Dal nostro inviato speciale GILBERTO SCALABRINI

Foligno, 16 novembre 2022 – Un paesino incastonato fra i monti che sembra vivere nelle fiabe. Stiamo parlando di Annifo, a 874 metri di altitudine, sulle piane orientali dell’altopiano di Colfiorito, dove  sono vissuti gli umbri plestini.

In questo villaggio, da 88 anni c’è la banda musicale, vera anima del paese. La sua “voce” è sempre sinonimo di festa e di allegria.

Domenica 20 novembre, la banda musicale di santa Cecilia, suonerà nella chiesa parrocchiale in onore della patrona della musica. A dirigere gli inni religiosi e l’Avemaria di  Schubert  sarà il maestro Gilberto Mancini. La banda eseguirà infine due suonate allegre, poi si recherà nella vicina Colfiorito per il consueto e tradizionale pranzo, al termine del quale suonerà ancora motivi gioiosi e festosi.

Racconta il maestro Gilberto Mancini: «E’ dal lontano 1934 che Annifo ha la sua la colonna sonora: la banda musicale di Santa Cecilia, fondata da Basilio Pocceschi, detto Nello. Fu creata per dar lustro al paese e i pionieri furono una ventina. Oggi gli elementi che compongono la banda sono 25 e hanno un’età che oscilla dai 18 ai 40 anni. Molti sono diplomati al Conservatorio e io sono fiero di questi ragazzi. Il presidente è il sig. Gianfelici Guerrino. Io – continua –  faccio parte della banda dal 1954».

Adesso, i ricordi riportano Gilberto Mancini al passato, a quel piccolo mondo di ieri, povero di cose ma ricco d’umano che hanno lasciato in me il desiderio di suonare verso il futuro.

«La miseria di quegli anni post bellici – racconta  si rifletteva anche sull’abbigliamento dei componenti: unico distintivo era un cappello. Non avrei mai immaginato però che un giorno sarei stato io a dirigere. Purtroppo, è stato giocoforza, perché sul letto di morte l’indimenticabile maestro Eleno Orazi, che ci ha lasciato all’età di 36 anni, mi ha fatto giurare che avrei portato avanti il gruppo. Così è stato e nel corso del tempo abbiamo fatto tournée in tutta l’Umbria. E’ dura, perché i giovani bisogna stimolarli continuamente ma la banda dà sempre una scossa al paese, perché è un “palcoscenico” per ogni festività, capace di trasformare le piazze in teatro, dove il pubblico ascolta attento e silente i nostri pezzi d’opera. Presto lascerò questo incarico, perchè ormai sono anziano ed è tempo di fare largo ai giovani».

Il vero collante è l’amore degli abitanti di Annifo verso la banda, un “fil rouge” che accompagna da 88 anni la “fatica” e i sacrifici che stanno dietro a ogni festosa parata o “luccicante” concerto serale».

Maestro, quanto è cambiata la frazione di Annifo in questi ultimi venti anni?

Mancini allarga le braccia: «Da 800 cristiani degli anni 1960, il paese registra adesso poco circa 170 persone. I giovani emigrano in cerca di lavoro e il paese si spopola. Un tempo c’erano anche molte attività artigianali, anche se la principale era e resta l’agricoltura. Nel 1997 è arrivato il terremoto e, dopo la ricostruzione, il paese sembrava riprendersi. Negli anni invece lo spopolamento ha seguito una sua dinamica che continua ad andare avanti, è lo scivolamento verso valle, verso la città di Foligno o verso le Marche».

E’ soprattutto d’inverno che i fantasmi si fanno sentire. Quando c’è sempre, prima o poi, una finestra che sbatte, dentro qualche casa chiusa. E nel silenzio di strade deserte, il vento diventa la voce dell’assenza. La voce cioè di chi è partito, per cercare altrove fortuna.

 

 

 

 

 

 

 

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