Il legno è del 1496. Dal Cnr la conferma della datazione del tronco con cui è stata realizzata l’opera

Bettona, 11 settembre 2022 – Finalmente si ha la certezza scientifica di quando è stato realizzato il tabernacolo di Bettona, attribuito a El Greco. L’interessante scoperta, fatta da Nicola Macchioni, dirigente di ricerca del CNR, è stata rivelata durante l’evento “Arte sotto le stelle” organizzato dal Comune e da Archimede Arte intorno al tema “Bagliori antichi e contemporanei: un nuovo tabernacolo per Bettona”. Questa datazione apre così a nuove iniziative di studio sull’attribuzione del tabernacolo all’importante artista cretese chiamato “El Greco” e alla ricerca di altre opere “nascoste” che potrebbero trovarsi nella nostra regione e nel centro Italia dove l’artista ha operato nella seconda parte del 1500.

Durante la serata molto partecipata, che si è avvalsa di autorevoli contributi scientifici, Michelangelo Spadoni, Ad di Archimede Arte e responsabile delle attività tecniche, ha presentato la digitalizzazione 3D realizzata a seguito dei rilievi fotogrammetrici sulle tavole di Bettona e sul tabernacolo di Castignano, ancora pressoché integro nella parte strutturale e le cui dimensioni degli sportelli, nell’impianto architettonico, appaiono similari all’altro. Grazie all’innovativa tecnica di modellazione 3D, Spadoni ha poi ricostruito digitalmente le tavolette bettonesi sul telaio ligneo di Castignano, in modo da poter restituire ai posteri l’idea di come l’oggetto sacro di Bettona dovesse apparire in origine: un’emozione che oggi è possibile rivivere virtualmente grazie alle ultime tecnologie applicabili all’ambito dei beni culturali.

Immagini ad altissima risoluzione che hanno fatto da cornice agli intervenuti tenuti per l’occasione dal maestro Guerrino Lovato attraverso un contributo video, dal consulente tecnico in beni culturali Mariella Lobefaro, dal ricercatore Francesco Traversi e dal dirigente del Cnr Nicola Macchioni.

Dall’analisi degli anelli del tronco la data del legno utilizzato per il tabernacolo.
Macchioni ha esposto i risultati degli inediti e recenti esami dendrocronologici del tabernacolo di Bettona e di quello di Castignano (AP). Le indagini sulla tipologia lignea degli oggetti sono state presentate per la prima volta in occasione dell’evento e hanno mostrato esiti sorprendenti: entrambi i tabernacoli, oggi dislocati in due differenti regioni italiane, sono stati fabbricati in legno di abete rosso, tipologia di albero molto più presente nell’area del nord Italia, piuttosto che in ambito locale. Inoltre, per il tabernacolo di Bettona, è stata scoperta la datazione precisa riferibile all’anno in cui il tronco è stato reciso, al fine di fabbricare le tavole di supporto alla parte pittorica con Cristo risorto, i 4 Evangelisti e i cherubini.

“Analizzando il legno, è risultato di abete rosso, una conifera tipicamente apina, sulle Alpi dell’Est – spiega Nicola Macchioni, dirigente di ricerca del CNR che lavora all’Istituto di bioeconomia di Sesto Fiorentino – L’abete rosso può essere datato tramite la dendrocronologia, un metodo di ricerca che ha dato come ultimo anno di crescita, sullo sportello, che è molto interno rispetto al legno, il 1496. Dobbiamo aggiungere qualche decennio per immaginare l’abbattimento della pianta, quindi ampiamente nel Cinquecento. In base alla datazione, possiamo dunque dire che il tabernacolo di Bettona è compatibile con la decorazione di un artista vissuto alla fine del Cinquecento” e la possibile provenienza del legno dei due tabernacoli dai fiorenti rapporti commerciali di quegli anni della Serenissima. L’esclusività della notizia sta nel fatto che dati temporali così precisi quasi mai emergono così chiaramente dalle indagini, proprio per la difficoltà di rintracciarli.

El Greco a tutto tondo. Il primo intervento della conferenza ha riguardato un video in cui il Maestro veneziano Guerrino Lovato è il protagonista; Lovato ha introdotto lo spettatore nella città di Bettona, ponendo l’accento su alcuni monumenti significativi ed entrando all’interno del museo civico dove, tra le altre pregevoli opere d’arte conservate in Pinacoteca, sono conservate le cinque tavolette del tabernacolo attribuite da lui, per primo, al pittore El Greco; ha presentato, poi, la sua teoria in merito alla provenienza originaria dell’opera bettonese.

Mariella Lobéfaro, curatrice insieme al compianto Lionello Puppi del convegno internazionale su El Greco in Umbria, tenutosi proprio a Bettona nel 2018, ha parlato della figura di questo enigmatico artista cretese, il cui nome d’origine è Domínikos Theotokópoulos e delle vicende che hanno portato alla realizzazione delle importanti giornate di studi tenutesi a Bettona e pubblicate in un consistente volume. Sono state dunque ripercorse le tappe salienti della vita di El Greco (1541 – 1616): nato a Creta nel momento in cui l’isola era sotto l’influsso veneziano, a 25 anni raggiunge la Serenissima, venendo in contatto con lo stile di artisti come Tiziano, Tintoretto e Bassano. Successivamente Domínikos si sposta a Roma, dove lavora per i Farnese come pittore e miniaturista. Nella capitale apre una bottega nel 1572. El Greco si trasferisce poi a Toledo, dove sceglie di stabilirsi definitivamente; muore in Spagna nel 1616.

Lo storico dell’arte Francesco Traversi, illustrando il tabernacolo di Bettona e le figure ritratte, ha riflettuto sul significato di questa tipologia di oggetto sacro e ha affrontato dal punto di vista storico ed artistico-stilistico alcune interessanti questioni tuttora aperte: ad esempio, le possibili motivazioni che hanno portato El Greco nel centro-Italia e la presenza delle sue opere nel territorio; ha poi presentato la plausibile illustre committenza del tabernacolo, riferibile al nobile cavaliere di Malta Vincenzo Anastagi. Il tabernacolo di Bettona presenta notevoli analogie con vari altri oggetti simili, tra cui quello proveniente dal Museo d’Arte Sacra di Castignano, anch’esso ricondotto stilisticamente alla mano del pittore cretese nella parte pittorica.
La serata è stata accompagnata dall’esecuzione sia in versione classica che in versione contemporanea con strumenti elettronici di musiche rinascimentali a cura dei maestri Luca Burocchi e Daniele Marinelli.

 

 

 

 

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