
“Oggi in Prima Commissione sono emerse ancora più chiaramente tutte le contraddizioni della manovra fiscale voluta dalla sinistra. Abbiamo chiesto più volte all’assessore al bilancio Bori di spiegare le ragioni politiche di questa scelta, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta convincente. Nessuna parola nemmeno sulle tempistiche e le modalità di incarico alla KPMG sulle quale la Corte dei Conti aveva sollevato perplessità o sulla gestione delle risorse derivanti dal Payback dispositivi medici, grazie alle quali il disavanzo sarebbe, di fatto, azzerato.
In risposta alla nota del PD, è doveroso riportare l’attenzione sui dati e sulle parole della magistratura contabile. Il disavanzo da 243 milioni di euro, più volte rilanciato dalla maggioranza di sinistra come giustificazione della manovra fiscale, è stato smascherato dalla Corte, che ha chiarito come tale importo si riferisca esclusivamente al risultato d’esercizio delle quattro aziende sanitarie umbre. Il disavanzo effettivo della sanità umbra per l’anno 2024 è stato certificato dalla Corte in 34 milioni di euro, tuttavia la sinistra ha imposto una manovra fiscale da 184 milioni di euro, una stangata spropositata e ingiustificabile.
Addirittura nella sua relazione, il presidente Colosimo evidenzia come non ci fosse alcuna necessità di stipulare un contratto di consulenza con KPMG, in quanto il tavolo tecnico del MEF già nel novembre 2024 aveva stimato per l’Umbria un disavanzo di circa 40 milioni. Gli organi certificatori di parte terza non sono le società private, ma il MEF, la Corte dei Conti e Agenas: con quest’ultima la Regione ha peraltro rinnovato la convenzione che era già in essere e copriva tutto il 2024.
Non esiste, in nessun atto della Corte, alcuna indicazione secondo cui tale manovra fosse necessaria o obbligata: al contrario, viene chiarito che si è trattato di una scelta discrezionale e politica, adottata in autonomia dalla Giunta. Anche l’uso politico del giudizio di parifica da parte del Partito Democratico è, alla luce di questi elementi, del tutto fuorviante. La Corte non ha mai certificato la bontà delle scelte della Giunta, né la congruità della manovra fiscale.
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