2022 – Provo a riordinare pensieri e ricordi quintanari perché non saprei da dove iniziare a raccontare una storia d’amore che dura ormai da tutta la mia vita, la mia storia d’amore più lunga, che mi ha accompagnato in tutte le fasi, da bambina, adolescente, donna e madre, vacillando a volte ma senza spegnersi mai. Non ricordo momenti di vita senza ricordi legati al Rione Badia, e cercherò in qualche modo di metterli in ordine.

Il mio primo ricordo cosciente della Quintana e del Rione Badia risale a quando avevo 12 anni, al settembre 1983, durante i festeggiamenti in taverna per la vittoria della giostra, con il binomio Fabio Cruciani su Veronica, meraviglioso anglo-arabo-sardo di cinque anni che, con al collo la corona di alloro dei vittoriosi, se ne stava beatamente in un box ricavato nel cortile interno dell’attuale Ostello di Via Pierantoni, mentre intorno a lei tutto il popolo ardito gioiva e festeggiava con cori e fiumi di vino.

Ogni tanto ripenso all’emozione di quel momento, alla me bambina che si è trovata catapultata in quell’atmosfera dal fascino antico che sa di radici e di appartenenza e mi capita di raccontarla ai ragazzi che entrano al rione, curiosi di sapere di più della nostra storia, del nostro amore viscerale e di quella vittoria, così indietro nel tempo, che ha nutrito per 34 anni il nostro sogno, fino al 17 settembre 2017.

Nel mezzo ci sono stati per me anni di passione, di sudore e lacrime, di litigate colossali, di bocconi amari e di momenti indimenticabili di divertimento, soddisfazione e risate a crepapelle, che mi fanno essere ancora lì tra le mura della taverna e della sede rionale a fare la mia parte per portare avanti quella che, per molti di noi, è una seconda famiglia.

Ci sono stati anni difficili, durante la mia adolescenza, in cui al rione eravamo davvero in pochi, in cui la fatica e l’impegno necessari ci spingevano oltre le forze; ci sono stati gli anni di Giampaolo Properzi Priore e del corteo con i figuranti incappucciati per protesta, delle nottate in fila davanti all’azienda di soggiorno, a ridere e cantare tutti insieme, in attesa di prendere i biglietti per la tribunetta popolani (posta lateralmente alla tribuna figuranti, verso Porta Romana) che poteva contenere si e no 100 persone e poi alla fine, per far entrare al campo più gente possibile, nascondevamo i bambini sotto le ampie gonne da popolana…forse questo era meglio non raccontarlo!

Anche quando le scelte di vita mi hanno portato fuori da Foligno per alcuni anni, non ho mai smesso di riservarmi quei giorni per tornare e godermi la mia Quintana, per stare con i miei amici e alimentare quella passione che, come un materno cordone ombelicale, mi ha sempre tenuta legata al mio Rione Badia.

Poi sono tornata, mi sono sposata, sono diventata madre, ho cambiato vita e la Quintana ha sempre avuto il suo spazio, a volte di più a volte di meno, ma c’è sempre stata. Al Rione sono nate e cresciute amicizie che ormai sono parte fondamentale della mia vita; chi mi ama o mi ha amato ne è stato sempre in qualche modo coinvolto e, a volte, trascinato dentro a forza.

Chiudo gli occhi e mi viene in mente papà (nato crocebianchino e rimasto tale fino alla fine, più per far dispetto a me e prendermi in giro, che per vera passione quintanara) che mi dice “tanto sta quintana non la vincete mai, che ce vai a fa a faticà laggiù!!” e penso che solo la tigna di chi non molla mai, che contraddistingue noi badioli DOC, mi ha fatto perseverare e non perdere le speranze…e quel giorno è arrivato, inatteso quanto desiderato.

Dopo 34 anni abbiamo vinto di nuovo il palio, il 17 settembre 2017 con Cristian Cordari su Agnesotta, meravigliosa purosangue inglese baio di 7 anni. Fatico ancora oggi a descriverne l’emozione e il valore. So per certo che ho avuto un blackout mentale dal momento in cui abbiamo capito di aver vinto, al momento in cui mi sono ritrovata in mezzo al campo sotto il quintanone (il Dio Marte), in ginocchio a piangere e ridere contemporaneamente, con intorno gente che mi abbracciava ed esultava. So che ce lo meritavamo e me la meritavo una gioia così grande, se la meritava quella bambina di allora per tutta l’attesa, per il senso di rivincita nei confronti di chi non ci ha considerato per anni, per tutta la fatica e la delusione che ogni quintana ci portavamo a casa come unico risultato.

Oggi che sono una donna adulta, realizzata e felice, sono sempre e ancora legata a quel cordone e cerco di trasferire, a fatica, tutto questo alle nuove generazioni.

Tante volte in questi anni ho pensato “ma chi me lo fa fare?”, dopo una giornata di lavoro andare in sede a lavare, rammendare e sistemare i vestiti per il corteo, o chiudermi nella cucina della taverna a preparare gli antipasti, lavare piatti e stoviglie, servire ai tavoli e pulire la taverna dopo il servizio, ma poi quando sono lì con i miei amici di una vita e vivo l’atmosfera unica che si crea quando rimaniamo solo noi a cantare, ballare, ridere e parlare di noi con una birra fresca o un bicchiere di vino in mano, ritrovo la leggerezza di quella bambina che è entrata per la prima volta in taverna, rivedo nei miei occhi di oggi la stessa luce di quella bambina che sognava vedendo il cavallo con la corona di alloro, che credeva che tutto fosse possibile e che quando sei vicino alle persone che ami, quando sei felice, non puoi aver paura di affrontare qualsiasi difficoltà, o semplicemente perché mi ricorda che finché ci metto amore tutto ha sempre un senso.

Mi rendo conto che certe emozioni sono difficili da raccontare e da comprendere, lo so e forse è giusto così, perché nascono e vivono nel cuore di chi sceglie di lasciare spazio alla passione, oltre ogni limite, senza farsi troppe domande.

La passione per la Quintana e soprattutto per il Rione Badia sono per me un qualcosa di inspiegabile e non misurabile…è così e basta!  Negli anni mi ha regalato così tante emozioni, belle e brutte, così tanta gioia e grandi delusioni che ci vorrebbe un’altra vita per raccontarle; so solo che le persone che mi conoscono, anche da poco, dicono che i miei occhi si illuminano quando parlo della Quintana…e lo faccio con chiunque mi capita di incontrare, di ogni parte d’Italia e del mondo, perché è parte di me.

La Quintana è cuore, amore, passione, lacrime, sudore e sacrifici. È scuola di vita, di socialità, di condivisione. È accettazione dell’altro anche e soprattutto quando non la pensa come te e fatichi a comprenderlo provando ad andare oltre i personalismi…ma non sempre ci si riesce. È mettersi in gioco, sfidarsi, ammettere di non sapere e nello stesso tempo avere voglia di imparare. È tutto quello che vorrei che i giovani Arditi entrati da poco al Rione imparassero sull’amare in modo viscerale.

È famiglia, è casa, è Rione Badia.

 

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