Sabato 1 ottobre al teatro degli Illuminati la celebrazione promossa dal Panathlon Club Valtiberina con il patrocinio del Comune. Il sindaco: “una pagina della nostra storia unica e irripetibile, che merita un posto importante nella memoria cittadina”

Città di Castello, 28 settembre 2022 – “Giochi Senza Frontiere è una pagina della nostra storia che racconta quanto lo sport possa essere un fattore unico di aggregazione, capace di suscitare comunione di intenti, identificazione con la propria città, orgoglio per le proprie radici e senso di appartenenza alla comunità, di generare un inarrestabile slancio collettivo, di essere volano economico e turistico per un territorio: qualcosa di unico e irripetibile capitato a Città di Castello, che merita un posto importante nella memoria cittadina”.

E’ così che il sindaco Luca Secondi ha presentato in conferenza stampa l’iniziativa pubblica a ingresso libero patrocinata dal Comune, con cui sabato 1 ottobre, alle ore 18.00, al Teatro comunale degli Illuminati il Panathlon Club Valtiberina celebrerà l’anniversario dei 50 anni dalla storica partecipazione di Città di Castello a Giochi Senza Frontiere del 1972, rimasta indelebile per le emozioni della vittoria di Nizza e del secondo posto nella finale di Losanna, dove il trionfo sfuggì per un soffio. Insieme al vice sindaco Giuseppe Stefano Bernicchi, nipote del capitano di quella indimenticabile spedizione Corrado Bernicchi, all’assessore allo Sport Riccardo Carletti e alla Cultura Michela Botteghi, il primo cittadino ha ringraziato il presidente del Panathlon Club Valtiberina Giovanni Tasegian, presente insieme al past president e responsabile della comunicazione Gabriele Tasegian e al tesoriere Paolo Parlani, per “la bellissima idea di ricomporre i ricordi dell’epoca in una serata di festa per tutta la comunità tifernate”.

“Città di Castello – ha detto Secondi – venne coinvolta interamente in una cavalcata travolgente in un’Europa ancora lontana dal vissuto di un piccolo territorio come il nostro, eppure vicina per i valori della fratellanza, della sportività, della lealtà, per il significato del legame tra popoli uniti dalla storia, per l’aspirazione all’integrazione culturale, sociale ed economica tra le nazioni, che venivano comunicati attraverso un evento mediatico seguito da milioni di spettatori”. Con i trofei dell’epoca in argento massiccio restaurati dal Comune sul tavolo, Giovanni e Gabriele Tasegian hanno presentato la serata al Teatro comunale degli Illuminati, evidenziando che “le testimonianze dei protagonisti di allora si mescoleranno alle immagini originali della trasmissione recuperate dalle emittenti francesi e tedesca grazie al vicentino don Gianni Magrin, che li ha custoditi finora ed è stato autore del libro ‘Trent’anni di Giochi’, insieme alle foto, agli articoli di stampa e agli aneddoti che accompagnarono l’avventura di un gruppo di tifernati giovani e coraggiosi, che per la prima volta permisero alla città di affacciarsi in Europa”.

Nel corso dell’evento gli organizzatori riserveranno una sorpresa speciale agli spettatori e faranno dono a tutti i presenti di una pubblicazione rievocativa data alle stampe dal Panathlon Club Valtiberina in collaborazione con il Comune e delle copie degli estratti dei filmati dell’epoca. “Parliamo di un’esperienza che ha tracciato un percorso ideale verso la Città di Castello di oggi, una città dello sport con tantissimi praticanti e una città conosciuta in tutto il mondo per i propri tesori, evidenziando forse per la prima volta come lo sport possa essere un fattore straordinario di promozione culturale e turistica per un territorio”, ha sottolineato l’assessore Carletti, ricordando come il legame della comunità con quel periodo sia stato recentemente sottolineato dalla riproposizione dei Giochi Senza Frontiere tra quartieri e frazioni organizzata da Fabrizio Fontanelli insieme alla società rionale Madonna del Latte.

“I Giochi Senza Frontiere sono entrati nelle case di ogni famiglia tifernate e l’avventura vissuta 50 anni fa resta ancora indelebile nella memoria collettiva della nostra comunità, per cui era doveroso sostenere il progetto del Panathlon, che abbiamo condiviso con orgoglio e senso di appartenenza”, ha spiegato l’assessore Botteghi, mentre il vice sindaco Bernicchi ha ripercorso con emozione i ricordi giovanili di quel periodo, vissuti fianco a fianco con lo zio Corrado nella piscina delle Terme di Fontecchio dove venivano selezionati e allenati gli atleti della squadra. “L’iniziativa del Panathlon Valtiberina – ha osservato Bernicchi – rispecchia alla perfezione il compito del club di promuovere lo sport come fattore culturale che lega gli uomini e i popoli e ha il merito di invitare a riscoprire il connubio tra gioco e sport che cinquant’anni fa quell’esperienza televisiva ha valorizzato e promosso in una maniera unica e mai più eguagliata”.

A testimoniare con un’emozione palpabile i momenti vissuti all’epoca sono stati l’ex sindaco Venanzio Nocchi e l’ex presidente dell’Azienda di Promozione Turistica Gianfranco Bellini, che promossero e sostennero la partecipazione di Città di Castello a Giochi Senza Frontiere. “E’ una pagina che fa parte del mito urbano, come uno dei grandi eventi della storia della città, un’esperienza strepitosa che coinvolse interamente una comunità tifernate con un’identità molto forte e molto capace, riunendola in maniera irripetibile alla comunità immigrata di Nizza in una vittoria meravigliosa”, ha ricordato Nocchi.

“Fu un’esperienza bellissima, che nacque dalla ricerca di un’occasione per far conoscere Città di Castello in Italia e di cui fu artefice il nostro concittadino Carlo Fuscagni, all’epoca direttore del TG1”, ha rammentato Bellini, che accompagnò la selezione tifernate insieme al direttore dell’APT Pierpaolo Battistoni, sottolineando “l’unicità di un’esperienza di profonda condivisione dell’identità tifernate e dei nascenti valori che avrebbero unito l’Europa”. A far rivivere l’entusiasmo di quella magnifica cavalcata è stato uno dei componenti della squadra di Città di Castello, Giuliano Mambrini, indimenticata gloria calcistica biancorossa, che a Nizza era in viaggio di nozze e assistette come spettatore alla vittoria dei tifernati, ai quali si unì nella finale di Losanna. “Quell’esperienza mi è rimasta impressa per lo straordinario privilegio di essere scelto dal capitano Bernicchi, per le sensazioni uniche di una sfida giocata davvero con l’orgoglio di appartenere a questa città, ma soprattutto per il rispetto reciproco con cui abbiamo partecipato, che ci ha unito e ci ha permesso di condividere ogni sforzo, ogni sacrificio e di arrivare a sfiorare la vittoria”, ha detto Mambrini, rivivendo al cospetto di un altro membro della squadra, Mauro Pazzaglia, le suggestioni della finale di Losanna.

 

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