L’arcivescovo Maffeis ai numerosi fedeli: «Nella notte del mondo, il credente porta la luce  agli altri, diventa stella per altri, ne accompagna e illumina il cammino»

Perugia, 7 gennaio 2024 – Grazie della testimonianza di fede e di comunità. «Un grazie di cuore alla comunità di Marsciano, ai re magi, ai pastori, agli angeli e a tutti coloro che oggi ci hanno fatto rivivere il mistero di quell’incontro tra i Magi ed Erode e, soprattutto, tra i Magi e Gesù.

Grazie di questa testimonianza di fede e di comunità. Preghiamo insieme in questo giorno di Luce, chiediamo al Signore di essere noi portatori di Luce. Per questo, con umiltà, chiediamo anche perdono di tutto quello che spegne la Luce, del nostro peccato, dei nostri egoismi, della nostra cattiveria».

Così l’arcivescovo Ivan Maffeis ha introdotto la celebrazione eucaristica della solennità dell’Epifania del Signore in una gremita cattedrale di San Lorenzo di Perugia, nel pomeriggio del 6 gennaio, al termine della Sacra rappresentazione dell’Arrivo dei Magi nel centro storico, rappresentazione animata dalla comunità parrocchiale “San Giovanni Battista” di Marsciano e promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale familiare.

Tante le famiglie che hanno partecipato nonostante il maltempo e ai numerosi bambini presenti, al termine della celebrazione, sono stati distribuiti dei piccoli doni tra cui un pieghevole con disegni da colorare e completare. Chi vorrà potrà inviare questi disegni al numero indicato sullo stesso pieghevole. I disegni saranno pubblicati sul sito del settimanale cattolico umbro www.lavoce.it e su Facebook della Pastorale familiare.

Tu sei la Stella per altri? L’arcivescovo Maffeis, all’omelia (il cui testo integrale è consultabile-scaricabile sul sito: www.diocesi.perugia.it), ha posto a ciascun cristiano tre domande finali: «Quali sono le tue stelle? Quali sono le tracce di Dio nella tua vita? E tu, sei stella per altri?». Un sostegno-sprono a rinnovare ogni giorno la propria fede così da vivere nella pienezza la propria testimonianza cristiana, riflettendo sul mistero della venuta del Figlio di Dio tra gli uomini rivissuto durante le celebrazioni natalizie terminate con la solennità dell’Epifania del Signore.

Alla ricerca del volto di Dio. «Com’è bella, com’è nostra, la storia dei Magi – ha esordito mons. Maffeis –: questi personaggi un po’ misteriosi rappresentano quanti sono alla ricerca del volto di Dio, in un cammino che è il cammino della vita di ciascuno, con le sue fatiche e trepidazioni. Sì, perché ogni uomo, anche quando non lo sa, è alla ricerca di Dio: rispetto a quanto abbiamo, il nostro cuore chiede un di più, la nostra vita chiede un perché, la felicità chiede di non risolversi in alcuni momenti, chiede l’infinito, chiede l’eternità, un per sempre, una pienezza che dia colore e significato ai giorni. Manca l’incontro chi ha un cuore indurito e spento, come il re Erode; chi basta a sé stesso e vede nell’altro – perfino in un Bambino – un possibile rivale…».

I tanti Erodi del nostro tempo. «Succede anche oggi, anche oggi Erode, arroccato nella difesa miope dei propri interessi – ha evidenziato l’arcivescovo –, ordina, dispone, distrugge. Ne sono segno eloquente i tanti conflitti, le guerre che – dal Medio Oriente all’Ucraina – insanguinano la nostra terra; ne sono un segno i 170 cristiani uccisi in Nigeria a Natale, colpevoli soltanto di essere cristiani…; come i tanti sacerdoti e operatori pastorali incarcerati in Nicaragua, colpevoli di non compiacere un potere che ha impedito perfino che venga nominato il nome del vescovo durante le celebrazioni… La comunità cristiana, radicata nel mistero di Gesù, è portatrice di una logica alternativa, di un altro modo di vivere: è comunità fraterna».

L’offerta di sé stessi: servizio, carità, preghiera. «I Magi non restano sconcertati dalla povertà di ciò che trovano (un Bambino con sua Madre) – ha commentato mons. Maffeis concludendo l’omelia –. Intuiscono che davanti a loro c’è più di quello che vedono, in silenzio, in ringraziamento. È la risposta dello stupore, della gioia, dell’amore; porta all’offerta di sé stessi: il nostro servizio, la nostra carità, la nostra preghiera. Il dono di sé è il segno che l’abbiamo incontrato: nella notte del mondo, il credente porta la luce agli altri, diventa stella per altri, ne accompagna e illumina il cammino».

 

 

 

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